sabato 7 dicembre 2013

Carissimo Guido, Manfredonia 08.10.08

                                                                                                                    
    Carissimo Guido, in uno dei giorni consonati a tante favole l’amico Antonio racconta di sé e i significati dell’uomo, qual trasforma scrivendo – (una lettura sugli animali che pare siano anime umane)! Lettere che tu stesso faresti scivolare dal silenzio di te che mi parlerà della vita di come una giostra vissuta. Non dimentico che gira e, non sì ferma mai; proprio come quella appropriata bocca capace d’amare il blu che non so più se ferito il cielo. Trovo però risposta con queste parole vivente. Direzione su, come ricordi che destano la vita senza il canto del gallo. Sei tu scivolato spontaneamente stamattina, non vado sull’ora perché come adesso dopo quel momento che contano poco i minuti secondi alla giornata dell’OTTO Novembre c.a. disposto a scrivere, - racconto il poco che non so di parlarne ancora, ma l’esprimo scrivendo. Il tanto è superfluo, ma se per questo, lo spiego: voglio ricordare il momento che ha spento la voglia di peccare, amando lo spirito santo più del mio corpo. Domani non sarà più mio e come queste parole raccontano che vivo per Cristo e raccontare scrivendo questo t’assicuro che morire per il Salvatore è un guadagno. Non solo per me, ma per tutti quelli che: credono e hanno fede. Non scacciamo le memorie. Tu sai che a me piace scrivere; e non solo parlare di fede o di scienza. Della quale parola io credo fermamente di lasciare senza mollare il triste che, il cuore - nella filosofia scientifica -, del salvatore nostro Signore Gesù Cristo non abbandona mai nessuno se stretto al petto centrale del Padre Eterno. Ora il tempo d’Antonio, rimette delle memorie in un classico, per lettura generale raccolte con animo sincero. Respiro anche dell’improvvisato, ma senza insolenza trovo l’amore e gesti di pietà. Ritrovo compassione su me stesso e parlo dell’anima dietro l’umile amico che scrive solo parole. Antonio, sì vuole raccontare scrivendo come l’epitaffista di sempre - del Dio personale. A me piace scrivere come a te leggere; ma non s’é detto forse, proprio tutto della verità! Di quell’anima stanca e, impropria? Nel chiarore nasce il cuore sincero e divino e da vicino io scrivo per quell’insieme. Rimango a scrivere, anche se, non siamo capaci di pensare, senza sognare ad un altro posto di come il mondo che non c’è! <In “Solo Voce”> così vero a sentir la favola! Qual rimette con la stessa sostanza e, importanza, tutto sopra gli amici del branco. I quali, con passione e dolcezza potrebbero loro accarezzare questa lettera senza esclusione di colpo.
   
    Amico Guido, finalmente c’è da vedere l’amore e, la luce del silenzio; e dei tanti ricordi che ancora mi ricordano la manna del Signore, anche se sta succedendo qualcosa d’inammissibile perché l’umana gente di popolo unico agli Ebrei muoiono con una rosa venuta trasformata dalla bianca luna al sole senza calore. Fin qui, amico mio sospiro dello stupore e piango del dolore che altri non conoscono la resa dell’unico posto della rosa che porta amore e scarica il bianco velo sceso dal cielo e che porta a te!
    Tu Guido. Tu anima amica come il perfetto fiore deve sapere di questa particolare lettera! Qual ha come scopo quello di ringraziare Dio: per avermi ridato speranza e fatto conoscere la fatica del medesimo amico Fidanza. Tu! Il Dio personale Lo Sa; perciò, mi ha portato sin dall’origine, in uno stato di sbigottita incertezza e indecisione…Intendo, affermare che, non volevo io scrivere, poiché ben consapevole, della circostanza, in cui mi trovavo io tra la storia sentita male e dimenticata nel suo dolce incanto di buon racconto credilo! Qual è quella di avere di fronte a me un uomo) Il quale sa leggere molto bene i pensieri e sulle righe il superfluo. Da far venire il mal di testa. E’ una storia che se scritta bene! Credimi e, provaci tu! Con questa che: porta molte cose, in più di me! Mah, dato il mio coraggio; e tu lo sai che m’è stata raccontata perciò pensa! Fatti tornare alla mente la storia di un canto senza età; e tu con lo spirito buono che hai - tingiamo la vita -. Scriviamo come so fare io; e, sicuramente lo faccio d’adesso per finire.

    Ho scritto già in un giorno lontano questa storia che come il vento porta via oggi s’avvicina come un dolce sorriso che c’è in me perché fiorito come la rosa bianca che nessuno sa dove germoglia e come la lampada da tenere sempre accesa perché non sappiamo, quando il Signore ci prenderà bussando al nostro cuore. Chi ama Lui non è mai solo. Fin qui comincio col tuo buon spirito e l’anima di Dio che semina con il cuore della parola. Qual io credo! Così l’amico solleva il mondo con questa mano che tasta e scrive pensieri mai sentiti.
    Il computer è stato già acceso da mio figlio Pino Massimo; ma va… e senza carta e penna ha cominciato…! Poi Dio ha fatto sì che strana ora, …improvvisamente ha come l’impressione di non aver mai smesso di scrivere a quell’amico di sempre (sarà che so cosa ne pensate della vita e del mondo che ci circonda…) più volte, e perlopiù, per mesi e tempo descrivibile ai tanti minuti, molte ore e giorni ha parlato - scrivendo a te Guido; della ingarbugliata parola partita con filosofia ma scientifica a mio avviso! Bene! Non avendoti di fronte a me, in carne ed ossa, il sangue dell’universo è come il cielo blu e ti tengo con lo spirito santo che non ci fa sentire mai solo. Non mi ricordo, “sempre tutto quanto”; ma pensando alle campane amiche della gente e popolo di Dio vedo e sento l’amore intorno a me. Un viso d’uomo sui 45anni sorride e serenamente parla a tutti con serenità. Ora io penso questo di te, non ci pensare se solamente quest’anno ci siamo conosciuti, e pare una vita in un nuovo mondo che vecchio per chi vede da qua giù il cielo. Vedo io la tua immagine qual è meravigliosa come l’abbigliamento il lavoro tutto e figlia del padre eterno; e ti vedo io nella stessa maniera di com’e quando parlavo e sorridevo alla buonanima di un vecchio amico poliziotto che ci ha lasciato soli e senza divisa. Sufficienti per farmi avere una prima intuizione su te e l’amico…che ora non ricordo neppure più il nome e pensare che era molto legato al fraterno amico Bartolo di Monte S. Angelo. Vigilante come te; recesso dalla polizia di stato e, “abbondantemente”, dopo che si dimise campò poco, poi morì. Non dimentichiamo che si muore sopra la preghiera e il cielo sente anche la litania per sé, e ripete che non è mai perduta. Così la vita ritrova ristoro dal padre eterno. E’ stata una persona piena d’amore ed era stimato da tutta la compagnia e lo ringrazio per tutte le volte che mi guardava e sorrideva rassettando la felicità senza fiori per il sogno amato e, la vita. Le mie impressioni non erano sbagliate…: ne ho avuto sempre la conferma con le meravigliose storie che sapeva raccontare, ed erano come tante lettere ricevute da ignoti corpi che si vogliono bene.
    Lo scritto ha per me valore di certezza. Così le parole che appartengono pure al passato di qualche tua lettura m’offre questo spazio. Il momento del qual tuttora conservo. L’amico Antonio dopo essere stato “operato per essere migliore”, ti chiede di ricordare la preghiera del Cristo risorto. Il padre nostro autentico viaggio da crescere per la vita e senza sostenere il nulla dico niente cercando per farlo sostenere a te, giacché lo stringe col respiro del cuore l’anima di questa lettura parlata. La conserva gelosamente come l’amicizia resta nel fraterno amore per Dio. Amico mio, pare sia arrivata l’ora per riposarmi un po’. Domani cominceremo un'altra giornata e cercherò di scrivere la magia dell’anima pura e dell’amicizia vera come il Cristo è per tutti fratelli e padre del cugino suo nipote nonché zio di questo cognato che: scrive avendo te, per amico! Per non dimenticare -. Coltivo una rosa bianca a giugno come a gennaio Per l’amico, sincero che, mi da una mano franca. 
Per chi mi vuol male o mi stanca questo cuore con cui vivo cardi e ortiche coltive.
   
    Di come Antonio scrive sì capisce molto bene l’invenzione, la fantasia poca ravvicinata alla realtà della quale meraviglia l’uccello pappagallo in pena; inizialmente sprigionò dal volo la parola con la paradisea. Bella, era quell’anima, ma visse tristemente per la storia che il fantasticato corpo scrisse per mano dell’uomo moderno. Leggendo dell’anima sofferta pensa alla pena; così sì si rifugia a leggere sempre di più i libri vecchi e, antichi e, come la stessa bibbia a farlo tuffar nel suo proemio. L’introduzione che s’intende fare non è sacro come la legge del San Dio lassù; ma s’introduce con passionalità ogni sua spartizione, in fede. E’ la fede che salva dalla croce, non la legge. Col sacro e il profano. Sacri, i cristiani che come i gruppi di persone raccontano senza chiedere di più. I Cristiani di Sant’Agostino; perché il loro libro come gli inni, esprimono molto bene l’amore dell’alto Signore. Uno solo rimaneva sempre senza sorriso, da far leggere, al mondo che non permetteva, di trovare, la miseria - rimasta ancora sotto terra per valle monti e mare. In ogni caso il tempo, e il cielo restano sempre a dare una mano a chi sa intravedere come l’occhio del signore. Lui ci guida in quello che altre anime vogliono sapere.
    Antonio alias Bafarde, Mafalda, Nessuno, il Santino è l’antonimia, per conoscenza, che non è sempre accompagnato dall’io dei miracoli - da Dio, accanto a quest’anima; il padre decise di regalarle un vivace pappagallo, da soffiarlo fuori del cuore - la tempesta del male. Il Santino d’adesso in Antonio e la parola della scritturale e, sì romanzano così il poco ascritto con l’anima che volava sopra la paradisea. Per esplorare dietro il velo la lettura del Signore. Epitaffista <Bafarde > Vuole a tutti i costi, riportare sulla terra l’intero discorso trascritto col tempo degli umani piantino; da cercare nella valle monti e mare “l’Esule del cielo”.Qual accresce pace e amore, tra la scrittura ultima, da ritrovare, tra il campo che sfugge all’immenso Esule; basta completare il nome dell’origine Geova <Dio >, con soddisfazione. Per farlo sorridere di piacere, a chi accompagnava l’anima religiosa Cattolica. Credere senza lì come e senza l’perché. Il mormorare oggi, rivelazione, col sentito religioso, personale; c’è bisogno d’aver paura e, temere il Signore. Il significato per chi non crede è uno solo “ed è forse mai, che: ha assaporato il frutto della verità? La sola anima di chi esce e, accompagna il rivelatore, nella croce: è morire per la morte che non c’è; e vivere per rivivere mille pensieri, del bisogno che il mondo non sa quella parola che si detta con sincerità. La verità, aveva bisogno di una sua rimessa. Da dentro il cuore; proprio come la bella primavera desta il fallo della terra. Il Salvatore; senza contraddizione dona il proprio sangue ossa e carne alla gente bella. Buona, da rivivere il mondiale tempo, della luce eterna. Sincera per chi non sa mentire mai…specialmente col padre Celeste. Le note belle sì sprigionano da dentro il cuore e, predicano con quest’anima che ci lascia libero, da far sognare, l’alto capo, lo Spirito Santo. Lui comincia così a sentire…ciò che trasmette, comunicando col sociale della chiesa e, dei confini - a continenti isole e monti. Sente chiaramente la voce portata col cuore. Sembra che i sensi dolci attraversano l’organo centrale da sentire parole pizzicate dal vangelo e, ci basta, pensare che non c’è qui la paradisea; ma la “fantasia” non impedisce d’esprimere, in tutte le lingue del mondo, l’amore di lassù qua giù. Sì sente l’esigenza, per tutta la vallata della vetta; sopra il fiume, il Santino pronto ad essere rispettato, come l’eco arriva in fondo all’anima e, sulla vetta naturalmente. Così l’acqua della cascata scendeva normalmente giù e, come sempre dalle valli fluviali; s’avverte il senso di una parte posteriore e, vivi la pace dell’eterno controllo naturale. Ogni momento, viviamo l’erosione quasi glaciale e, festosa - come san Silvestro, l’esigenza; ora minuti e, secondi consumano le ore dell’intera giornata e, vedi gli uomini cercar l’impossibile. L’anima del ragazzo alias nessuno - si rallegrava assieme a questo pappagallo, che riusciva ad intercettare il regalo come un passaggio d’amore; gioiosamente da vivere, come il primo giorno dell’anno. Mafalda, scorrazzando col pappagallo sopra le spalle sue; ripeteva: dalla vetta bianca a giù - la spiaggia proibita, del fiume non sì scorda e, scrive Antonio. Lui è dentro l’unico corpo degli antonimi <Bafarde, Mafalda, Nessuno, il Santino > e ricorda di non scordar l’ora che l’anima insegue la conoscenza - di quell’emarginante corpo triste e, si ravvede per niente dell’amico pappagallo. Il verde ramo dal fiore rosso; v’è lontano dal miracolo, ma vicino, al suo animo - vissuto appresso a chi credeva il vero - vivendo ora nella terra del sole continua l’avventura e Scrive…felice è stato per chi cominciava a toccare l’estasi, ma il ragazzo <Bafarde > anche se non sempre è stato triste, comincia ad esserlo nuovamente. Si capisce, subito, il perché… non raccoglieva più magia quest’anima addolorata. Per l’incomprensione dei compagni primaverile e, senza piangere sulla ragione, che insegue già da un po’ di tempo, il suo stato d’animo <oppresso > e, da solo s’emargina, continuando i suoi passi a scorrere come il fiume. Sempre giù l’anima d’Antonio, questo triste ragazzo <Bafarde, Mafalda, Nessuno, il Santino >; il suo morale era vestito come tutto il giorno con l’autunno dell’eccellente tempo. Per sé niente, nessun confronto, nulla, da compromessi poetici - vicino il mediatore che é come la spugna della quale assorbe ogni dolore e, tristezza da dosso il giogo del Signore poiché resta fuori della rabbia giusta, la via. Da spogliarsi di lui con se stesso e togliersi, di dosso al corpo suo; pure, ciò che, le ere donato, dalla verginità e, senza tempo giocherellava col pappagallo, suo unico amico… qual preparava a ripetere i passaggi tristi già vissuti “antecedentemente”- al pensiero del padre, che, lo voleva bene. L’anima elegante del padre era sempre vicina al figlio unico e, l’amata terra non gli dava proprio tutto quello che cercava. Così un triste giorno la vetta bianca, intristì nuovamente l’anima di quest’infelice studente e, c’è da credere di più, ad un fatto di convenienza, che starsi a piangere il tormento di quest’amore incapace di tornare a vedere allegramente, l’indietro! Amico diverso dalla sua anima. L’aspetto, fu ottimo compagno, che precisa essa stessa l’anima preferita; rivalutando l’impegno, sulla ragione smarrita. Lo sguardo, giallo di una ragazza di scuola - invitante e bella - per l’anima intristita, meravigliò nuovamente il ragazzo. <Bafarde, Mafalda, Nessuno, il Santino > Antonio. Il cuore di quel nido, anche se triste, s’incammina ad una festa del paese e, in mano, ha il manuale del male; quando una voce femminile irruppe su di lui e, gli s’accostò dentro l’orecchio padrone del corpo triste e, sussurrando, come fosse una rimessa di pallone, toccò sentimentalmente, l’afflitto e malinconico ragazzo che non sapeva sorridere allungo. Gli scappa come il vento questa rimessa a difesa - che si mettono male le cose, richieste furbamente dall’astuta e dolce ragazza qual sì puliscono le parole sporche di quel sentimento unico che cresce dalla ragione d’aver una mamma proprio, come la vergine sta alla madonna degli angeli. Qual non riuscendo l’anima triste a trovare, un’amica per portarsi a ballare - subisce l’ottimo invito come un fallo fuori casa e, si trovano nella splenduta parte, dove si dovrebbe a giorni preparare i lavori di preparazione al ballo. Gli sta, ancor vicino, la vipera, ragazza annidata dalla precisione, che accompagna la furbizia, della quale coglie l’astuzia - tirando dolente fregatura alla gente. In questo caso al ragazzo. Il soggetto, non ne vuole sapere se lui non conosce il peccato, del vissuto da leone. Meglio vivere col tempo naturale, delle pecore; che fermarlo prima del destino, segnato per un giorno, a consumare tutta la volata delle parole ascritte così che s’appare diavolo, questo miracolo - intorno al vissuto, un favore di una prima maschera non quella che s’indossa a carnevale. Ingenuamente l’anima di partenza a Dio; cerca in tutti i modi d’accompagnarlo col sorriso a vivere, rispettando il fiume vicino la cascata. Cinghia della madre vetta bianca) - ancora rimasta strana la notte del ragazzo; un vero mistero e, forse colpa dell’ignoranza tutto questo susseguire esterno per l’interna corporatura dell’anima? Non scorda Antonio e, scrive dolcemente a scuola questa ragazza conosciuta dalla moltitudine e, circola vicino al corpo maschile, come il miele consumato dall’ape regina.
    Ora anticipando molti passaggi della romanzata; vado a confondere l’emozione giusta se motivandolo io stesso anticipo, la sensazione propria di lui e dell’amico che in questo caso é Guido. Persona che fa da lettore; e mi sta leggendo spero. Bene; pensiamo sì, ma continuiamo ancora per scrivere come la vipera e, vestiamo dello stesso strusciare un passato velenoso, che, non salva l’anima di chi gentilmente legge il poco costruito - per poi contare, l’arte del pensiero a parola e, lettera interrotta.
    L’anima é disperato e, non vuole minimamente somigliare all’astuta ragazza anche se furba con l’autore con dolce inganno e, vi portano nell’irraggiungibile sogno di chi romantico resta a scrivere dell’avventura che, colse l’invito…per l’unico: in questo scritto. Il furbastro!                         
    Ingannevolmente ci lasciamo tirare da questa lungaggine lettura; ove erano fantasticamente arrampicati i ritrovati pensieri in parola all’opera del racconto vero. Partito, dalla fantasia - gli amici, fratelli di Gesù Cristo; lasciano crescere il vangelo già grande quando l’occhio del Padre Celeste.

  S’individua così ogni macchia; nella solita storia copiata male o ricordata peggio di chi cammina nella notte per strada sconosciuta. Peggio non potevo scrivere, ma mi fermo qui; per ricominciare nuovamente domani e penserò di riscaldar la storia come fa la nostra veduta compagnia. Lavoratori meno tristi; e infondo ricorrono anche loro ai pensieri vicino a noi. Da conoscere tutti gli altri come Piero, Remolo, Marco, Filippo, e Fabio e salvare il cantiere, nell’impegno d’Antonio Dicembrino ed Elsa.
Sottolineando ringrazio…

    Carissimo guido, in polisemia scrive; e, continua…
La mia Guida cos'é; è un nome nella parte della luce che sente l’amico. Nella parte di Guido Fidanza.
Per sapere il domani, non dobbiamo esagerare da non trovar sangue versato, per nulla, portarsi interamente l’anima a casa dell’Esule Geova <Dio >. Tutta l’emozione vissuta tra il vedersi insieme e, con altri lavoratori Escalcementi, passiamo un po’ di tempo. Torneremo a passare il tempo lavorando in cantiere; e, con tanti ripetuti pensieri ritorneremo a parlare delle nostre, il vangelo.
Una lettura da spiegare solo per noi, dacché spiega lo spirito san che calza con fatica ad uscire dalla preghiera -il paradiso. Dispera, il sapere, cosa ha chiesto veramente la ragazza; di tanto difficile, se non impossibile quell'si avventura da realizzare col ragazzo di come in epigrafe. Di quell’incontro meraviglioso, che si nutrì l’antonimo ragazzo, a scuola e, fu forse fatale…qui la domanda, ti lascia molto spazio...
Di certo guida Guido; a pensare, l’inganno del bene, poiché, male sottopose il processo che fu a ricordare “incruento” e, l’amore del fantasma faceva vivere la fantasia d’Antonio da smontarsi l’anima perciò si capì che appresso il nuovo canto…nella festa, il ragazzo cercava di rompere qualcosa dentro se stesso pur di ballare - perché pensava e, solo credeva che non sarebbe mai stato presente lui nella scelta. Ora questo non lo sa bene e, pensa agli amici suoi, che non hanno disperazioni sopra l’attesa dei propri tornaconti. Capire la fantasia del fantasma sotto tale dettatura non è facile scrivergli i respiri e, come poteva sapere l’anima di quest’intrappolato, che deve ancora crepare e, stringere il quadro - nido del cuore.
    L’incappato, teneva la ragione, del tornaconto di quello che è la morte è la vita <l’amore > sì ricorda così il pensiero che pensa all’occhio che vede per aver paura dell’io che muoio solo e, prima di morire vive per questa “ragazza” che era inviperita dal peccato, s’osava senza parlare a pareggiare, il trasalimento del pensiero sceso a passo dell’amata parola che non sa fermare la lettera nel suo interrogativo che soddisfa dello stesso spirito umoristico. Occhio non vede, cuor non duole); e, per carità esci dalla ragione perché non puoi mai vederti morto per me. Di quale cosa sarebbe quest’anima ubriaca? Non ha bevuto né fumato <hascisc >. Non conoscendo lo strano coraggio spirituale come la paradisea che mi viene a trovare da lassù, qua giù la terra e, la grandezza sua è edificatrice e, rivela ogni curiosità, della quale s’avvicinano alla nuova realtà.
    Dallo scrivere il lessico, di una realtà, lo fa sprigionando il tutto con libertà; perché non c’è la decente lettura che sì confonde se, allegra e, ci piace battere la carogna senza compromessi. S’intristisce l’anima, del felicitante, proprio adesso, che s’avvicinava letteralmente al mistero del tempio di <Dio >.
    Lui non poteva capire il gioco sporco del male; né edificarsi a questo scarto risultante. L’epitaffista <Mafalda > scrive degli antonimi al ragazzo santino senza ridere; perché la…basta entrare in avaria alle tante religioni - per portarsi, i guai e sperare della voglia di pace con Antonio <Bafarde >. Forte, mi accaldo col corpo dell’Esule che sento in quella parte unica; dacché resta nascosta tra l’anima che s’accresce della verità e, del trovatello spirito asciutto dall’origine divino “Cristiano” e, la pace come una rosa immensa. Essere qui, a scrivere sotto dettatura, di un’anima, cattolica, meravigliosa - nell’aspetto - che non vedi per l’invisibile corporatura; e gli occhi non servono al cieco ma l’orecchio, l’udito sì! Per raggiungere il suono, della vocina, che s’esprime i vantaggi dell’origine scrittura ebraica, latino greco; in diretta a queste impaginature di schifezze avverbiali alla lettura squassata dall’ignorante religioso cattolico. Veramente di un’ignoranza elementare? Qual é per tradizione, alla generazione di genitori, nonni e bisnonni. Diversamente dal peso di questa scrittura, le parole sono scritte all’italiano. In maniera confusa alle tante religioni per un cristo solo e, giuda senza ragione che, accompagno i mormoni a tintinnare dell’unica verità capace d’interpretare il giusto - da ritrovare ancora sotto il cielo, per valle monti e mare. Per loro e, pochi!



    Facile capire la romanzata scritta per quella speranza delle lingue nel mondo e, la finiremo a leggere ben! Diversamente da quest’anima scrittoria; l’ingenuo ragazzo non poteva prendere altro che il raggirarsi a piacere dell’astuta creduta amica. La quale sì prende in giro. Lei poté prendere tutto, prima dell’avvenente festa a scuola. Ora in avanti voglio dondolare nei confini dove finisce la terra; per capire il vento che ha soffiato come il fantasma corpo venuto da lassù dentro di me, per voi e, “schiacciare il satanasso”. Il rispetto per lui sta nell’integrità morale; anche se deve ammettere sinceramente molte cose nella sua vita. Tutti quei modi sbagliati, da pensare d’andare a raccogliere i fiori nell’altro mondo ove si trova il campo della paradisea e delle stelle in “Solo Voce” bene, non li rifarà, mai da questa parte finché ha un corpo naturale per pensare che dopo la morte non scrive più dell’io e degli altri - ma “ripeto” per quello che abbiamo detto e scritto sinora e, gli era offerto il posto per ballare; solo se riusciva a portare alla dama una rosa rossa. Il ragazzo che, non sapeva con chi aveva a che fare. L’invito, l’appare angelica e fruttuoso; che subito si rimise a sorridere. Offrendosi al sogno dorato; e, nell’immediatezza, l’anima, credulona <innocentista >, s’aggirava intorno alle bianche vette. Cominciando da subito, a cercare la rosa rossa – ma prima di tutti i tempi, nel posto in cui non cercava nessuna pianta spinosa viveva d’allora! - Non crescevano per la postazione e, neppure per la mancanza conoscenza che albergava dentro i cuori e la mente della gente a storia vissuta, e avvenuta col passato, e avvenire, a momento - non nascevano, né crescevano, questi fiore, sopra la vetta bianca, e, le parole esprimevano come il miele, le cose che addolcivano “gioiosamente” della falsata testimonianza, che non poteva rendersi concreto e, come i tempi antichi, il moderno risponde con l’uguale legge degli affari. Vale a ricordare il caso di chi scrisse prima di me, in altre parole - prima facciamo l’amore <sesso > procreiamo il peccato e poi pensiamo alla carriera dell’eterno tempo infinito. A ciascuno il tempo della propria esperienza; e deve essere l’innamorato ad esprimere la cosa perché sia affascinato. Penetra; possibilità di scelta all’anima naturale spirituale e, con la splendida campagna, s’arriva all’onirico passaggio vissuto vicino la casa del nonno paterno, forse qualche rosa rossa si poteva sognare e trovare. Così il padre del ragazzo visto sì il figlio nuovamente triste s’offerte prestandosi umilmente d’accompagnare l’anima attristata, presso la vallata del monte dei sogni – il magico - per aiutare in ciò che l’anima della “Sion”; terra della luce del tempo, non riesce a cogliere.
    L’epitaffista sta, ancora cercando l’attimo della fantastica scrittura biblica da ritrovare con la mano dell’umano, con la guida divina.
Amico Guido, come il caciocavallo sui maccheroni sei oggi in polisemia di questa dritta parola non da mangiare saziando il corpo naturale, ma ravvedere con lo spirito la vita d’ogni persona capace di guidare l’anima nella vigna del padre eterno. L’uomo sulla terra rappresenta a mio avviso la Guida di come Il signore Gesù Cristo ha indicato vangelizzando alla buona parte della gente. Scrivere a te Guido e per me un privilegio; e nel farlo con tanto superfluo metto alla prova te e gli altri a capire i significati della vita propria. Appropriato alla guida, proprio come, lo spirito del Celeste padre - accompagnatore dei due corpi naturali. Visto, che finì per sfinire il ragazzo; anche se accompagnato felicemente, nei passaggi eterni.

    Il figlio della terra senza il pappagallo non riusciva a mediare con lo spirito santo. E’, trovare la rosa rossa che non c’è nella zona. Quale viveva, sia il padre, naturale, sia il nonno, paterno. Una volta arrivata sul posto cercarono – tanto -. Fino a svenire: di stanchezza. – Sì, ma dopo aver girato tutta l’aria, in spazio alla campagna! Stanchi se ne tornano a casa; incontrando il pappagallo. Qual, l’andava incontro all’anima, intristita al peggio, di prima d’averlo, conosciuto. Antonio sempre superlativamente triste; non prestava più attenzione al pappagallo. Il qual era stata, l’unica anima; della quale, lo faceva sorridere. Nell’insaputa spettanza al tempo di chiunque sappia divertirsi, per scorrettezza, pro - allo spirito Santo; l’ingenuo corpo di “Mafalda”, veniva ogni volta perdonata dai suoi pensieri fastidiosi e, che non gratificava l’anima - figuriamoci ora, se accostano, quella del pappagallo, alla felicità del superlativo corpo. L’anima del pappagallo non riusciva più; a far sorridere il corpo, dacché diverso, del principio scritto e, con umanità scriveva dell’anima innocente del Santino -quale, trovatisi dentro casa, l’antonimia della paradisea, sale da lui. Il pappagallo; s’accostò vicino al lettino per farlo felice e tenta nuovamente col suo spirito di farlo ridere - giocherellando a tutta armonia l’anima dalle piume paradisee. Castamente il celestiale corpo, insisteva coi canti di speranza, ma pur non cantando niente succedeva e, parlava in sua presenza; senza che il santino, Mafalda, Bafarde, nessuno, Antonio <ragazzo > sorridesse. Così l’anima del pappagallo visto, l’appariscente situazione non insistette più di tanto che abbassò legalmente quel peso inutile e, pensò: all’attiva giornata, di pasqua. Fuggevole, da trovare il giogo per chi tenta di scrivere come Bafarde; stando ad avvicinarsi l’ora del peso leggero e, di come scriviamo con l’unico principe dei capi biblici mormoni, si buttò dalla finestra per versare il sangue della vita per noi. Disponibile questo pensiero, che si rivolge oggi direttamente a Mafalda, anima attristata, dalle cose di questa terra. Il ragazzo non s’accorse di niente a questa mancanza diretta; così la mattina alzatosi per andare a scuola e, dopo essersi vestito e, lavato, fece colazione e, scese giù dalla palazzina – e, mentre scendeva le scale un pensiero, corporeo, prese per mano lui - da sentirla forte. Così camminava pochi passi dallo stradivario che seguiva il cortile della casa in giardino. Appezzato di tante rose bianche; a vista d’ogni giorno uguale, il fiore tra il colore del sangue. Da differenziare con occhi umani “la tinta”! Del proprio che, c’è… Così, mentre camminava a passi…in compagnia del vento, - sfiora il miracolo, del mistero - vestito di tanta fantasia che sembra vera ed è così, infatti, tutto ciò che vede gli occhi suoi con i miei; la rosa rossa tanto cercata e, non trovata. Oggi è stata tinta col colore diverso della natura sua e, sì trova proprio sotto la parte del proprio balcone; ove l’abitacolo del dormitorio riposo - sopra di lei sta e, cogliendola, appieno con tutti gli steli pungenti, s’addentra una spina, per ravvedere l’antonimo corpo, che era vivo il sangue di quel fiore. L’anima che stava così triste, non s’accorse del pappagallo steso a terra. Lui l’amava l’anima smorta; che canticchiando a motivo allegro – allegramente, s’avviò per la risurrezione di quel ballo preparato a scuola. Scrive “Mafalda” della bella ragazza che invita Bafarde, Nessuno, il Santino d’Antonio ragazzo per la festa. In ogni caso sostiene l’epitaffista per incontrare Lui corpo naturale spirituale; ed era addobbato intorno a quella vetta bianca, la scuola e cerca del suo colore l’occhio dell’amore che non aveva odore di sangue vissuto con sentimento e si ferma nella sincerità dell’arte nel fumo di una sigaretta. Il ballo non si sa nell’onirica scritta a sognare la romanzata con quale musica vissero la giornata di festa. Di una cosa siamo certi; che se l’avesse portato, la rosa rossa impassibilmente dall’arrivo che non c’è stata niente da fare, perché, “fantastica” la mente eccezionale di chi scrive il paradiso caduto qua giù. Ben fa il ragazzo che scrive di lui da dentro la persona convinta - anima d’Antonio, ad immaginare la storia infinita e bella che mai smette di dare valore al sangue vestito nella rosa tinta dallo spirito santo e, mi viene voglia di ricordare così - avrebbe profumato per tutta la vita, l’anima delle scolaresche. Con l’eccezione, lo spirito in odore non ha corpo celeste sulla terra del tenebroso peccatore mascherato e inviperito nella trasformazione dolce di una mela o miele. Da piazzare con il corpo femminile che ha battuto sul santino, il peccato, contro il fiore della vita sanguigna - c’è perdonato. Il tempo del colore perduto con l’anima, del fantasista - perdona il sangue del pappagallo, l’appartiene e, può rifarceli infiorettare o recuperare l’Esule. Il Signore lo sa molto bene che sé pentito Antonio è perdonato dal Padre Celeste. Lo scrivano a tutti questi sensi liberatori dacché pensava, sola, con l’anima del ragazzo, per peccare e, cercano d’adesso il santino per riscrivere i passaggi della vita al meglio. Per raccontare e combattere il poeta soddisfatto; per il suo meglio lo stesso che trascrive con l’animo sincero, la sua malattia servendosi del corpo naturale – Visto e udito che di tempo quando c’è –deve servirsene e, la serva servendosi dell’anima uguale spiritualmente come il pappagallo - Li viene voglia di combattersi dentro l’immoralità, ed essere integro nella morale, di chi spiritualmente è stata edificata l’anima naturale. Nel quale é stato infelice; perché non seppe vivere il giorno del sol leone nell’intera stagione dell’autunno. La via non manca, e pensa di scrivere ancora perché solo un miracolo poteva far accadere quello che accaduto a quest’anima che non approvava la strada del vecchio saggio. In fatti, scorrazzando a piedi con canti angelici s’uscivano per tutta la gente parole e pensieri dal suo cuore; bocciando la voce che si sentiva per tutto il vicinato. Nella vita posso incontrare sia il dolore sia le difficoltà, ma se le affronto con serenità, la mia vita più felice sarà. Abbiamo gioia nel nostro cuore! Tutto andrà bene, lo dice il signore e, una gioia che ci contagia ci da forza e volontà. Io vorrei che tutta la gente potesse vivere così, con questa pace nel cuor, con simile gioia nel centro del corpo. Io vorrei che tutta la gente potesse vivere così, con questa pace nel cuor, con simile gioia nella parte sinistra del petto. Sì, la vita cambierà, quando nel cuore c'é felicità - una gioia che ci contagia ci da forza e volontà - una gioia il sapere che il Signore vivo e ci comprendono dacché, ci amano e vuole che il mondo sia sempre migliore. Io vorrei che tutta la gente potesse vivere così, con questa pace nel cuor con questa gioia nel cuore. Io vorrei che tutta la gente potesse vivere così, con questa pace nel cuor, con questa gioia nel cuor. Si può, se, solo proviamo ad entrare nel mistero della romanzata che procede, lo Spirito Santo e, i ragazzi della stessa classe per l’intendersi bene! Andarono a giocare ah pallone! Non per esigenza! Avevano rinunciato alla festa, più della metà; a questa realtà dei padroni rispettati e, vedendolo felice l’ignorante, in piena allegria vive dell’immagine normale, perché c’è Dio alla fine di questo principio scritto. La invitarono l’anima a giovare con loro, felicemente giocando...e, ignorando il gioco di primavera, sì ricordarono della vita, che creò abitudine senza fine e, lasciavano a suo ricordo, la rosa cadere a terra. Così ritroveranno sopra il male la ragazza scordata dall’ignorante; che solo, le anime agonistiche, possono loro con l’occhio magico del cielo, vivere il giorno col corpo celeste. Vedendo il vissuto tempo dei capi di tutto l’universo; fece scrivere allo scrivano consentito d’esprimere l’abile poesia. Assente di verso, poiché è stato scritto il sol peccato del bravo ragazzo…che iniziava leggendo così “Gesù perdona, ma il tempo perduto, Dio non può ridarcelo.
     Non di poco scrive ancora Mafalda – da far leggere cose delle quali ha lasciato l’inventata storia proposta come il sacrificio perduto invano, dal ragazzo, immeritevole, di tanta grazia; che edifica l’umile - il povero, dentro la castità, della verginità - l’anima insapore, lo spirito Santo che dalla vita eterna e, non soltanto per una stagione sia l’autunno, sia primavera, infioretta sempre l’anima pentita sinceramente - come la spugna del cattivo e buon gioco. Il ragazzo che aveva la rosa rossa tra le mani pensò ah cosa fare! Andare a giocare o a ballare con la ragazza? Il santino non si presentava alla festa; anche se, tanto, prima di quel momento, l’aveva veramente desiderato “farlo”! Mafalda non ci andò; infatti, rimase a giocare coi ragazzi. Di fatti aveva desiderio quest’anima indegna, ma non solo per la parte di gente, presente, sul campo sportivo - sportivamente parlando lo paludavano a pallone in faccia a Bafarde, “Nessuno”. Fin qui, l’avevano emarginato da sempre tutta la classe, compreso le persone di quest’istituto. Non s’avvicinavano a Lui, anche se non lo palesavano l’anima, di quest’indegno – rimaneva il ragazzo, sempre triste e depresso e, così s’abbassava lo spirito che spesso all’inizio della sua vita era superlativamente come il corpo naturale impaludato dai suoi simili animi - senza amore. Lui non pensò minimamente, alla trasformazione del fiore e, di come sì poté cambiare lo stelo senza spine della vetta; in un ramo spinoso con il petalo a divenire vivamente rosso - la bianca, pungente solo a sfiorarla - naturalmente era infiorettato col sangue del pappagallo - suo salvatore. Il gesto non fu mai fotografato dall’uomo naturale; ma solo con lo spirito san potemmo filmare l’immagine. Figlio unico che dette inizio alla vita immaginando con la stessa fantasia - che dette il miracolo a quest’intentata romanzata e, che compromise con me che scrive in te sole degli antonimi d’Antonio epitaffista di Mafalda, Bafarde, Nessuno e in ultimo il santino oggi; come quell’anima indegna che batteva sopra il gioco del cuore. Una bellissima lettura composta di tanti anelli; costruita con parole fantasiose di rubini -una vera passione, seconda l’anima dell’autore. Un processarsi, ad uscire, con l’omino di se stesso, tra le quali, anima, divenne come il miele, da consumare dolcemente come un pentimento sincero che vive la rosa d’amore di niente a ricordar il mangiato sorriso per gioco o per necessità. Innamorarsi per gioco, fa bene al cuore; per convenienza sazia il corpo naturale e ammazzi l’anima spirituale. Il fuoco del cuore, non riserva superlativamente romanticheria in questa sfida.

In ogni caso; mai più, la fantasia, potranno volare sopra la groppa di piume. Della paradisea; scesa da lassù, il cielo sopra qua - giù la terra. Trasformandosi essa tra il pappagallo che morì per rallegrare felicemente l’anima triste; e che nasceva, il vivente della rosa rossa che, morì vivendo, soprattutto per noi.

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