Carissimo
Mimmo amico mio,
un
giorno come tant’altri ugual al tempo vissuto nell’ora d’adesso che mi stai
leggendo. Nella sicurezza, l’amico Antonio ti scrive per affermare i valori
personali e famigliari; perciò leggimi così come stai facendo a momento sulla
terra. -----------------Strutturalmente non è solo una favola-; ma s’illumina
per vedere e capire tale eterna parola narrata per te e la scienza.
La storia di un povero
vecchio
C'era una volta un vecchio che non era mai stato
giovane. In tutta la sua vita, in realtà, non aveva mai imparato a vivere. E
non avendo imparato a vivere, non riusciva neppure a morire. Non aveva speranze né turbamenti; non
sapeva né piangere
né sorridere. Tutto ciò che succedeva nel mondo non lo addolorava e neppure lo
stupiva. Passava le sue giornate oziando sulla soglia della sua capanna, senza
degnare di uno sguardo il cielo, l'immenso cristallo azzurro che, anche per
lui, il Signore ogni giorno puliva con la soffice bambagia delle nuvole. Qualche
viandante lo interrogava. Era così carico d'anni che la gente lo credeva molto
saggio e cercava di far tesoro della sua secolare esperienza. "Che cosa
dobbiamo fare per raggiungere la felicità?" chiedevano i giovani. "La
felicità è un'invenzione degli stupidi" rispondeva il vecchio. Passavano
uomini dall'animo nobile, desidero- si di rendersi utili al prossimo. "In
che modo possiamo sacrificarci per aiutare i nostri fratelli?" chiede-
vano. "Chi si sacrifica per l'umanità è un pazzo" rispondeva il vecchio,
con un ghigno sinistro. "Come possiamo indirizzare i nostri figli sulla
via del bene?" gli domandavano i genitori. "I figli sono
serpenti" rispondeva il vecchio. "Da essi ci si possono aspettare
solo morsi velenosi". Anche gli artisti e i poeti si recavano a consultare
il vecchio che tutti credevano saggio. "Insegnaci ad esprimere i
sentimenti che abbiamo nell'anima" gli dicevano. "Fareste meglio a
tacere" brontolava il vecchio. Poco alla volta, re sue idee maligne e
tristi influenzarono il mondo. Dal suo angolo squallido, dove non crescevano
fiori e non cantavano uccelli. Pessimismo (perché questo era il nome del vecchio malvagio) faceva giungere un vento
gelido sulla bontà, l'amore, la generosità che, investite da quel soffio
mortifero, appassivano e seccavano. Tutto questo dispiacque molto al Signore,
che decise di rimediare. Chiamò Un bambino e gli disse: "Va' a dare un
bacio a quel povero vecchio". Il bambino obbedì. Circondò con le sue
braccia tenere e paffute il collo del vecchio e gli stampò un bacio umido e
rumoroso sulla faccia rugosa. Per la prima volta il vecchio si stupì. I
suoi occhi torbidi divennero di colpo limpidi. Perché nessuno lo aveva mai
baciato. Così a- perse gli occhi alla vita e poi morì, sorridendo. A volte, davvero, basta un
bacio. Un "Ti voglio bene”, anche
solo sussurrato. Un timido "Grazie". Un apprezzamento sincero. È così
facile far felice un altro. Allora,
perché non lo facciamo?
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