Forse
tu sei all'inferno e, come quel singolare spirito pensi al malvagio convertito
tentando in tutti i modi di cambiare il personal animo all'insofferenza dell’uomo cattivo. L’idea s’elargisce in te come in me e la parola prende corpo
per essere vicino all'apostrofata perfezione dell’amico fratello liberato con
la parola sentita dal cuore ed é così sciolto da fluire come il sangue di suo
figlio anziché parente di quella parentela legata all’albero della verità.
Legarsi così come appresso - anima e corpo - allo stile del vecchio orecchio
umano e, senza quell’ascolto rabbioso, sì è riposizionato ad un altro mondo.
Oggi stai pensando, diverso da questo teleste corpo che forse da Dio di
più t'aspettava. Di sicuro la tua anima non vive più del pensiero terreno
ma della parola celeste e, i tuoi pensieri trasmettono con l’anima
smorta più del vivo corpo deluso dal libero arbitrio. Rimango conquistato
senza saperne il perché il desiderio desidera stare avanti all’eterno corpo
della santissima parola e, con pace e amore trasmette tutta la sua serenità per
morire in pace senza dover schiacciare il sonno profondo per un incessante
risveglio di una vita. Sogno che
dissolve... sparisce il vero pensiero che oggi ancora protagonista della vita
poetica fondata sul sentimento umano. Creato come la poesia dell’amore. Creata,
per essere letta. - In quei piccoli spazi - dove c’è la mente umana, (capace di
turbare con la parola, ogni tipo di lettura poetica): senza danno alla tregua.
Necessario, secondo il tempo quale, occorre. Andando a capire che, a volte
inganna e, altre simili uccidono. Spero tanto, nello stesso orizzonte della
ragione. Vivo con ansia e l’inferno m’uccide anche quei pochi giorni
conquistati con affanni, il sereno. Mancando in altre parole il mondo Teleste;
che, pur vanta la terra per il cielo. Altri pensieri sventati dalla propria
bocca arieggiano intorno alla sua voce e, che non c’è modo di accarezzare la
parola nell’appropriata riscossa dei tempi. Tu scuoti ancor con l’onirico il
desiderio e passaggio sfruttato fuori della parte naturale e manchi, di
serenità per vivere sin d’adesso il paradiso ucciso e quasi distrutto dal mal
curatore gli animi che ancora si trovano accanto a te, mi manca il tuo spirito
che alimentava la parola di vita come questa candela inventata per la vita a
chi oggi s’è convertita per vincere la morte certa per l’inferno. Tu vincerai
tutte quelle asprezze parole che arrafferete di tempesta ansiosamente uccisa
per ritornar oggi di nuovo a sognare la vita sorridendo l’arrivo del cielo per
la terra che ancora infiamma il roseo dell’alba e oggi che scriviamo di quella
voce e, delle simili radici, il cuore é tra sé. Sentimentalmente sentiva
rallentarsi per la mancata lotta alla vita. Tu mi spingerai parola da questo
passaggio onirico alla realtà vissuta prima di quest’alba che abbandonerò
ancora per restare nel sogno tuo da vivere senza dimenticare mai il bene
ricevuto tramite la conversione tenebrosa di quel male sentito a priora proprio
come il crudele destino del peccatore che ci ha fatto sentire la campana dal
rintocco crudele.
Un’anima
di mezz’età cercava il sentito della cattiva sorta e mentre cadeva l’occhio
nella notte si rovistava il proprio socchiuso corpo come fosse il suo stesso
desiderio. Un simile dell’Ora che, angosciosamente sconvolse il momento “buono
per scrivere” descrivendo il volto suo nel mio allontanato tempo. Tanto da
chiedersi dove ha sbagliato la giovane anima? Ci ho pensato e ripensato ma
nulla ho io trovato! Niente che giustificasse la mezz’età superata dai 50anni compiuto
a maggio di quest’anno, si è affacciato, anche se è stato invaso dal suo cuor.
Il corpo dell’uomo amato dal proprio pensiero pensava spesso alla morte e vita
eterna non schiantata a terra come questa parola messa a caso per te e, che il
mio cuor ha oggi invaso tra il separato e unico mondo celeste teleste
terrestre. Così vive la poesia che non doveva mai morire. Poi la parola del
poeta intrecciata con quella dell’eterno creatore s’impensierì come fu lettera
di un corpo separato per l’inferno e il paradiso e, su simile purgatorio
teleste pendeva la verità sul sereno paradiso nella qual corporatura l’altra
angoscia dettava questa lunga e corta disgrazia ossimoro alla lunga e veloce
ansia che tuttora l’uomo che quasi se n’andò respira ancora l’inferno. Il male resta per sempre bruciato dalla
parola di fuoco incenerendo le pagine di vita che serenamente sconfissero
l’autore. Sconfiggendolo, negli appunti e nell’anima. Qual rimase corpo, di
quest’appropriata voce, del momento. Non all’unico complementare verbo.
Soggetto, soprattutto nello spirito corpo dell’anima. Capace di convertirsi,
cambiando l’ordine di quell’azione angosciosa. Aggiungendo anche la parola
"prepotente". Qual, fu il complemento, della totale parola vivente
dell'umana anima creativa. Segnata appunto. Da chi, distrugge, sempre, di più
il corpo, della parola e dell'uomo. In linea ai mondi della palindroma anima
creata in ETNAGIGANTE. Non inventarti di più. Non farlo, con il bustrofedico
campo. Di chi incapace a tornare indietro. Per vivere e, rivivere il giusto
sereno posticipato per il paradiso. Non farlo, affinché non si rasserena e,
fonde il proprio corpo ad immagine dell’uomo e del genere umano. Nella quale:
l’attore Benigno recita il dante. Qual, é dovuto per rimanere, perché, può solo
imprigionare, la commedia. Non solo Roberto è… ed è stato un Benigno di Dante
Alighieri. La pena di come tutti gli uomini e, lui era nella parte dì questa
simile pagina. Ancora da librare; e, oggi la presenza sua c’è. Sì legge, che:
anche la parola, scritta, detiene la piccola parte di divinità. é come un corpo
d’autore. Dio comandò all’angelo Gabriele e in prima persona santo a cieli
sereno. Nessuno come lui può essere pronto com’io sono e, voglio parlare e
scrivere come sì fa con la poesia sentita dal verace poeta notato come la morte
che non c’è modo di sapere se è all’inferno o paradiso la vita e, il suo corpo
è il momento che vive in questo proemio da lettura.
Un’Anima
sbiancata tra la recata parte sana è stata vista in soqquadro del punto luna
come la stella una virgola di sole. S’illumini il congiunto mondo teleste. Mi è
apparso nella notte e con il corpo spirituale e occhi senza vita sbarra lo
guardo della morte, e senza colluttazione. Esprimeva, da dentro il proprio
sogno. La persona tranquilla serena e di pace e l’altro corpo simile alla
parola umana nella sua polisemia l’inferno da non guardarlo dentro neppure a
penetrarne l’anima con la parola scritta come la poesia resta la stessa e, non
centra tutto questo col caso anche se anticipato oggi sostenendo la ricerca del
paradiso, l’inferno. Cercando da vicino la mia vita. AD un certo punto mi tende
la sua mano. Cerco di svegliarmi senza il grido della vita che non c’è più.
Ormai tutto mi è accanto; e cerco come l’anima testata una rima baciata per la
sola parola che cerca qualcuno per restare da sola con Lei corpo di paradiso
senza vita e viso super che tutti a volto nuovo si lasciano l’inferno con tutta
la serenità che prima se n’è andò in compagnia del mio sogno e dell’amore.
Tanto vero che, il passaggio onirico vissuto. Stringeva per tutto il viaggio,
il mio amore. Qual, se, n'è andata. In quella circonferenza. Quale, non mi
rimane più. Ormai non posso più renderla per mano ed andare con Lei,verso la
fine! in questo passaggio onirico
mi è apparso Come corpo naturale tutto il sogno. Arrivava l’intera anima
spirituale con questa soluzione e, pensiero dissoluto alla realtà. La morte
bianca e la notte surreale nasconde la simile anima in polisemia dell’inferno e
paradiso caduto sopra questa persona che sognava per non volersi spegnere, ma
nel morire come il signore addormentato si è spenta in un incidente stradale.
L’anima di questa mia ragazza e natura non voleva morire; ma il suo
giorno oggi è nel mio sogno e, prosegue aldilà d’ogni confine, analizzando
l’animo e la poesia del giorno. Oggi si scrive, per lettura secolare pagando
più facilmente con la morte che non c’è modo di sapere se nel cadere come
l’anima bianca sopravvive, lo spirito perciò anche se non cancelliamo, tutte le
tristi, parole a cosa s’azzeccano queste simile, vicino alla storia dei fatti e
dei giovani. I quali pazzi affliggono quotidianamente la dovuta e, felice
dimora del dì cercato:
Nel
più alto silenzio ha trovato il verbo incarnato e fatto uomo poi…Ti ha visto in
paradiso, quando era ancora bambina. Eri tu viva e attiva come la vivente
parola di Dio.
Ora, che ha lasciato,
d’essere bambino, il suo animo ricorda a questa persona maschile se non un po’
anche carne di quell’osso e sangue femminile quasi per affermare alla simile
anima ed altre che ancorano la polisemia dell’umano incarnato su questa terra
pianeta degli uomini.
Fin
qui il mio animo si sofferma raccontando attraverso la parola dell’anima. Unica
capace di capire come persona che non c’è molta da scoprire se ti trovi oggi all’inferno;
e, tu accademia, perché meraviglia l’essere completo e, diventato uomo troppo
buono.
I
numeri, di bambini sono la matematica di ieri oggi e domani. Qual è il nostro
modo per raccontare l’intesa; che, non divede l’operazione, importante che
vuole i pacieri che dal tempo moderno non dividevano perché escludono il da
fare. Servono a niente, di come ci
desideravamo prima d’essere parte di quel caro ossimoro ritardo. Prestato dal
san dio di lassù.
Poi
ricorda ancora di come li ha vissuti i giornalmente nel tempo e corpo umano.
Corpi
senza veste e capelli. Oggi ad occhi di memoria, vedono l’inganno, a vista
della pace. Tanto vero, che la pace e, schiavo del sereno, che, non c’è modo di
sapere il perché buona parte della moltitudine é all’inferno.
In
teoria l’angoscia che portiamo addosso, noi del tempo moderno contempliamo
nella parola degli altri il fuoco che brucia l’anima di quella simile, una
volta serena come i bambini, visti in paradiso.
Tanto
vero, che la parola resta immobile e, statico, quasi fosse il corpo
dell’attuale peccato in pensiero del poi veniamo a morire o a vivere in questa
lettera da scrivere così. Poi la morte, come il pensiero che, non c’è modo, di
sapere se è in silenzio che nasconde questa parola creata per vivere in eterno.
Anima
che, ha cancellato l’amore, nel tempo e, che non c’è più il bambino voglioso di
tornare a vivere in questa lettera da restare nel ricordo del vivente paradiso.
Non
è finita, la sua ansia, per capire che, la paura lo spinge ad immaginare
d’essere rimasto all’inferno come una volta, la storia della guerra. Non faceva
immaginare più. Fantasia del consiglio, all’amore con il creatore di pace.
È
rimasto, all’inferno, del tempo perduto.
Presente, senza far l’amore, parla di cose che tuttora bruciano i
pensieri di Dio; per tornare di nuovo da lui. A far parte, del suo mondo –
paradisiaco -. Forza volante dell’onnipotente ed invisibile uccello. Quale:
solo l’arcangelo e la poesia é capace di sconfiggere. Il vero male, del
bambino; divenuto uomo su questa terra.
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