sabato 7 dicembre 2013

Forse tu sei all’inferno

    Forse tu sei all'inferno e, come quel singolare spirito pensi al malvagio convertito tentando in tutti i modi di cambiare il personal animo all'insofferenza dell’uomo cattivo. L’idea s’elargisce in te come in me e la parola prende corpo per essere vicino all'apostrofata perfezione dell’amico fratello liberato con la parola sentita dal cuore ed é così sciolto da fluire come il sangue di suo figlio anziché parente di quella parentela legata all’albero della verità. Legarsi così come appresso - anima e corpo - allo stile del vecchio orecchio umano e, senza quell’ascolto rabbioso, sì è riposizionato ad un altro mondo. Oggi stai pensando, diverso da questo teleste corpo che forse da Dio di più  t'aspettava. Di sicuro la tua anima non vive più del pensiero terreno ma della parola celeste e, i tuoi pensieri trasmettono con l’anima smorta più del vivo corpo deluso dal libero arbitrio. Rimango conquistato senza saperne il perché il desiderio desidera stare avanti all’eterno corpo della santissima parola e, con pace e amore trasmette tutta la sua serenità per morire in pace senza dover schiacciare il sonno profondo per un incessante risveglio di una vita.  Sogno che dissolve... sparisce il vero pensiero che oggi ancora protagonista della vita poetica fondata sul sentimento umano. Creato come la poesia dell’amore. Creata, per essere letta. - In quei piccoli spazi - dove c’è la mente umana, (capace di turbare con la parola, ogni tipo di lettura poetica): senza danno alla tregua. Necessario, secondo il tempo quale, occorre. Andando a capire che, a volte inganna e, altre simili uccidono. Spero tanto, nello stesso orizzonte della ragione. Vivo con ansia e l’inferno m’uccide anche quei pochi giorni conquistati con affanni, il sereno. Mancando in altre parole il mondo Teleste; che, pur vanta la terra per il cielo. Altri pensieri sventati dalla propria bocca arieggiano intorno alla sua voce e, che non c’è modo di accarezzare la parola nell’appropriata riscossa dei tempi. Tu scuoti ancor con l’onirico il desiderio e passaggio sfruttato fuori della parte naturale e manchi, di serenità per vivere sin d’adesso il paradiso ucciso e quasi distrutto dal mal curatore gli animi che ancora si trovano accanto a te, mi manca il tuo spirito che alimentava la parola di vita come questa candela inventata per la vita a chi oggi s’è convertita per vincere la morte certa per l’inferno. Tu vincerai tutte quelle asprezze parole che arrafferete di tempesta ansiosamente uccisa per ritornar oggi di nuovo a sognare la vita sorridendo l’arrivo del cielo per la terra che ancora infiamma il roseo dell’alba e oggi che scriviamo di quella voce e, delle simili radici, il cuore é tra sé. Sentimentalmente sentiva rallentarsi per la mancata lotta alla vita. Tu mi spingerai parola da questo passaggio onirico alla realtà vissuta prima di quest’alba che abbandonerò ancora per restare nel sogno tuo da vivere senza dimenticare mai il bene ricevuto tramite la conversione tenebrosa di quel male sentito a priora proprio come il crudele destino del peccatore che ci ha fatto sentire la campana dal rintocco crudele.

Un’anima di mezz’età cercava il sentito della cattiva sorta e mentre cadeva l’occhio nella notte si rovistava il proprio socchiuso corpo come fosse il suo stesso desiderio. Un simile dell’Ora che, angosciosamente sconvolse il momento “buono per scrivere” descrivendo il volto suo nel mio allontanato tempo. Tanto da chiedersi dove ha sbagliato la giovane anima? Ci ho pensato e ripensato ma nulla ho io trovato! Niente che giustificasse la mezz’età superata dai 50anni compiuto a maggio di quest’anno, si è affacciato, anche se è stato invaso dal suo cuor. Il corpo dell’uomo amato dal proprio pensiero pensava spesso alla morte e vita eterna non schiantata a terra come questa parola messa a caso per te e, che il mio cuor ha oggi invaso tra il separato e unico mondo celeste teleste terrestre. Così vive la poesia che non doveva mai morire. Poi la parola del poeta intrecciata con quella dell’eterno creatore s’impensierì come fu lettera di un corpo separato per l’inferno e il paradiso e, su simile purgatorio teleste pendeva la verità sul sereno paradiso nella qual corporatura l’altra angoscia dettava questa lunga e corta disgrazia ossimoro alla lunga e veloce ansia che tuttora l’uomo che quasi se n’andò respira ancora l’inferno.  Il male resta per sempre bruciato dalla parola di fuoco incenerendo le pagine di vita che serenamente sconfissero l’autore. Sconfiggendolo, negli appunti e nell’anima. Qual rimase corpo, di quest’appropriata voce, del momento. Non all’unico complementare verbo. Soggetto, soprattutto nello spirito corpo dell’anima. Capace di convertirsi, cambiando l’ordine di quell’azione angosciosa. Aggiungendo anche la parola "prepotente". Qual, fu il complemento, della totale parola vivente dell'umana anima creativa. Segnata appunto. Da chi, distrugge, sempre, di più il corpo, della parola e dell'uomo. In linea ai mondi della palindroma anima creata in ETNAGIGANTE. Non inventarti di più. Non farlo, con il bustrofedico campo. Di chi incapace a tornare indietro. Per vivere e, rivivere il giusto sereno posticipato per il paradiso. Non farlo, affinché non si rasserena e, fonde il proprio corpo ad immagine dell’uomo e del genere umano. Nella quale: l’attore Benigno recita il dante. Qual, é dovuto per rimanere, perché, può solo imprigionare, la commedia. Non solo Roberto è… ed è stato un Benigno di Dante Alighieri. La pena di come tutti gli uomini e, lui era nella parte dì questa simile pagina. Ancora da librare; e, oggi la presenza sua c’è. Sì legge, che: anche la parola, scritta, detiene la piccola parte di divinità. é come un corpo d’autore. Dio comandò all’angelo Gabriele e in prima persona santo a cieli sereno. Nessuno come lui può essere pronto com’io sono e, voglio parlare e scrivere come sì fa con la poesia sentita dal verace poeta notato come la morte che non c’è modo di sapere se è all’inferno o paradiso la vita e, il suo corpo è il momento che vive in questo proemio da lettura.
Un’Anima sbiancata tra la recata parte sana è stata vista in soqquadro del punto luna come la stella una virgola di sole. S’illumini il congiunto mondo teleste. Mi è apparso nella notte e con il corpo spirituale e occhi senza vita sbarra lo guardo della morte, e senza colluttazione. Esprimeva, da dentro il proprio sogno. La persona tranquilla serena e di pace e l’altro corpo simile alla parola umana nella sua polisemia l’inferno da non guardarlo dentro neppure a penetrarne l’anima con la parola scritta come la poesia resta la stessa e, non centra tutto questo col caso anche se anticipato oggi sostenendo la ricerca del paradiso, l’inferno. Cercando da vicino la mia vita. AD un certo punto mi tende la sua mano. Cerco di svegliarmi senza il grido della vita che non c’è più. Ormai tutto mi è accanto; e cerco come l’anima testata una rima baciata per la sola parola che cerca qualcuno per restare da sola con Lei corpo di paradiso senza vita e viso super che tutti a volto nuovo si lasciano l’inferno con tutta la serenità che prima se n’è andò in compagnia del mio sogno e dell’amore. Tanto vero che, il passaggio onirico vissuto. Stringeva per tutto il viaggio, il mio amore. Qual, se, n'è andata. In quella circonferenza. Quale, non mi rimane più. Ormai non posso più renderla per mano ed andare con Lei,verso la fine! in questo passaggio onirico  mi è apparso Come corpo naturale tutto il sogno. Arrivava l’intera anima spirituale con questa soluzione e, pensiero dissoluto alla realtà. La morte bianca e la notte surreale nasconde la simile anima in polisemia dell’inferno e paradiso caduto sopra questa persona che sognava per non volersi spegnere, ma nel morire come il signore addormentato si è spenta in un incidente stradale. L’anima di questa mia ragazza e natura non voleva morire; ma il  suo giorno oggi è nel mio sogno e, prosegue aldilà d’ogni confine, analizzando l’animo e la poesia del giorno. Oggi si scrive, per lettura secolare pagando più facilmente con la morte che non c’è modo di sapere se nel cadere come l’anima bianca sopravvive, lo spirito perciò anche se non cancelliamo, tutte le tristi, parole a cosa s’azzeccano queste simile, vicino alla storia dei fatti e dei giovani. I quali pazzi affliggono quotidianamente la dovuta e, felice dimora del dì cercato:

Nel più alto silenzio ha trovato il verbo incarnato e fatto uomo poi…Ti ha visto in paradiso, quando era ancora bambina. Eri tu viva e attiva come la vivente parola di Dio.
Ora, che ha lasciato, d’essere bambino, il suo animo ricorda a questa persona maschile se non un po’ anche carne di quell’osso e sangue femminile quasi per affermare alla simile anima ed altre che ancorano la polisemia dell’umano incarnato su questa terra pianeta degli uomini.
Fin qui il mio animo si sofferma raccontando attraverso la parola dell’anima. Unica capace di capire come persona che non c’è molta da scoprire se ti trovi oggi all’inferno; e, tu accademia, perché meraviglia l’essere completo e, diventato uomo troppo buono.
I numeri, di bambini sono la matematica di ieri oggi e domani. Qual è il nostro modo per raccontare l’intesa; che, non divede l’operazione, importante che vuole i pacieri che dal tempo moderno non dividevano perché escludono il da fare.  Servono a niente, di come ci desideravamo prima d’essere parte di quel caro ossimoro ritardo. Prestato dal san dio di lassù.
Poi ricorda ancora di come li ha vissuti i giornalmente nel tempo e corpo umano.
Corpi senza veste e capelli. Oggi ad occhi di memoria, vedono l’inganno, a vista della pace. Tanto vero, che la pace e, schiavo del sereno, che, non c’è modo di sapere il perché buona parte della moltitudine é all’inferno.
In teoria l’angoscia che portiamo addosso, noi del tempo moderno contempliamo nella parola degli altri il fuoco che brucia l’anima di quella simile, una volta serena come i bambini, visti in paradiso.
Tanto vero, che la parola resta immobile e, statico, quasi fosse il corpo dell’attuale peccato in pensiero del poi veniamo a morire o a vivere in questa lettera da scrivere così. Poi la morte, come il pensiero che, non c’è modo, di sapere se è in silenzio che nasconde questa parola creata per vivere in eterno.
Anima che, ha cancellato l’amore, nel tempo e, che non c’è più il bambino voglioso di tornare a vivere in questa lettera da restare nel ricordo del vivente paradiso.
Non è finita, la sua ansia, per capire che, la paura lo spinge ad immaginare d’essere rimasto all’inferno come una volta, la storia della guerra. Non faceva immaginare più. Fantasia del consiglio, all’amore con il creatore di pace.

È rimasto, all’inferno, del tempo perduto.  Presente, senza far l’amore, parla di cose che tuttora bruciano i pensieri di Dio; per tornare di nuovo da lui. A far parte, del suo mondo – paradisiaco -. Forza volante dell’onnipotente ed invisibile uccello. Quale: solo l’arcangelo e la poesia é capace di sconfiggere. Il vero male, del bambino; divenuto uomo su questa terra.  

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