sabato 7 dicembre 2013

Carissimo Guido,d’Antonio Di Simone, Manfredonia 11.09.08

Manfredonia 11.09.08
    Carissimo Guido, non è opportuno scrivere certi pensieri, ma senza questa particolare lettura poco sì “capirebbe” degli articoli scritti da Di Simone! - In primo luogo: la guerra è sempre stata il divertimento preferito dall’uomo-; tutti gli altri svaghi, sono un surrogato della prima linea in situazione di conflitti armati. La mia guerra non è altra che: farmi capire; per poi vincere il momento della spiegazione unica -vicinanza della vita -, nella violenza degli altri conflitti e, interessi personali.
Dei quali vanno a ricordare il pensiero d’Omero, per affermare il sostenuto pensiero d’Antonio; il quale con poca faziosità riesce tra gli ostacoli di un ignorante elementare a scrivere ancora nobiltà d’animo, sulla persona, ristretto come: il pensiero, avanti a questo. Da leggere attentamente, per non ostacolare l’appropriata mia lettera, in fede. - In guerra per quanto si miete sempre poco sì raccoglie-.
    Carissimo Guido, la mia, in più movimenti, pagina sulla parola superflua e confusa a volte, ma non sempre è stata ingenerale mantenuto il succinto, tuttora ingarbugliata. Non è di quella composizione strumentale, ma un componimento in semplice lettera, della quale s’adatta e, sì vuol presentare molto bene per il bisogno personale.
Iliaci pensieri testimonieranno la nostra amicizia molto bene, proprio come lo è d’Antonio Di Simone, il nobile autore. Bene!
    Carissimo Guido,
per il dovuto già scritto mi ripeto imparando dalla scritturale per poi iniziare nel mondo di questa lettera il momento dell’unico universo incapace soltanto d’immaginarla. Ravvedendo la sofferenza, di lui con la mia veduta risparmiata, in quelle scritturale del momento. Favoloso, perciò c’è bisogno che io mantengo a parola classica il mantenimento degli onesti epitaffista.  .  .   Così mi gusto per te, lo scrivere bene, questa copia equipollente alle originali, date per mano mia, - all’autore degli articoli – e, ne faccio parola a cominciare da stamattina. Una mattinata cominciata bene! Sì spera anche di andare a letto con altrettanta parola…beneficiando della tua amicizia e comprensione nel rispetto di chi è capace come i buoni sentimenti esprimere il cuore del padre. Non è facile, ma neanche difficile riallacciarsi alle parole così espresse nei confronti del papà, quanto innanzi a detto, desiderai tanto che mio padre potesse sistemarmi a lavorare in un settore migliore di questo…ma che a scriverlo tenti come Antonio nel simile personaggio. Una lettera scritta per il medesimo lettore – “Guido”, anche se, non rimpiangi vivere qualche emozione diversa, dalla voce e, compagnia amatissima (la nostra nata per caso sul cantiere ESCALCEMENTI S.r.l.} in Manfredonia.
    Carissimo, forse non avrei dovuto, ma ottengo dal sentito animo “l’approvazione, anche se pare sconveniente per te! Il vantaggio c’è! E’ scritta per quei cuori capaci di raggiungere al momento propizio l’eternità! Certo, oggi che è in pensione a che serve descrivere le amarezze? Quelle amarezze: per non aver potuto sostenere un posto di lavoro migliore, - a questo ch’é più rischioso? Nello scrivere la detta: non sempre, ma alle volte le poche o molte sono propriamente lontano dal paese e, per tali ragioni abbiamo personalmente invitato l’animo proprio “davvero appropriato all'attimo, immaginato”! Il quale vince seppur respira ancora, quel rimpianto che c’è, ma della quale amarezza solo io posso capire come guadagno - dando sicurezza alla mia famiglia -, poi inizialmente c’è stato come in tutte le case, la Vita...
    Considero perciò, una manchevolezza senza confronti, il suo modo di vivere la vita famigliare e dei figli in particolare ancora nel sistema e, sacrificio che nel suo amore paterno, egli mi ha sempre particolarmente rivolto, affetto senza fine, poiché ha mancato solo a sistemarmi meglio di come oggi sacrificano il tutto per la famiglia di Dio! Fin qui, il presidio e, nonostante tutto, oggi io tralascio la mia voglia e desiderio e, urlo in silenzio l’incancellabile ricordo. Sento di poter anch’io come l’uomo nella sua semplicità glorificare la croce. L’anima scesa dal cielo non è venuta per giudicare gli esseri umani; ma per salvarli dal peccato. Così è morto sulla croce – il nostro Salvatore.
     La storia di un povero vecchio
    C'era una volta un vecchio che non era mai stato giovane. In tutta la sua vita, in realtà, non aveva mai imparato a vivere. E non avendo imparato a vivere, non riusciva neppure a morire. Non aveva speranze né turbamenti; non sapeva né piangere né sorridere. Tutto ciò che succedeva nel mondo non lo addolorava e neppure lo stupiva. Passava le sue giornate oziando sulla soglia della propria capanna, senza degnare di uno sguardo il cielo, l'immenso cristallo azzurro che, anche per lui, il Signore ogni giorno puliva con la soffice bambagia delle nuvole. Qualche viandante lo interrogava. Era così carico d'anni che la gente lo credeva molto saggio e cercava di far tesoro della sua secolare esperienza. "Che cosa dobbiamo fare per raggiungere la felicità?" chiedevano i giovani. "La felicità è un'invenzione degli stupidi" rispondeva il vecchio. Passavano uomini dall'animo nobile, desidero- si di rendersi utili al prossimo. "In che modo possiamo sacrificarci per aiutare i nostri fratelli?" chiede- vano. "Chi si sacrifica per l'umanità è un pazzo" rispondeva il vecchio, con un ghigno sinistro. "Come possiamo indirizzare i nostri figli sulla via del bene?" gli domandavano i genitori. "I figli sono serpenti" rispondeva il vecchio. "Da essi ci si possono aspettare solo morsi velenosi". Anche gli artisti e i poeti si recavano a consultare il vecchio che tutti credevano saggio. "Insegnaci ad esprimere i sentimenti che abbiamo nell'anima" gli dicevano. "Fareste meglio a tacere" brontolava il vecchio. Poco alla volta, re sue idee maligne e tristi influenzarono il mondo. Dal suo angolo squallido, dove non crescevano fiori e non cantavano uccelli. Pessimismo (perché questo era il nome del vecchio malvagio) faceva giungere un vento gelido sulla bontà, l'amore, la generosità che, investite da quel soffio mortifero, appassivano e seccavano. Tutto questo dispiacque molto al Signore, che decise di rimediare. Chiamò Un bambino e gli disse: "Va' a dare un bacio a quel povero vecchio". Il bambino obbedì. Circondò con le sue braccia tenere e paffute il collo del vecchio e gli stampò un bacio umido e rumoroso sulla faccia rugosa. Per la prima volta il vecchio si stupì. I suoi occhi torbidi divennero di colpo limpidi. Perché nessuno lo aveva mai baciato. Così a- perse gli occhi alla vita e poi morì, sorridendo. A volte, davvero, basta un bacio. Un "Ti voglio bene”, anche solo sussurrato. Un timido "Grazie". Un apprezzamento sincero. È così facile far felice un altro.  Allora, perché non lo facciamo?
                                                                                                            Antonio Tomaiuolo  1)- Nuotando dentro questa lettura scoprirai l’importanza delle tante parole superflue; e, navigando con la pesca illegale magari, i pensieri del qualunque corpo umano Salgono da sotto il profondo articolo per simbologia, in ognuno, ovunque l’uomo sta a scrivere che, non è solo il criminale a pagare. A ricordo del tempo lontano, mi risparmio oggi, ogni parola in più alla legge spezzata, per un giorno importante, da non violare mai il codice della giustizia.
Per soccorrerlo; e, non ti preoccupare! I veri pensieri non sono stati rubati da dentro il tuo animo, ma dalla specie umana, - sentita -; e, se anche a te è stato tolto per il momento che scrive Antonio “Alias Bafarde” - non dell’incidente di percorso-, ma dei ricordi trascritti per immagine personali, che vantando della rimasta furberia, intelligentemente riscrive i valori dell’illegalità. Nessuno mi ha dato un consiglio pur sapendo che non paga disubbidire alla legge. Vale a ricordare il codice della giustizia che ti fa passare per un idiota; e per questo anche se tu non te l’aspettavi ho dovuto io disobbedire alla Legge n. 159 del 22 maggio 1993 sul diritto d'autore. Fin qui mi ha permesso e, consentito l'uso furbino e quasi furtivo al solo pensiero di voler per forza scrivere non sull’attività didattica, ma sopra la vita -verbo volante-, di studio e di ricerca. Dando spazio alla simile parola didattica di riscrivere il riletto. Una lettura che, mi ha trascinato sin dal primo momento, a pensare di scrivere, violando il divieto, di come sopra ascritto. Fin qui, m’avvio sulla legge personale e codice sistemati a rileggere la mia nella sua unica moda e modo di dissetare la sete d’autore. Fin qui, disseto prima d’ogni lettera asciugata da lagrime e senso dello scrivere serenamente di Lui. Sminuendo così la voglia di leggere la nostra sete e Via…
I falsi amici sono come le carrozze;
non si trovano mai, quando piove.
D’origini Pugliesi ORTANOVA, nato da una famiglia semplice, Antonio Di Simone è stato a lavorare nell’ambiente ACQUEDOTTO PUGLIESE sin dalla fine della guerra. 40. Oggi è pensionato e risiede in San Giovanni Rotondo nella casa degli anziani. Antistante la riabilitazione cardiologica. 2)Reduce della prima linea di quota. “731”, I primi passi li muovono nel dolore della fame che ancora non sazio dell’io felice. Sprona come i cannoni e i bombardamenti aerei amari pensieri addolciti dalla dolce in animo all’adolescenza. Lui non è sereno ma con parole scritte e consumate sulla prima linea di come sopra detto e riscrivo: quota “731”, ci ricorda le sue oltre 300pagine a tema e percorso più personale, nella duplice direzione di ragazzo fantasioso pensieri delicati ed eleganti ("Non s’arrossisce, neppure con sua moglie", ) Aveva appena 25 anni quando fu sbattuto sulla prima linea su fronte greco - albanese nel lontano 1940-41. Fu dunque penoso; ma é, diversa l’Anima sua! Dai ritratti ironici! Lui è un tipo triste; e come quei luoghi da intristirsi il corpo. Fin qui, quel tempo anche se remoto, non lo lascia il proprio corpo naturale e spirituale, ballare, il ballo della felice danza. Della quale, controlla l’uomo “lo spirito” che: s’addice a questa natura. Quale, impropria anima, fuori del comune; da sostenere che, non è mai stato sereno. Per questo suo modo di pensare ci lascia rivolgere parole convinte di non aver conosciuto la felicità. Antonio l’antonimo dell’impaginata lettera d’autore ricerca il sentimento venuto fuori della lettura senza speculazione, per consentire all’epitaffio trascritto… L’epitaffista da scritti inediti sì fa riconoscere, molto più dal medesimo che lo descrive tanto bene a seguito dell’amaro e ossimoro il dolce racconto”."Quello che leggeremo avanti c’inserisce il lui uomo dai mille interrogativi scava nella profonda cultura religiosa che mette tutti nella profonda parola quale sorprende negli anni della sua vita. Sì scrive la resa raccolta e studiata per alleviare le piccole ferite in ossimori alla presenza. Dal paese natio Ortanova", passa a vivere in matrimonio consumato in "Troia”; a notizie e parole con dose a consumo"). In questa fase iniziale della sua, costituiscono la forma che ha bisogno del fondamentale lavoro. Quale, sono l'apporto nella sua obbiettività e, necessità. Vale a ricordare, di come lo stesso é: esattamente fantasioso. Il paroliere, Antonio, scrive le proprie memorie. E’ forse non le basta essere solo un ignoto scrittore; che talvolta anche nella fase certa è vera l’ossimoro che sì segna gioiosamente mescolandosi in lui tutto il complesso di questa lettera in processo di bene! Lui vuole vivere tristemente come l’umorista di poco noto talento che non ha mai pubblicato le sue in numerose lettere inedite. Insieme ai suoi scritti! Vantaggio io! Degli entrambi impaginature; e, ricerco la serena notizia. La quale trova, ma segnalo, soprattutto i momenti 3)felici. Di quando era adolescente e, gli piaceva tanto volare. Per la quale, si metteva a testa in giù, nel balcone di famiglia. Affacciata all’estremità della propria casa). Sempre della genitrice, nominata in ORTANOVA. Bene, se ve ne sono ancora i ricordi “giocosi” e, perché rivive, tuttora quegli ultimi…affermano così i motivi rintracciati: leggendo la lettera lasciata come un articolo ben scritto. Tutto questo succedeva dopo il pensionamento e, quasi ricovero, in casa degli anziani. Sto cercando di riassumere tracciando tutte queste lettere. Cercando bene, vorrei dopo l’introduzione e prefazione: scrivere un libro sulla sua esperienza. Chi avesse letto prima di me queste sue lettere; lasciate per testimoniare, il convincimento! Sbagliato a mio modo di vedere e conosciuto tramite le proprie scritte si capisce che non è VERO per niente CHE è SEMPRE STATO TRISTE. Ogni tipo di commento riguarda le sue informazioni. A riguardo può lui stesso rileggere le proprie lettere e ricordare dell’impropria e appropriata serenità spesa col papà. Di quando tornava a casa, portandolo sempre un regalo; anche sé un po’ inconsueto per un’anima umana persona di mondo. La verità non è bugiarda se pensiamo che è vera la sopra citata omessa, regalo portato ad Antonio dal padre e la cosa da scrivere vive così in una cassetta di cartone. Un paperottino piccolo tanto piccino da vedere un minuscolo corpo a sembrare pulcino. Era lui ancora appeso al balcone, quando il padre entrava in casa col corpo di una papera; e con qua… qua… sì divertiva a giocare. Antonio si divertiva giocando con il regalo estremamente fantasioso, a vederlo sembrava davvero inconsueto. Tanto da farlo scrivere una lettera a se stesso come, articolo di fondo. Per la gente comune. Una lettera a: dott. Antonio Di Simone – in via del tutto eccezionale nella casa riposo per anziano San Giovanni Rotondo (Foggia).
-Antonio Di Simone Ortanova nato nel 1915-6. Anno pressoché esatto facendo i conti dei suoi 25 anni di quando è partito per la guerra in Albania. La sensazione che Antonio sia un personaggio destinato per un lontano passato nel futuro dei figli non solo Italiani e perché: (verso di lei, non capire niente). Moltissime parole tanto per ricordare d’aver capito tutto. Antonio sarà prodigo d'elogi in un lungo dialogo con l’antonimo autore di questa prefazione articolato per la sua biografia").
E' del vicino dopo guerra la magia del matrimonio. Uno sposalizio festoso da rientrare nella parola ossimoro all'infelicità. Rientra così con la donna amata 4)felicemente sposato. E' una femmina che ha dato alla monda del proprio cavaliere luce e vita a due anime maschile, entrambi oggi lontano dal padre; frattanto, egli procede spedito sulla strada per S. Giovanni Rotondo, e, non parliamo del lavoro impiegato negli acquedotti. Loro: si chiamano poco per telefono e si vedono di rado. "Il grande primogenito vive a Milano e lavora nel settore INPS", sempre che l’informazione sono giuste!"L’altro figlio si trova a lavorare più vicino l’anima di…sua città" (composta assieme a parole e conforto che non c’è modo di farlo felice Antonio Di Simone), S’è fatto vecchio quest’uomo – è vicino i 96 anni, ma ha ancora molta energia da spendere per la società religiosa di questi tempi a scrivere lui sta nella stanza appartata come un animato oggetto – un corpo rifatto di pensieri e parole che vivono e lasciano ancora spazio per scrivere. Comincia a scrivere le sue memorie come ha fatto nel lontano tempo l’autore delle mie prigioni –(Silvio Pellico-). Segnato come il simile dal ragionamento. Sì rianima destando ogni pensiero; da trascinarlo a scrivere a tema libero. Tutto questo perché: prima d’infortunarsi, vale a ricordare di, quando è caduto a terra - per poi ammalarsi di una malattia che non lo rende più il 100x100 a camminare. Così lui è costretto a stare seduto su una sedia a rotelle e farsi accompagnare dai ragazzi i quali spingono quotidianamente le piccole quattro ruote. Gli paga profumatamente questi ragazzi che fanno a turno per assisterlo anche in casa e dormono in letti separati ma dentro la stessa stanza. Tutta questa sofferenza ci porta a scrivere tanto che ha deciso di cambiarsi gli occhiali e l’auricolare, perché vede poco e sente meno. 
E’ un uomo Corrosivo, pungente, sarcastico, Antonio non sempre usa l'ironia come l'arma che colpisce senza pietà, nessuna esclusioni, riversi ancor giungendo sino a fuggitivi pensieri. E’ brillante del proprio intimo tanto che è stato capace persino di scrivere, inventivi personalismi con comodo: "(IL SILENZIO E' VIRTU' DELLA…PERSONA.). Negli anni vicini al 2007, la riflessione - da "Anni triste e infelice" (CAPPELLA DI FAMIGLIA )Agosto della stessa annate 07) a "Il grigio" NEL CIMITERO DI ORTANOVA-IL CAMMINO- (2008) - si fa sempre più dolce e delicata questa sua tristezza. Fin qui, laddove il mese primo, seguiva tramite la mia proposta - quella di voler per forza scrivere i suoi attenti e passionali scritti -, e così lui stesso propose nuovi lampi. Da "Voler pensare che c'era il Tomaiuolo ricoverato in 5)Riabilitazione, e, si trovava a momento proprio sotto la sua finestra. Osserviamo per capire meglio chi era Antonio.”. (2008) sembrava fosse"idiozia conquistare la fatica" Di Simone (2008). Poi, i giorni difficili della malattia, tante lettere che titola e ne scriviamo un po’ di questa sommatoria principale poi: -
MIO PADRE- BISOGNA AVERE SEMPRE IL BUON’UMORE E IL BUON SENSO.- FALSI CREDENTI SENZ’ANIMA COME GIUDA…-I BUGIARDI- IL CRETINO INTELLIGENTE- IL FIORE E IL GIARDI NIERE – LA BUONA EDUCAZIONE - LA FERITA DI GIULIETTA- L’ABITUDINE”- LINVIDIA E COME UNA ROGNA INGUARIBILE - L'UCCELLO CHE CANTA DI NOTTE-MALATTIA E DOLORI-“MEDICO E PAZIENTE” e, altri che ho già sfruttato: a fin di bene, come questo e, ultimo, in "stampatello". Lo sì capirà leggendo la mia lettura in scrittura che ci premette a tutti gli amanti di scritturale “antiche” e moderni temi tra i migliori libri che hanno aiutato l’uomo a vivere meglio nella legge del Padre Eterno e del figlio nostro salvatore e illustratore degli intendimenti, di Dio l’onnipotente Signore di tutto l’universo, per opera dello spirito santo e comuni mortali autore, naturale come noi siamo “di altri”. Per intenderci ci basta capire le lettere d’Antonio dai valori dell’uomo al suicidio di Giuda e nella sua conformità di come scrivevo sopra. Io ho scritto agli amici e alla mia futura nuora nell’occasione di un sabato d’Agosto. Era appena cominciato la festa già finiva per aver sentito che un amico di compagnia s’è ucciso impiccandosi, e si toglieva la vita senza coscienza perché sicuramente non era più capace d’intendere e di volere. E’ stato sulla terra una persona brava, come Giuda, - forse, ma non sta a me giudicare di come ha scritto copiando e rubando pensieri tra le lettere che troviamo anche in personalismi scritti tradotti come questa conseguenza e consegue tuttora Antonio a farlo con Gessica la ragazza di Luigi. La confusione ci porta peccati e allora meglio facciamo se conseguiamo a rileggere “I VALORI”. Bene! Conviene continuare sul succinto altrimenti il superfluo ci lascia morire di noia. Io stesso sono affogato dalle parole che servono, dappoco all’autore e a voi! I quali personaggi a scatola universale e socchiusi per magia nella parte più aperta al cielo, uno spazio che, rivede e rilegge l’anima dei pensieri suoi, nei miei e vostri! I quali senza lo scafandro che m’invento per descrivere al meglio l’atto a pretendere. Descrivo nel bene ciò che, 6)pretendete di capire, non solo la via di questa lettura, fuori strada, ma anche di pescare meglio e trovare la perla migliore a parola: di questi altri titoli di lettere scritte sempre d’ANTONIO DI SIMONE. MOSCHE E CALABRONI -NON CAPIRE NIENTE-NON E’ MAI TROPPO TARDI-QUAANDO ERO RAGAZZO VOLEVO VIVERE COSI’-SENZA ANIMA- SUICIDA-. SUPERBIA E STUPIDITA’ “FANTASIA”-UN TOPO IN CHIESA…non dimenticano che sono oltre 300 e passa gli articoli. Tra la lettera scritta d’ANTONIO DI SIMONE. "La mia lettera forse non è di questa generazione che ha perso" il senso della vita comune, ma non importa a me basta scrivere per l’autore e farlo sentire bene forte per aver scritto articoli ancora di moda e che non avranno tramonti e parte finale della presentazione lettera nella quale io come Antonio. Oggi quest'antonimia sì presenta o manda il suo scritto. Mio grande Antonio pensi alle tante opere pubblicate dopo la morte di tanti buoni e capaci autori di come il tuo passionale MANZON. "Io non mi sento per niente un fallito; né tu devi sentirti frustrato perché tuttora…ancora oggi nessuno conosce le tue lettere inedite. Spero di non aver capito male delle tue pubblicazioni in articoli e giornali italiani" (del dopo guerra), con vendite sorprendenti. Non voglio pensare che sei tu un personaggio fuori degli schemi. A questo punto basta indagare prima di giudicare l’ossimoro male nel falso pensiero ascritto in lettera preferita e a convenienza. La lettura del vero saranno poi eseguibili come un qualsiasi scritto d’autore perché così s’estende la via sulla strada vera della sua e mia che per poco tempo non ha potuto intervistare affondo il DI SIMONE. Attenzione: se un nostro scritto non è letto con l’animo sincero, vale poco farlo con tanta dedizione e attenzione tutta per mascherare la prima maschera il male. Fin qui lui, provava come me a scrivere invano i pensieri di vita; ma senza quell'estensione seguiva ugualmente a crederci in Dio. Per Antonio l’ossimoro bugiardo Dio non è morto s’è solo assopito come la sua anima oggi desta come il figlio creato e morto per essere risuscitato secondo la nostra lettura e scritturale a sentirlo poi è il seguente: Si va con lo sconforto. Compare allora un corpo naturale forte di spirito e con tanta fede riquadra per far scegliere agli altri ciò che lui non vuole più credere per mentire (Dio è parola di Vita...) per scaricare i peccati e sentirsi pulito di tutta l’anima desiderata.
Voglio far presente che il DI SIMONE lo stesso mio in nome e dei fatti ascritti… ascrivono in tutte le sue lettere e, il (divieto di 7)pubblicare i suoi scritti senza la propria autorizzazione); e così gli scrivo io:
Il testo d’ogni lettera appartiene ai rispettivi autori anche dove non indicato esplicitamente. La Legge n. 159 del 22 maggio 1993 sul diritto d'autore ne consente l'uso solo per attività didattica, di studio e di ricerca. Gli autori potranno richiedere la rimozione dei loro testi in qualsiasi momento. Tutti i diritti sono riservati. Il presente vuole raccogliere tutte le sue lettere per poi pubblicarle con il suo consenso e fare un volume che comprende pressoché integralmente la sua e mia opera in ANTONIO DI SIMONE E SIMILE TOMAIUOLO (considerata in un insieme che escluda la mia persona che già vive per la forza di far rivivere! Non è contrario alla posizione. La quale consiste adoperarsi con i nostri nomi e viceversa all’anziano. E’ un vero senso del nome che porta in battesimo, le "Lettere" e gli scritti di natura spiccatamente filologica), con l'eccezione della "Storia di guerra e fame", la cui ampiezza è stata per motivi di spazio ridotta ad una scelta costituita dall'introduzione e, oltre che dalla "sua felicità in ossimoro alla vera antonomasia sì spera di superare la risposta sbagliata o giusta". Ho cercato in tutti i modi di sapere tramite l’intervista fatta in S.Giovanni Rotondo - nella casa degli Anziani -, e capire se era mai stato felice…la risposta è stata secca. No!  Tutto questo ancora prima della simile storia ascritta oggi. E’ l'analoga lettera che si è imposta a me per fare uno studio attento sulla sua personalità. E’ stato un argomento condotto similmente come il consumato metodo ed usato scientificamente perché provato che per almeno pochi istanti lui è vissuto come spero oggi vive felicemente bene per aver sentito è visto tramite la mia persona impegnata a scrivere le sue lettere in opera della massima collaborazione e cooperazione da farci entrambi nobili animi di terra. E’ anche filosofia la mia che con la sua s’accondiscende molto bene con la scienza avvenire. Le parole con i fatti non possono sciogliere l’idea stessa di pensiero che viaggia in un mondo di filosofiche "lettere”. HO ANCORA MOLTA FAME-L A VITA E’ U N SOGNO)-APPROFITTATORI – D’adesso che io stesso, mi sono avvalso di rileggere le “successive” all'ormai lettera… L’AMORE NON PUO’ MAI MORIRE - L'EREDITA'- Il DI SIMONE, in varia misura legge molto e scrive tanto nei confronti del corpo umano fatto di natura e spirito e (come quella di Manzoni e Leopardi per le "Operette morali", su cui si sono rese necessarie le correzioni di…a parola infelice l’ossimoro che in polisemia porta nome felice di un 8)amico mio che sprona da tutti i pori non l’ansia e sudore ma felicità di poter vivere per sempre con il Padre Celeste e stamperò le sue approntate lettere di profeta ad ANTONIO DI SIMONE. Per alcuni degli "Scritti filologici" qui trascritti). A conclusione di ciascuna nota introduttiva. Ho in ogni caso riprodotto integralmente le sue lettere proprio come gli ha scritti il mio Antonimo - i testi. Per i criteri grammaticali valgono le disposizioni concernenti al precedente. Riguardante, il correlato metodo usato col “computer”; proponendo che: analoghe ragioni, - d’anacoluto logico – (c’è nella leggibilità). Vale a ricordare: che mi hanno “obbligato” a trascriverli esattamente, come raccolti, in trascrizioni. Per questo, in loro copiavo io bene tutto! Tutto, il suo carattere complessivo, a macchina! Mi sono personalmente preposto la preposizione semplice che obbliga ognuno ovunque il qualunque intendesse a scrivere del tempo degli anni 50. Ho così io riportato la stampa del 2000, con interventi, a mancanza della sua grafia, per quanto specialmente s’attiene, alla logica! Un’analisi contenuta, è stata già fatta, nell’affermazione dei ricordi e lettere copiate a cuore aperto. Un cuore forte e pieno di significativi battiti accelerati, con emozioni e sensazioni ricevute. Presi dai pensieri suoi scrive soprattutto di sé! Oggi le parole si chiudono e s’aprono come questa via sigillata tra il chiuso sterno di strada camminata e vissuta; ed Antonio sta bene! Oh sì: sta meglio dopo l’operazione, di come sopra aperto parentesi “chiude”). Le lettere DI SIMONE sono indicative per i giovani che vogliono un mondo migliore aprendosi alla libertà di pensiero a seguire le regole tra l’avanti parentesi (I GIOCHI AD OPERE MORALI). Una vita, da consumare, con l'ordinamento, della civiltà moderna; quale l’uomo deve avere: nel doveroso inizio… timore di Dio. Rispettare la genesi; con tutte le "indicazioni: in ESODO, per MOSE’. Scritti da leggere insieme al teologo della qualsiasi parrocchia meglio magari nella chiesa del suo quartiere. Vie che portano sulla strada morale la gente e i popoli di questa nuova ma vecchia tra i miei e i suoi "Pensieri". Io ho come ANTONIO l’antonomasia che osserva il “raggruppamento degli scritti in sezioni” che li comprendano opportunamente; ho preferito tuttavia rilevare, facendone in qualche modo dei corpi staccati, il rilievo ormai assodato del "Discorso di un italiano intorno alla lettera e la poesia che a volte ci rende romantici" e forse disarmante nei confronti dell’amore (cui si possono ritenere “connesse” le due comunicazioni in lettere e 9)componimento poetico proprio come i compilatori della "Bibbia in SALMI") e quello del "Discorso sopra lo stato presente dei costumi II commento e le note hanno spero accompagnano una buona porzione dell'intera raccolta, altri discorsi, saggi, prefazioni" ha “dovuto limitarmi” alla nota introduttiva, perché altre annotazioni, ulteriori in certi casi a quelle massicciamente fornite dallo stesso ANTONIO DI SIMONE, richiedono un dispendio di pagine e di forze non compatibile con questa mia scritta per lettera comune in lui e le ultime risalgono al 2008. Possiamo sicuramente aiutare la gente a vivere meglio perciò alla moltitudine di gente che vive e legge domani o un giorno qualunque queste lettere sanno raccontare che l’invito è venite e seguite lo spirito dell’unicità grazie a Dio. Scrivetemi al seguente indirizzo di posta elettronica “coop.newgeneration@libero.it”Con molti ringraziamenti. Antonio Tomaiuolo e DI SIMONE gli autori.”
IL SILEN ZIO E' VIRTU' DELLA…PERSONA C'è un silenzio di pace, quando il deserto dispensa della sua frescura, dandoci l'impressione che siamo ormai giunti al porto tranquillo e le vele sono Ammainate. C'è il silenzio del meriggio, quando sotto il sole battente cessano pensieri e movimenti E c'è il silenzio profondo, quando di notte si trattiene anche il respiro e ci si mette a orig1iare. Un antico proverbio afferma che ti CHI NON CONOSCE IL SILENZIO DEL DESERTQ NON SA COSA SIA IL SILENZIO ". E’ CIO' CHE ATTESTA COL BRANO CHE E' STATO CITATO ANCHE LO SCRITTORE FRANCESE ANTOINE DE SAINT. San Giro1amo, celebre traduttore latino della Bibbia: ebbene, egli scelse di abbandonare la chiassosa e mondana Roma, ove pure aveva vissuto raccogliendo successi, per ritirarsi nel deserto di Betlemme.  Il vero deserto non è mera assenza di suoni, come il deserto non è per nulla assenza di presenze. Anzi, i sensi diventano più vigili e i pensieri più limpidi e, così, si vivono esperienze ben più intense. Noi, immersi nei rumori e nelle cose, galleggiamo sulla superficie della vita e siamo ormai inadatti a scendere in profondità. Siamo incapaci di far pulizia nella mente e nel cuore, così da lasciarvi solo le vere realtà importanti. Non riusciamo a gustare pace e quiete, del fare e del muoverci. Ecco, allora, la necessità di un'esperienza di deserto e di silenzio per ritrovare Dio e il nostro io…
CAPPELLA DI FAMIGLIA NEL CIMITERO DI ORTANOV A Par da secoli chiuso la cappella di Ortanova 10)mio paese nativo.- Alla sua porta, fra le dita il rosario, siede il mendico, cieco e solitario. Chiusa è in eterno.  Gènte morta: quanta vi entrò, con dietro ardete cera e muto dolore.- Essere intorpidito e dare una sensazione di formicolio - umido le mura-, nelle crepe un'erba cresce, di un verde nèro.- Dietro del cimitero fra le tombe, i fanciulli ignari giocano e, una capretta pascola. Mi prende sempre un pò di malinconia e di struggimento, ogni le volte che ritorno nel paese natio della mia infanzia e vedo alcune chiesette, ove da piccolo avevo ascoltato la santa messa dono dell'insegnamento della dottrina cristiana che così si chiamava, quando io ero ragazzino, forse chissà osé ridotto a costruzioni abbandonate.  Erba e muschio s'aggrappano alle pietre e, se c'è uno spiazzo, possono talora venir fuori gruppetti vocianti di piccoli calciatori che magari usano la porta della cappella come sostituto dei pali del loro ideale campo di calcio.  E' Umberto Saba, il famoso poeta triestino, a evocare una scena simile nei suoi versi così nitidi e intensi. Non li ho citati per una sollecitazione della nostalgia e del ricordo. Questa volta vorrei stimolare un'azione pratica, un impegno personale o corale: cerchiamo di salvare dal degrado o dall'oblio una di questi cappellini o almeno un'edicola sacra posta su una strada. Non sono segni solo di fede, ma anche di vita, di morte, di dolore di speranza. Conficcati nel cuore della nostra moderna distrazione o superficialità). Potrebbero ancora avere una parola da dire, potrebbero essere ancora asilo quieto per l'anima. IL CAMMINO. Non sei Né sei il centro dell'universo. Fai parte di questo universo immenso meraviglioso. E ogni parte ha il suo posto, ognuna è importante SEI UN UOMO O UNA DONNA IN CAMMINO… E aprendoci alla verità e alla luce, che tutti noi a poco a poco scopriamo il mistero nascosto del nostro essere e ciò che significa far parte dell'universo. E forse percepiremo il cuore di Colui che è all’origine di questo universo cosi bello e della bellezza che è in noi. Qui si dovrebbe sostare per ascoltare il battito dell’anima, per 1ncontrare Dio e la sua parola, per intercettare il linguaggio del creatore e scoprire le risposte alle nostre domande profonde. VENIER ci invita, soprattutto a ritrovare l'armonia col Creatore e col creatore a sentire il fremito del. cuore di Colui che è all'origine della bellezza presente in noi e fuori di no! Ma c' è una frase sulla quale vorrei porre l’accento " SEI UN UOMO O UNA DONNA IN CAMMINO. Mai come ai nostri tempi, nostri giorni apparentemente così scanditi dalla velocità e 11)dall'accelerazione, si è stati coli fermi e pigri nello spirito. Il corpo corre, ma l'anima non lo segue. Gli occhi vedono meraviglie, ma il cuore non le percepisce. Le relazioni sono fittissime, ma appassiscono subito, lasciandoci nella solitudine. Ecco, allora, la necessità di mettersi in cammino interiormente, cioè di ritornare a cercare e a sperare. “Canta e cammina, anima mia”. Anche tu, o fedele di chissà quale fede, oppure tu, uomo di nessuna fede. Camminiamo insieme! E l'arida valle si metterà a fiorire. Qualcuno, Colui che tutti cerchiamo, ci camminerà accanto.
MIO PADRE Mio padre Domenico De Simone, mori nel lontano1958, per vecchiaia. Io, per forza maggiore, per assoluta, necessità lavoravo lontano dal mio paese natio senza quindi gustarmi, godere gli ultimi anni ultimi giorni, gli ultimi respiri della vecchiaia del mio povero padre che per lui io ero la pupilla degli occhi di immaginabile affetto paterno e, all'atto del suo decesso, fu un vero pellegrinaggio di gente accompagnandolo fino alla sua dimora eterna"CITTA’ DEL PROFONDO SILENZIO…", dove sul grandissimo cancello impressionate maestoso del cimitero di ORTANOVA (FO) Si legge: OMNIUM FINIS ET INIZIUM DEUS “(significa Dio è il principio la fine di... tutti. Apro una parentesi forse fuori argomento parlando anche ciò che ho sempre impressionatamene letto prima di entrare nel cimitero di Bisceglie (BA) Dove vivono alcuni miei famigliari: CHIUNQUE TU SIA CHE ENTRI IN QUESTA CITTA' DI MORTI PENSA CHE ESSI FURONO CIO' CHE ORA SON QUELLI -OSSA POLERI E NULLA SOLO SUPERSTITE LA VIRTU’. Nemmeno posso tacere del filosofo" poeta Giovarmi Bovio di TRANI (Bari) il quale lasciò scritto alle future generazioni: DITE DITE AI VIVENTI CHE AI MORIBONDI, SCIENZA STATO ORO LACRIME TUTTO PER VANO TRANNE IL DOVERE " . Riallacciandomi quanto innanzi detto, avevo desiderato tanto che mio padre potesse vivere qualche anno ancora, ma, la voce della sua compagna amatissima (mia madre Mariantonia Sinibaldi} ottenne dal Signore Iddio che la raggiungesse in quell'altro mondo per vivere sempre uniti senza mai più separarsi in eternità. Certo, furono per me indescrivibili amarezze le amarezze per non aver potuto più rivolgergli le ultime affettuose parole, propriamente nell'attimo dei suoi ultimi respiri, né senza dargli l'ultimo addio che avrebbe voluto negli ultimi istanti estremi della sua Vita...Considerai perciò, la sua morte come l'ultimo sacrificio che nel suo amore paterno, egli mi ha sempre 12)particolarmente rivolto, affetto senza fine, poiché ero l'ultimo dei sette figli di quella numerosa famiglia...Di tutto ciò ch'io ho ereditato da mio padre il suo ricordo, la sua immagine trasfigurata è per me ciò che ho di più di qualsiasi altra cosa al mondo.
BISOGNA AVERE SEMPRE IL BUON’UMORE E IL BUON SENSO.- Durante la mia giovinezza e parlando a me stesso ricordo i 17 od 18 anni, ho letto su di un quotidiano che mi sfugge quale sia stato -un predicatore, al termine di un'interminabile omelia, si rivolge retorica-mente ai fedeli; ”fratelli miei, che altro potrei dirvi? Una voce dal fondo della chiesa risponde prontamente. " A M E. N “. “Padre, mi accuso di guardarmi allo specchio molte volte al giorno e di trovarmi bella… Non angustiarti, fig1iola; non é un peccato, è un errore.  Ricordando, ch'eravamo nel tempo" delle vacanze e infrangere la seriosità delle riflessioni quotidiane con due disti desunti dall'Abbecedario del buonumore e buon senso Che mi inviò l’autore predicatore, se non erro si chiamo Giovanni Dan un sacerdote, scrittore e poeta che conobbi, quando io ero seminarista. Tutta la gamma dei soggetti è ben rappresentata, anche con quella caratteristica maschilista che nella barzelletta predilige per lanciare i suoi strali le donne. Al cimitero una vedova ha fatto scrivere Sulla tomba del marito defunto.”. RIPOSA IN PACE, FINCHE’ VERRO’ A RAGGIUNGERTI… Io, però, vorrei porre l'accento sul tema dell’ironia che è una spezie necessaria per insaporire la vita, così come lo è il sorriso, l’allegria, lo scherzo bonario.- Risulta, però, un aspetto che ci deve mettere in allarme.- Ai nostri giorni non ci si sa fermare.- L’accesso ha intaccato anche la satira. E così si precipita nel dileggio, nella derisione, nello scherno, nella Dissacrazione. Il motto pungente lascia spazio al detto volgare. L'osservazione mordace è sostituita dall’attacco pesante. La critica graffiante lascia il campo alla tracotanza grossolano. Per questo é necessario, da un lato, ritornare alla lievità dell’umorismo vero e, d'altro lato, riscoprire il controllo di sé, prima di precipitare nell'offesa e nella pura e semplice cattiveria.
FALSI CREDENTI SENZ’ANIMA COME GIUDA… Non solo la fortuna è cieca, ma spesso rende ciechi anche quelli che ha abbracciato: così essi si lasciano trasportare dal disprezzo e dalla superbia, prepotenza, arroganza…e nulla è più insopportabile di un uomo stupido e fortunato. Come non condividere la considerazione di CICERONE nella sua opera e sull’AMICIZIA? La fortuna, intatti, non è sufficiente scorrere le 13)cronache per vedere quante stupidaggini crede di potersi permettere chi è stato baciato dalla buona sorte, soprattutto economica. Vedi articolo: LE PREGHIERE DEI FALSI CREDENTI; SUPERBIA E STUPIDITA’, UMILTA’, ARROGANZA E PREPOTENZA. E’ questa la prova più ardua perché dall’alto della buona sorte ti sembra di avere una statura superiore, mentre sei come prima, peggio di prima, come “GIUDA, NERONE, DON RODRICO senz’anima e senza cuore e, quindi, misconoscendo Cristo L’ONNIPOTENTE UNIVERSALE…“La fortuna è il nostro maggior inimico, perché ci fa diventare cattivi e non solo, leggeri, di mentalità, provocandone maggiori insolenze e, a nostri ricordi ferocemente barbuti. Scrive continuando lui – inumani; avendo i peli sul cuore come sì vuol dire: barbari. E’ perché la maggior prova per un uomo è resistere alla fortuna più che all’avversità. I BUGIARDI I bugiardi sono almeno di tre tipi.- Quelli che hanno la bugia nel sangue e mentono per abbellire la realtà.- Quelli che dissimulano per evitare conflitti.- E poi i bugiardi più moderni, quelli che dicono: Mi hanno frainteso.- G o l d o n i ha dedicato un'intera commedia al Bugiardo: in essa uno dei personaggi, confessa che" le bugie sono per natura così feconde, che una ne vuole partorire cento ".-Effettivamente quando si entra nella spirale perversa della menzogna, l'accumulo delle falsità è esponenziale perchè una serve a tamponare gli effetti deleteri ( dico deleteri ) dell'altra, in una sorta di catena infinita.- Dei bugiardi ho trovato qualche tempo fa in un articolo del saggista Edmondo Berselli la triplice classificazione sopra citata.- E' facile incrociare dappertutto sia i mentitori " n a t u r a l i " (quelli che, per natura e bisogno quasi fisiologico, ricorrono alla verità solo quando sono a corto di bugie ) e i dissimulatori per quieto vivere.- A proposito di quest'ultimi, Greene osservava che, "se non avrete mai creato ostilità, è segno che non avete sempre detto la verità t'.- Ma particolarmente interessante è la terza categoria, quella dei "bugia,!: di più moderni ", tra i quali brillano quei politici che, dopo avere rilasciato un'intervista senza remore, di fronte agli esiti imprevisti reagiscono dichiarando di essere stati fraintesi dal giornalista o dal pubblico.- Per tutti, comunque, sarebbe utile -se non sempre -almeno più spesso praticare il motto evangelico: Il vostro parlare sia: sì, sì, no; il si più viene dal Maligno ".
IL CRETINO INTELLIGENTE E' ormai difficile incontrare un 14)cretino che non sia intelligente e un intelligente che non sia un cretino.- E dunque una certa malinconia, un certo rimpianto e, tutte le volte ci assalgono, quando ci imbattiamo in cretini adulterati, sofisticati.- Oh i bei cretini di una volta! Genuini, integrali. Come il pane di casa, come l'olio e il vino dei contadini.- Queste sono parole sarcastiche di Leonardo Sciascia, presenti nel suo diario pubblico che ancora oggi ricordo bene".- Nero su nero.- Certo, c'è una vena costante di pessimismo negli scritti di questo famoso autore siciliano.- Tuttavia come si fa a non condividere il suo sdegno nei confronti del cretino intelligente?- C'è, infatti, una lezione di saccenti che sono sempre pronti a dire tutto su tutto, con arroganza, con disprezzo di ogni altra ragione, con un'enfasi cattedratica che vorrebbe demolire ogni reazione.- E questa appunto la categoria del cretino intelligente che si distribui-sce equamente in tutte le sfere sociali, dall'aula parlamentare alla metro-politana affollata.- I “bei cretini di una volta" non si atteggiavano a intellettuali, non pretendevano di convincere ragionevolmente, e alla fine in loro c'era una vena di semplicità inoffensiva.- Ma la lezione che dobbiamo tutti imparare - perchè un piccolo germe di cretineria intelligente alberga in ogni mente -è quella dell'umiltà e, almeno, della cautela, del ritegno, del pudore.- Riuscire a fermarsi a metà, dopo essersi imbarcati in uno sproloquio; frenarsi quando ci si accorge che siamo saliti in cattedra e stiamo giudicando e pontificando a livello planetario; bloccare l'entusiasmo nelle nostre capacità: ecco qualche antidoto per guarire da questa forma moderna di cretineria…
IL FIORE E IL GIARDINIERE Fra tutti i fiori non ce ne sono due che si assomigliano e che possono dirsi uguali, se non per l’abbandono che essi fanno di se stessi all'opera del giardiniere. E' curiosa la genesi dell'opera più famosa del gesuita, grande maestro spirituale: l'abbandono alla Provvidenza non fu mai scritto in senso stretto dal suo autore che, raccolse una sequenza di frasi e brani desunti dalle lettere di direzione spirituale. Abbiamo scelto da quell’antologia un frammento con un'immagine suggestiva. Affascina sempre i11avoro del giardiniere che sa tagliare senza ferire, curare senza prevaricare, attendere senza disperare. Già Isaia e lo stesso Gesù del vignaiolo hanno tratto parabole e simboli religiosi straordinari. Ma qual è la lezione che ci insegna il gesuita francese? I fiori sono simbolo delle creature umane con la loro libertà, la loro diversità fisica e interiore, la loro carica di bene e di male. Esse sono affidate alle mani di Dio che si 15)china su di loro ed esse non possono ignorare questo passaggio. Ecco l’abbandono necessario, raffigurazione della fede che è fiducia. C’è dunque una certezza da ricostruire dentro di noi: non siamo abbandonati a noi stessi ma una presenza invisibile eppur efficace, sorgente di pace. Niente può sfuggire al divino sguardo: esso si posa sui più piccoli fili d’erba come sopra i cedri. I granelli di sabbia sono sotto i suoi piedi così come le montagne; ovunque voi posiate il piede, lui è passato.
Per quei cinquanta esami! Non è che non ci abbia creduto, ma meglio faccio se ti scrivo cosa penso dell’educazione. Nessun privilegio da parte del generoso e gentile suocero. Veramente piacevole scrivere la percezione della quale pongo lo spreco; che: per una sola volta viva la parte dell’uomo che cerca per non fallire…a sorprendere! Deviazione che: vuol gratificare piazzando la pagina scritta alla persona fidanzata con Luigi mio figlio; e non allo studio. Esami: Cerco da solo la buona condotta, con…poca attenzione accordata dalla moltitudine d’esami fatti bene. Sul serio scrivo senza nessuna costrizione, i dubbi che: non ci sono per Gessica. Persona, della quale, ha studiato: l’aspetto e la preparazione. Quale a me piace molto; ma in questa lettera non c’è storia. Alla concessa battuta cieca; sa di non esserlo ironico “ancora senza pretendere troppo” tentativo, di capire da dove nasce la buona educazione.
LA BUONA EDUCAZIONE
La buona educazione di una persona si giudica, dal contegno ch'essa tiene anche soprattutto per la strada, ricordando a scuola l'ammonimento di Edmondo De Amici, nel suo cuore.- Se così fosse, non avremmo di che gloriarci ai nostri pomi.- Lo stare in tavola é l'altra cartina di tornasole classica per la verifica del galateo-. L'idea ~ abbastanza originale perché non si ferma sul mero comportamento esteriore ma sullo sti1e. Non far pesare un difetto a una mancanza altrui è segno finezza e di generosità. Si, perchè spesso chi. Rimarca i limiti degli altri " in proprio, un individuo zotico, rozzo cafone Purtroppo ai nostri giorni, con la scusa di combattere il formalismo. Sì è caduti nella sbadataggine e nella volgarità. Se poi si vede una manchevolezza in un'altra persona, sì è subito pronti a cavalcarla in modo sguaiato, attaccando negli altri ciò che noi stessi per primi allegramente pratichiamo. Alla radice di tutto c’é, comunque, la mancanza di stile, di dignità.  Un'assenza che spesso parte dall’alto, da certi comportamenti pacchiani e stolti di persone e sì dirama diffondendosi nei gesti quotidiani di tutti, creando così un'atmosfera 16)generale sboccata scurrile e triviale.
LA FERITA DI GIULIETTA (RACCONTO) Giunse di mattina presto, con l'impermeabile nero lucido di pioggia. Era un uomo di circa cinquanta anni e naturalmente non poteva essere un soldato. Era il 1944, c'era la guerra: " SECONDO CONFLITTO MONDIALE E’ bollita l'acqua salata? Mia madre accennò a una pentola che bolliva sul fuoco. Bene, la spenga e la lasci freddare. Mia madre si affrettò a togliere la pentola dal camino. Poi, lentamente, dopo un pò la travasò in un recipiente di vetro. Intanto l'uomo e mio padre erano scesi nella stalla buia. Chi é? - domandai a mia madre. Il veterinario -rispose Giulietta. Si è ferita e bisogna curarla. Ha un taglio su una spalla. Forse un vetro o forse un paio…Chissà. Giulietta era un’asina dal mantello marrone chiaro e costituiva la nostra vera ricchezza. Non solo ci trasportava, a me e a mia madre, al paese o in campagna, ma ci era utile per portare l’acqua al casolare l’acqua con le damigiane, il fieno per le pecore, il grano per le galline, le oche ecc. ecc…Sembrava esile, ma invece trasportava in salita carichi pesanti di erba fresca, sotto I quali a volte si piegava, ma poi con uno scatto si riprendeva e andava avanti. Scendemmo nella stalla e potei vedere la ferita. Era un taglio nero, quasi all’altezza del co11o. Il veterinario lo lavò con acqua tiepida e salata e un panno bianco per asciugare la ferita. G1ulietta non si mosse, il veterinario lavò a lungo, molto delicatamente. Ma poi dovette cucire il taglio con un grosso ago e spago. La povera bestia soffriva, si piegava, da una parte, allungava il collo per il dolore, ma rimase sempre zitta e, di fatto, non si mosse.- Purtroppo con la guerra non ci sono medicinali per disinfettare la ferite. Disse il veterinario - anche l'alcool non si trova più Voi non avete per Caso della grappa fatta in casa? Aveva parlato quasi sottovoce, perché la grappa fatta in casa era proibita. Mio padre scosse la testa e disse: no, ma la troverò. Bene! Allora, anche tre quattro volte al giorno, versatela direttamente sul taglio. E speriamo di arginare infezione. Con l'aiuto di Sant'Antonio forse se la caverà. Se ne andò. Mio padre tornò con la bottiglia di grappa che aveva, comprato, dai contadini vicini. Mia madre invece incollò con colla di farina il santino di Sant'Antonio, protettore degli animali, in bella vista sulla parte interne dell'uscio della sta11a. Furono giorni di trepidazione. Per noi che vivevamo in campana, in quel tempo in cui mancava anche il pane, la morte di un animale era un lutto. La morte di una gallina o di un'oca era perdita di uova 17)utilissime al nostro sostentamento, la sorte di un coniglio, significa l’impassibilità di mangiare carne almeno una volta ogni tanto, la morte di un’asina poi era una vera e propria rovina" perchè quella esile animale era la base di tutta la nostra povera economia: serviva per il trasporto prima di tutto, ma anche il suo latte era per noi importante. Ci dovevamo affidare per forza a una grande pulizia della ferita e alla grappa come disinfettante. Non c’era altro…La penicillina che certo avrebbe arginato l’infezione, a quel tempo era quasi impossibile trovarla perfino per le persone. Comunque Giu11etta si salvò. Mi chiedo ancora se fu grazie al veterinario, alle cure dei miei genitori o a Sant’Antonio.
“L’ABITUDINE” L'abitudine é l'abitudine. Non Sì Può sbatterla fuori della finestra bisogna invece, a forza di persuasione, farle scendere le scale un gradino alla volta. Tutti ci troviamo tante volte a fare gesti inconsapevoli ritmati da un’abitudine plurienna1e…Molti sono gesti abitudinari necessari; sì pensi solo al respirare che, per fortuna, ci viene naturale senza consapevolezza specifica. Altri atti non sono obbligatori: anzi, in alcuni casi possono essere deleteri. In quest'ultimo caso da abitudine "trapassano in vizi. La morale da dedurre è abbastanza semplice (Un po’ più complesso è invece, il metterla in pratica). Superare un difetto fisico e morale è intatti frutto di un lungo esercizio. Non si perde un vizio basta solo pensare a quello del fumo per intenderci - con una decisione unica e irreversibile -. Devi proprio, come dice uno scrittore, scendere gradino per gradino, quasi come fanno i bambini che prima saggiano il terreno, poi fanno più tentativo e solo alla fine conquistano il nuovo spazio per riprendere da capo l’operazione.- Non per nulla la parola “A S C E S I” nella sua genesi greca significa" ESERCIZIZIO”. E prima di riuscire a volteggiare libero nell’aria l'acrobata deve passare giorni e giorni in una serie di atti modesti e reiterati che progressivamente lo liberano dall’impaccio e dal limite. Altrimenti si rimane a terra, imprigionati nella propria gravità è fino al paradosso denunciato da un altro scrittore: UN VECCHIO NON HA PIU’ VIZI, SONO I VIZI CHE HANNO LUI…
LINVIDIA E COME UNA ROGNA INGUARIBILE Che cos'è l’invidia? E dire: quello che hai tu è mio, è mio, è mio. Non proprio. E dire: ti odio perché tu hai ciò che io non ho e che ardentemente desidero. Io voglio essere, si, ma nella tua posizione, come le tue opportunità, con il tuo fascino, la tua bellezza, le tue 18)capacità e la tua ricchezza spirituale…L’invidia è un'afflizione dello spirito, e a diffèrenza di altri peccati della carne, non provoca piacere a nessuno. E’ un'emozione dolorosa per chi la prova, che ha effetti ugualmente dolorosi negli altri. Ormai, io, giunta al traguardo degli 90 anni. Ho citato alcune frasi che dedico a questa sindrome che, in forme diverse e con grandi differenti, affiora nell'anima di tutti. Due sono le considerazioni che vorrei fare. La prima riguarda la natura ultima di questo vizio. Esso non consiste tanto nel voler avere ciò che l’altro possiede in doti e qualità. No, è in profondità l'odio per quello che l'altra persona rivela di avere: "Ti odio perchè tu hai ciò che io non ho e che ardentemente desidero". E' per questo che spesso l'invidioso non si accontenta di rodersi dentro, ma semina calunnia, desidera distruggere i pregi altrui, giungere a sognare la sparizione di chi lo supera per valore. C'è poi, un'altra nota da ribadire: " L'invidia è un'afflizione dello spirito ". Si, invidiare è tormento che non lascia tregua e amareggia l'esistenza. Aveva ragione un grande scrittore e poeta che mi sfugge il nome quando la definiva con un"immagine efficace come" il verme roditore" dell'anima e del corpo e "la radice di mali infiniti".
L'UCCELLO CHE CANTA DI NOTTE Il popolo degli uccelli è vasto, e tra di essi ce ne sono di maestosi. Ad esempio,il passero non appartiene certo all'assemblea dei "grandi : pesa un nonnulla, il suo piumaggio è scialbo, il suo cinguettio discreto. Le aquile abbondano sulle bandiere dei paesi conquistatori. Il passero, invece, non incute soggezione, è buffo e grazioso,forse un tantino insolente. Il suo corpo minuscolo esulta di leggerezza e di semplicità, è una strofa viva uscita dal poema del Creato e che modula gioiosamente l'aria della libertà. Anche sul mio terrazzo, che già vive la primavera, i passeri in modo particolare si sono affacciati, impauriti solo dai più prepotenti merli; CHE DIRE DELLE RONDINE…?-ritornano incredibilmente sempre allo stesso vecchio nido custodito gelosamente in posti sicuro affinché nessuno potrà rapirli…! E' veramente una gioia vedere questo uccello e altri ancora, rivestito come un fraticello francescano (non pèr nulla in francese è chiamato moineau, da moine, "monaco”), becchettare libero, bagnarsi nelle piccole pozze d'acqua, esprimere la sua felicità di essere in vita, libero, senza preoccuparsi del domani. Penso così alle dolci e intense parole che gli ha dedicato la scrittrice francese EX Silvie Germain nel suo libretto"Portare il peso del tempo". L'uccello sopra detto aveva attirato anche 19)l'attenzione di GESU’ (VEDI CITTA' APERTA - SERVITIUM) che ho letto tempo fa che, ricordava Matteo come i passeri e gli altri volanti semplici e modesti "non seminano, non mietono né ammassano nei granai, eppure il Padre celeste li nutre! A noi sempre incupiti, preoccupati nel guadagno, tesi al successo, desiderosi di predominio, essi insegnano la serenità, il distacco, la gioia di vivere, l'armonia del mondo. Realtà queste di cui non conosciamo più il , sommerso immersi come siamo in cose sofisticate, in possessi pesanti, in piaceri spossanti. "Il possesso conclude la Germain ci offre un'immensa lezione: come trasfigurare la povertà in festa,la vulnerabilità in grazia. Malattia e dolori (fantasia )Un malato non è più un uomo, nell’accezione…comune. Ha superato di colpo le tappe che richiedono anni di applicazione: filosofia, storia religione hanno lunghe sedimentazioni nel cuore di un uomo sano; in quello di un malato la sedimentazione avviene a ritmo vertiginoso. L’ascesi mistica, e la rinuncia teorica, la verità comunque libera da egoismi tutto questo arriva con il male. La malattia è una delle esperienze che, prime o poi, tutti compiamo con esiti diversi. Per alcuni, diventa una bufera che tutto scuote e devasta, inacetendo il cuore ed esacerbando lo spirito. Per, altri, invece, può diventare l’occasione di una vera e propria trasfigurazione. Per tutti, comunque, è un momento di accelerazione: ciò che prima si viveva in ritmo lento è scosso e acquista un movimento vertiginoso. In uno dei tanti romanzi che ho letto: “APPROSSIMATO PER DIFETTO” un’intensa meditazione sull’esistere o morire. Certo è che il dolore ci costringe a guardare la realtà con occhi diversi, ci scuote dalla banalità e dalla superficialità, ci riporta all’essenzialità, ai valori ultimi, alla “verità libera da egoismi”. La sofferenza forse l'unico mezzo valido per rompere il sonno dello spirito. Nel tempo della prova ci compie forse la maggior maturazione della coscienza…
MALATTIA E DOLORE (fantasia) Un malato non è più un uomo, nell’accezione…comune. Ha superato di colpo le tappe che richiedono anni di applicazione: filosofia, storia religione hanno lunghe sedimentazioni nel cuore di un uomo sano; in quello di un malato la sedimentazione avviene a ritmo vertiginoso. L’ascesi mistica, e la rinuncia teorica, la verità comunque libera da egoismi tutto questo arriva con il male. La malattia è una delle esperienze che, prime o poi, tutti compiamo con esiti diversi. Per alcuni, diventa una bufera che tutto 20)scuote e devasta, inacetendo il cuore ed esacerbando lo spirito. Per, altri, invece, può diventare l’occasione di una vera e propria trasfigurazione. Per tutti, comunque, è un momento di accelerazione: ciò che prima si viveva in ritmo lento è scosso e acquista un movimento vertiginoso. In uno dei tanti romanzi che ho letto: “APPROSSIMATO PER DIFETTO” un’intensa meditazione sull’esistere o morire. Certo è che il dolore ci costringe a guardare la realtà con occhi diversi, ci scuote dalla banalità e dalla superficialità, ci riporta all’essenzialità, ai valori ultimi, alla “verità libera da egoismi”. La sofferenza forse l'unico mezzo valido per rompere il sonno dello spirito. Nel tempo della prova ci compie forse la maggior maturazione della coscienza… Antonio Tomaiuolo Via Massimo d’Azeglio N°75. 71043 Manfredonia (Foggia ).
X il Signor Mazzitella Giuseppe Via M. Vintone, N° 7. 87020 Cittadella Del Capo (COSENZA).
Amico guarda e pensa qui non si fa credenza, gentilezza e cortesia tu ne avrai, ma un soldo di credenza tu non l’avrai, ma un giorno per essere così in grado perso l’amico e non fui più pagato.
Intendo cominciare così come sopra ascritto questa lettera, giusto per farmi riconoscere; e credo sia giusto: conoscere lo spirito e sentimento dell’interlocutore - tuo compagno – dei quali ha e, abbiamo vissuto per più di due settimane affianco al proprio letto stanza 25 in Riabilitazione cardiologia. Chiaramente inizierò come si fa per ogni classico pensiero… e innanzitutto ci siamo chiarito per ogni discorso e disaccordo inopportuno per malintesi e non per trascuratezza o rispetto. Bene! Carissimo uomo, amico, padre, nonno e figlio, cugino dello zio Gesù Cristo che salva la parola del vivente. Il quale non propizia mai per fregare “ognuno, ovunque il qualunque essere d’appartenenza allo spirito naturale dell’uomo – figlio del padre celeste. Bene! Di come sopra affermavo, voglio ricordare affermando la parola vivente del nostro Salvatore amico di tutti compreso noi che facciamo parte della gente comune. Lui mi avrebbe suggerito l’improprio per il proprio e avrebbe scritto, in altre parole il mio col suo d’adesso tuo!  Ti chiamerò per nome perché come disse il signore la famiglia è di Dio gli amici si cercano ed io sento come te di cercare infondo la perla. Per scendere in fondo al mare l’uomo in genere ha bisogno dello scafandro; ma noi non cerchiamo la perla materiale, ma quella spirituale che a seguire troviamo nel giudizio tra il frutto buono e la zizzania. Tu per me sei come il campo di grano. Ti ho 21sentito parlare e come uomo, amico del cristo vivente hai in te impresso quello che io chiamo: il sentito religioso della gente comune e non…, ma che ascolta l’amicizia della quale costa cara come la località e, mare di zona del tuo paese. Amico mio ti scrivo questa letterata per capire o perlomeno ci proviamo. Proviamoci insieme a capire il “Medico e il paziente”. Io ci provo a spiegare la mia motivazione. Ho insistito più del solito impegno per sentirti ed avere i tuoi indirizzi. Tutto per poter avere la possibilità di scriverti e farti sentire di come sono contento farlo col cuore aperto al Signore nostro Salvatore. Al mio paese quando incontriamo persone buone… come lo sei tu Giuseppe – è meraviglioso descriverlo col sentito di come appresso scrive Antonio in parola volgare “SEI BUONO COME IL PANE”, è il massimo per una persona umana sentirsi questo ricordo! Il rapporto tra medico e paziente è molto complesso: del primo ci rimane il suo destino fase della vita introdotta nell’amor nostro. In altre parole lascia alla gente sapere della gioia. Traballando col sapere delle persone arrivate in cima o al mare e, sapendo il cielo dove andare occorre lo spirito san per conoscere l’anima e, la sicura scienza dell’umiltà, del secondo fiducia e persuasione. Purtroppo il primo sovente ha fretta e il secondo paura, sicché talvolta il medico appare poco umano o il paziente impazientissimo. Già avuto occasione di evocare il sarcasmo che spesso accompagna medici e medicina. Per tutte basti la battuta del malato immaginario dica che di un medico nota: “Ne deve avere ammazzato di gente per esser diventato così ricco”. Ben diversa e più fondata è la considerazione che trovo nel libro il nuovo galateo di ARBORIO MELLA. Essa riguarda la relazione che intercorre tra medico e paziente. Una relazione che dovrebbe essere segnata dalla pazienza, sia da parte del medico curante che spesso sì accontenta di sbrigative affermazioni, sia da parte di colui che è chiamato”paziente” ossia “colui che patisce” nella sofferenza ma che dovrebbe essere anche “paziente” nel senso più ovvio del termine. Ebbene, questa osservazione può acquistare un valore più generale. I rapporti nella società contemporanea sono spesso tesi proprio perché non sì ha più pazienza si reagisce prima ancora di aver ascoltato l’altro, si dialoga ma con lo sguardo all’orologio. Ritroviamo il dolore che spezza, perciò, la capacità di essere in relazione col prossimo nella paziente serenità del confronto. Siamo partiti coi medici; finiamo con una battuta divertita su di loro. Un mio amico qualche tempo fa ironizzava: “Mia 22)moglie soprappeso è andata da un famoso dietologo. In due mesi ha perso duemila Euro! Bene! Io non so perché voglio farla così lunga questa lettera e a motivarla con molto superfluo: forse è per intenderci nella verità e giusta religione che insieme approvando la fede in Dio tutto il peso rientra nel succinto della perla come pensiero religioso e come il cristo vivente è leggero il giogo del San Dio lassù. Scusami se ti faccio venire il mal di testa, ma non lo rimprovero se smetti di leggere e ritorni a fare le tue cose nel giardino o faccende di casa, aiutando la tua consorte ecc. Ciao Giuseppe, tempo che, ha poca considerazione forse; ma l’invito è venite dentro questa lettura anche se incongruente per seguire il mio, suo, proprio canto e spirito angelico. Oltre quello spazio temporaneo l’Anima smorta, continua ad essere sofferente, del peccato essi, s’aiutano tra loro e i corpi assopiti ricordano le affermate cose col ricordo giusto. Bene! Intendo farti usare l’arma del subacqueo scegliendo il profondo animo non il mare, per vedere o bagnarsi come fanno oggi i bagnanti dell’estate per poi stendersi sulla spiaggia respirando con le narici l’aria salmastra, sabbiosa e vedersi la pelle il giorno appresso color cioccolato. Carissimo Giuseppe, usi l’arma della fantasia, mettiti lo scafandro e, scendiamo giù in questa lettura, il mare profondo, “meraviglia” da navigare a pancia in...insieme il tramonto”. Vivici, se puoi anche tu, dentro l’unico, cuore il raccolto, la poesia, l’amicizia, per lo struggente corpo legato alla navicella celeste, nella parentela della famiglia, che è spessore infinito, dal tempo di Dio.
Io sono consapevole di non scrivere la lettera del tramonto bene, ma mi piace rischiare perché sento le difficoltà che all’alba s’appropriano tutte le parole che portano a Rischiare bene. I pensieri in congiunzione <anacoluto > sgrammaticherebbero oggi, sull’intera lettura, azzardata dalla poca conoscenza. Dedicato agli studi). Qual, mi uniscono alla religione accentuata sempre per credere al verbo infinito di Dio. Sempre congiunta a Cristo suo figlio lo spirito santo; e, ridere oggi, dopo il tempo, antico, sulla continua ora, giorni, settimane, mesi e anni amico Giuseppe. Sì rischia d’apparire…“stringendo la parte nuda. La quale si mena”; in quest’era moderna spartire sbalorditivi e sorprendenti tempi di poemi classici “antichi”. Piangere in codesto tempo…mostrandosi: sì rischia di risultare, a sorgere sentimentali.Fin qui giustamente la parola si manifesta patetica altro che poetica, perciò in sollucchero tendere la mano in estasi repentagli il coinvolgimento 23)da esporre i sentimenti così come pone noi stessi, dal condotto che, scarica tutti i pensieri appena li ricevono; viceversa, il serbatoio di cui faccio parte nel correre, i rischi dei proemi ascritti che, sono tante in romanzata famigliare, spirituali, amiche e compagnie s’attende che scriviamo prima l’introduzione fino a, quando colmiamo nelle parole i poemi in stile balneare e spirituali canti che si raggiungono i corpi delle tante vacanze consumate in nostra presenza. Lo spirito indovina sempre, col corpo naturale e, in lirici sensi sì assoggettava della quale parola caratterizzano ciò che può dare chi opera e pensa senza impoverire l’ispirazione composta dal cuore unico Dio. Fin qui, si capisce il passaggio poetico, dell’autore che, s’esprimesse i personali sogni delle proprie idee, davanti ad una folla rischierebbe di perderla come il vangelo Matteo cap.14, 22 33 dopo aver moltiplicato i cinque pesci e i due panano ai cinquemila uomini oltre alle donne e bambini, amarono mettendo a qual volta repentagli di non essere riamati, come vivere è di morire, sazi o digiuni sempre nel San, di sopra scritto in capitolo 25, convivendo nella moltiplicazione del raddoppio, e, non rischiano, nulla, per niente resterebbero, con i talenti e, parabola, giusta, come le lampade aia, alle 10 vergini che, rappresentano, il cielo e l’olio, della vita e questi giustificano i servitori, che non andranno, allo strozzamento della quale, stroncano, la vita, bensì all’Eterno e, sia per l’uomo che lascia oggi intravedere la fede, sia le discrete s’amassero nella speranza, dello sposo, per dimostrazione d’aver riempito le lampade dello spirito che, offrisse ubbidienza armonica col canto del tocco musicale del maestro, Signore sia benedetto, il miracolo vestito della luce umile via della verità, assicura per l’assicurazione la garanzia della sorgente - vita Elias. <Noè > l’Elia di recuperati corpi a tempo del vissuto, vivente; il vecchio stile nel moderno, modo di destare parole a conoscenza dell’anima - sperare ancora per non morire; in Luca, capitolo 15, versetto fino al 31. - Qual, bisogna leggere con molta attenzione scarnire bene, il significato, della pecorella smarrita; così come il dramma del ritorno del figliolo prodigo riversato dentro i sentimenti del servizievole fratello maggiore rimasto col padre ad osservare le leggi spirituali naturale e non soltanto del cuore o della ragione per accorgersi che di là da tutte le situazioni difficili sul piano morale e sociale. Ci possono essere sempre di recupero! Non tanto sul piano psicologico o di gratificazione umana. Sì rischia del proprio esistenzialismo e, tempo. Sì rischia, però quello che per davvero tu mi hai detto in San 24)Giovanni Rotondo.- Ricordi? Sì spero proprio che tutto questo appare rilevante alla disperazione - Vera? Così, come allora, il punto incapace, s’accoppa e tenta, d’insorgere nel fallimento, ove i rischi vanno corsi, poiché il pericolo maggiore nella vita è non rischiare nulla. Tra la misura bugiarda, la verità, che, poterono portare personalmente parole e pensieri a me Veri come la presenza tua in chiesa. Ora ti auguro pace e amore come il giorno che abbiamo insieme consumato il pasto del sacramento e uscimmo forte e sicuri da dentro proprio come questa lettura incongruente.
Manfredonia 03 Agosto 2008. Posso ora chiudere la lettera salutandoti affettuosamente come: il sentito che abbraccia la vera religione di Dio padre; nella chiesa di famiglia, ciao Antonio Tomaiuolo.
MOSCHE  E  CALABRONI Arrecare fastidio o molestia; disturbare, infastidire, seccare. La giustizia di questo mondo somiglia a quelle ragnatele ordite in lungo, tessute in tondo, che si trovano nelle vinaie. Dio guardi mosche e moscerini che vi bazzicano un pò vicino; pungano subito il delitto non appena vi si impigliano. Invece, i calabroni bucano, passano senza danno, e la giunta dello scarpone tacca tutta al ragno. Ogni traduzione impallidisce e appanna l'originale: questo vale a maggior ragione per una versione dal dialetto, espressione forse robusta ma certamente robusta della realtà percepita senza fronzoli e ninnoli. E' il caso del sonetto La giustizia de sto mondo di quello straordinario poeta milanese che fu Carlo porta, ammirato da Foscolo, Manzoni e Croce. L'idea è, comunque, chiara ed efficace, affidata all'immagine di una ragnatela ordita in modo creativo e armonioso da un ragno. Essa diventa la triste parabola della " giustizia di questo mondo" . Volano i moscerini e le mosche, cioè le persone modeste e semplici, e sono implacabilmente catturati da quella trama di fili. Si precipita un calabrone, segno di potenza o prepotenza, ed ecco l'esito: la rete si squarcia ed esso ne esce indenne e fin ringalluzzito. Ma non è finita. In quella cantina entra il padrone, simbolo del potere dominante, vede quella ragnatela, la abbatte e il povero ragno, cioè il giudice, viene calpestato e spiaccicato dal tacco dell'uomo. Purtroppo la storia racconta questo apologo in mille modi, premurandosi di mostrarne l'amara verità. La morale ideale da raccogliere è valida anche per chi non amministra la giustizia o ne è coinvolto e può essere espressa con le parole lapidarie di Cristo: "Beati gli affamati e gli assetati di giustizia…
NON CAPIRE NIENTE A "'volte si pensa di aver capito tutto e poi ci 25)si meraviglia se, pochi minuti dopo, si capisce di non aver capito niente, non si ricorda più quello che si aveva capito. Un giorno leggendo un articolo imbattendomi nel nome di Steinberg m’ero trovato nella situazione del don Abbondio Manzoniano di fronte a Carneade: l'avevo già sentito nominare, ma non sapevo più chi fosse. Saol Steinberg era un disegnatore, spesso mi ero divertito con le sue Vignette Pubblicate su alcune riviste; una sua riflessione intitolata Riflessi e ombre ed estraggo una battuta essenziale. Talvolta, quando non ci viene in mente un nome o un dato, almeno alla mia età, si ironizza ( in verità con congiuro: Ahimè comincia l’Alzheimer...! In verità 'bisogna essere più realistici e consapevoli che, anche quando si è sanissimi, comprendiamo ben poco del grande mistero dell’essere. E spesso è proprio di chi è di scarsa capacità mentale illudersi di capire tutto precedere di conseguenza con altezzosa ignoranza. Ci basti a questo punto meditare quanto affermavo uno che di intelligenza ne aveva tanto, Galileo Galilei:infinita è la grandezza perchè chi la piglia per idolo non ha senso alcuno né di giustizia né di onestà e farebbe di tutto per condursi. Turba degli sciocchi, cioè di quelli che non sanno nulla e credono di sapere; assai sono quelli che sanno pochissimo di filosofia; pochi sono quelli che sanno qualche piccola cosetta; pochissimi quelli che sanno qualche particella; uno solo, Dio, è quello che sa tutto.
NON E’ MAI TROPPO TARDI. Per imparare ciò che è necessario, nessuna età mi sembra mai troppo tarda. Invecchio imparando sempre molte cose. Certe volte viene spontaneo dire di fronte a sorprese e aventi del tutto imprevedibile: “NON SI FINISCE MAI DI IMPARARE ". Oggi è proprio su questo atto di umiltà necessario che vorrei riflettere partendo da due differenti citazioni ho scovato leggendo un articolo sulla terza età. Non è mai troppo tardi degli anni 60 in cui il bravo maestro d'allora aiutava non pochi italiani maturi a superare l’analfabetismo di ritorno. Ed è suggestivo vedere ancora oggi tante persone attempate frequentare università a loro riserva, dedicandosi verso nazioni stranieri in visita ai loro momenti, frequentare teatri e sale di musica. E’ un segno di freschezza e di vitalità che rende meno pesante e persino riesce ad allontanare la triste vecchiaia…! E’ bello, allora, poter ripetere con l’antico sapiente ateniese S’olone l’altra frase sull’invecchiare imparando sempre cose nuove. Paradossalmente talora ci si imbatte in giorni privi di curiosità, annoiati  e ripetitivi, privi di ogni desiderio di conoscenza. In realtà una vita senza desiderio di ricerca è quasi una morte anticipata. E’ 26)ancora un antico pensatore, Seneca, ad ammonirci che “PER TUTTA LA VITA BISOGNA IMPARARE A VIVERE E PER TUTTA LA VITA BISOGNA IMPARARE A MORIRE. 
QUANDO ERO RAGAZZO VOLEVO VIVERE COSI’. Ecco come volevo la mia casa: trasparente, dove mi accorgevo subito se pioveva e, brillava il sole; " morbida dentro, come una carezza della mamma”; bambino ", non volevo essere obbligato a mettermi in punta dei piedi, per accendere la luce; giocosa, dove potevo io fare Raggia senza aver paura di essere sgridato; intima, volevo potermi nascondere per poter pensare alle stelle; decorata è preziosa la mia casa; tranquilla, non "troppo trafficona magica come il paese delle principesse. " Volevo una casa con la mia stanza grande come il cielo, e -volevo due sedie per mettermi sopra e nascondermi ". Una casa magica è quella che sogno io, disegnato, colorato. Un risultato importante per capire come io volevo vivere lo spazio. Tanti desideri di uno spazio importante, dove sentirsi accolti è il segreto della felicità. Questa Mia casa è "stata solo un sogno?  SENZA ANIMA (fantasia) Ci sono giorni in. cui Dio é tutto per me. Ci sono giorni in cui non é niente, come se io in quei giorni non fossi che una creatura animale o vegetale. ...una bestia che trema, o che canta, una pianta che non ha bisogno d’altro che d’aria, d'acqua e di sole.- Ci sono giorni in cui io non ho anima.- Ascolto la confidenza di una persona che ammiro profondamente per la sua intelligenza ma anche per la sua umanità e spiritual1tà rimango sconcertato. -Mi sta parlando del periodo che ora attraversa, un tempo di vuoto, di insoddisfazione, di eredità: ci sono giorni. -mi dice -in cui sono senz’anima. Sono. certo, sorpreso, anche se questo non. incrina la mia stima.- Anzi: la sincerità è un segno di grandezza d'animo.- Riesco però a comprendere che questa esperienza -da tutti prima o poi vissuta -faccia parte della “dinamica" ( come si è soliti dire) della fede e della stessa v1ta.- Cosi, sono andato a cercare un passo che ricordavo presente nel Diario di una poetessa e mistica.: una rappresentazione nitida e intensa di quella esperienza che colpisce anche grandi maestri dello spirito ( Si pensi alla lunga fase di aridità spirituale.. attraversata e confessata da santa 'Teresa d’Avila) .- C’é. un tempo in cui Dio sembra eclissarsi e tacere, simile a un impera-tore impassibile racchiuso nel suo cielo dorato.- E' il periodo del deserto, della salita al Monte Moria come Abramo o al Carmelo come san Giovanni della croce.- Pregava, allora, cosi Marie Noel " Mio D10, guardami mentre passi di 27)sfuggita... Se ci tieni che io creda  in te, dammi la fede. -Se ci tieni che  ti ami, dammi ancora l’amore!Suicida Ciao Umberto, con queste calde e dirette parole – Antonio scrive per metterci fuori dei guai è, fondamentale capire la fantasia “assolutamente recuperata” dal vicino spirito che non dura -, per la presa che: chiude il fresco ossimoro. A sperare l’universo tema della vita; che rincorre la moltitudine a “contenere la minoranza”. Vale a ricordare le poche persone; a neve fredda che: stacca l’ossimoro di questa calda lettera. “Messa alle spalle” e trattenuta in questa addomesticata città dei balocchi; che cerca, ma non trova: la “soluzione fragile e cruda”. A seconda: la parola vita e, rispetto.
SUICIDA ( FANTASIA) (MA ANCHE VERO). Ci siamo persi, l’accumulazione e l’esperienza arrivata dal protagonista che compete la resurrezione e la regia esordita per la vita pensata da Dio. Carissimo, è un di più: per le poche persone che frequentano il circolo di Via IV Novembre; in particolar modo per il gestore <ANTONIO >, MICHELE, MATTEO assidui frequentatori come l’autore di quest’aperta lettera, Con la quale vuole senza condurre a “parole bellissime” il valore della vita in tema del suicida. Il quale non sì vedrà mai morto come il Signore addormentato e risuscitato secondo lo spirito santo. Prendete un po’ di tempo primo e poi pensate a sopportarla: decisamente per leggere questa scritturale. Qual appare per magia ai miei occhi e mente di un corpo ancora capace di trascrivere i sentimenti personali e della buona gente tutta. Prenotatevi alla presenza di Dio e state tranquilli, specialmente adesso che state leggendo questa mia considerata…perversa, perché avrà degli effetti sulla persona d’Antonio; e non ricordiamo per sostenuto effetto. In altre parole avete e hai appena letto della presenza spirituale che ognuno di noi ha dentro la porta naturale della vita, sicuro che avrete e avrai modo di capire molte cose… il suicida di solito scuote le anime vicine e una volta scosse il paese come Manfredonia deve a noi far riflettere, come la città, interrogarci soprattutto tra le famiglie quelle più vicino al suicida e a Dio. Essendo buone religiose. Non è un test. Il mio scritto; ma una risposta ultima per chi avrebbe ceduto ai fini di un’altra vittima non la mia ma la nostra! Per il proprio creato…d’importanza. La vita d’ognuno, ovunque, il qualunque vive di quest’attenzione; perciò impariamo a sorridere a Dio e alla sua gente perché in loro abbiamo un vissuto, con un bisogno dell’unico salvatore capace d’aiutare tutti compreso i popoli in guerra.              -   Carissimi, 28)leggetela a vostro tempo e piacere; ma fatelo anche se solo per farmi piacere o compassione. A me basta poco per vivere il vostro bisogno che è tra cielo e terra il sereno di un’aria felice, buona lettura. L'uomo è un prigioniero che non ha il diritto…di aprire la porta. Della sua prigione e, fuggire.- Sono diversi i significati di questa frase del Fedone di Platone, celebre filosofo greco.- Noi ci fermiamo su quello più immediato, la condanna del suicidio: non per nulla Socrate in quel dialogo va incontro serenamente alla morte inflitta da altri, ma non la vuole accelerare con quel gesto che, invece, secoli dopo compirà.- Seneca, lo scrittore latino condannato a morte da Nerone.- Certo è che dobbiamo avere; sempre rispetto del dramma interiore di chi si toglie la vita.- La Bibbia stessa è estremamente sobria quando racconta queste tragedie: la descrizione del suicidio del re Saulo di Giuda, Il traditore di Gesù, è affidata solo a una frase secca ed essenziale ("Saulo prese la spada e vi si gettò sopra, Giuda si allontanò e andò a impiccarsi").- Rimane, comunque, il monito di Platone e quelle di tutte le religioni che considerano trascendente la vita e condannano chi con spregio e, stentato ( si pensi, ad esempio, alla “roulette russa) o per sfida { deliberato Consilio, si diceva nel linguaggio morale latino tradizionale ) si toglie la vita. Ma dobbiamo riconoscere che questa, per fortuna, è un’eccezione.- Spesso si evade dalla vita per debolezza, per vuoto intimo, per estrema disperazione, per stravolgimento mentale.- In quello istante solo Dio può giudicare e forse lasciare alla sua creatura uno spiraglio di luce e di pentimento salvifico.- Noi dobbiamo solo affidare a Lui il suicidio ad essere vicino alla immensa desolazione dei familiari. 08,08,008 Manfredonia Antonio “Alias Bafarde” Mafalde,
SUPERBIA E STUPIDITA’ “FANTASIA”. Avere sempre ragione. farsi sempre strada calpestare tutto, non avere mai dubbi: non sono forse queste le grandi qualità con cui la stoltezza governa il mondo Quando studiavo il liceo, avevo tradotto da solo vari dialoghi di Platone, C'è n’era uno però, che si doveva approfondire insieme ed era il Chitone dedicato alle ultime parole di Socrate prima della sua condanna a morte.- In quel dialogo c’era una frase che più o meno suonava cos: volesse il cielo che gli stolti fossero capaci, anche solo di Piccoli mali ".- Purtroppo, invece, sono capaci di più grandi…! Questa amara considerazione, verificabile in ogni ambito della società, è ripresala un’altra angolatura nella frase che ho sopra  citato e che ho desunto dal romanzo FIERA 29)DELLA VANITA’, basato sul contrasto tra due ex compagne di scuola,  l’arrivista e spregiudicata Beckj e la virtuosa e ingenua Amelia.- Quei quattro principi diabolici. AVERE SEMPRE RAGIONE, FARSI SEMPPRE STRADA, calpestare tutto, non aver mai dubbi coniugato con la stoltezza generano forse il successo e il potere ma devastano il mondo…! Il romanziere inglese è Convinto che SUPERBIA E STUPIDITA’ messe insieme sono una miscela di ogni altra combinazione PERVERSA. Lasciamo a ognuno le applicazioni pubbliche della frase di u grande scrittore sconosciuto, ma ciascuno in coscienza rifletta anche per tutte le volte in cui ha prevaricato, nell’A R R O G A N Z A e nell’OTTUSITA' -nei confronti degli altri.- NESSUNO INFATTI,  PUO’ SCAGLIARE CON SICUREZZA LA PRIMA PIETRA...!
UN TOPO IN CHIESA (fantasia) Un asino non diventa saggio Vivendo in una biblioteca né un topo raggiungerà la santità vivendo in una chiesa. Nelle stazioni delle grandi città s'imbatte, in edicole strabocchevoli di carta. E' ma specie di onda che tutto trascina con sé compresi i detriti e i liquami. Ognuno prova davanti a loro la sua tentazione ( e la parola ha purtroppo tutti i suoi significati, anche i peggiori, se si bada agli acquirenti di pornografia e simili).Io resto sempre tentato dai giornali che provengono da regioni remote. Così ho trovato e acquistato qualche giorno fa all'aeroporto di…una rivista. Leggendola qua e là, scopro il detto proverbiale, definito come arabo. Il concetto è semplice, fin banale, ma come dice ancora un aforisma arabo- anche l'aria è ovvia, eppure guai a non respirarla! Nella nostra epoca così frenetica un’infarinatura è considerata più che sufficiente a tutto: basta un pizzico di religione per dichiararsi e redenti, un po’ di sentimento per diventare amanti, un grammo di conoscenza per pontificare su un argomento. La fatica la società, lo studio, la coerenza il rigore sono parole abolite dal vocabolario. E’invece, per essere saggio non basta un passaggio in una biblioteca, n'è per essere santi é sufficienti un segno ti croce o l'accensione di una candela in chiesa. Concludo, allora, ritornando ancora una volta alla sapienza araba e propongo un motto delle <MILLE E UNA NOTTE>: <Chi vuol salire in alto deve vegliare a lungo nella notte. Chi desidera catturare perle deve immergersi nel profondo del mare.
Manfredonia 01.09.008                         
gli autori.”con molti ringraziamenti 
Antonio Tomaiuolo e
DI SIMONE    





                                                                                                  






























Ora vi racconterò una favola.
C'era una volta, una bambina triste, una bambina cresciuta in solitudine e senza amore; si sposò molto giovane per cercare di sfuggire a questo suo triste destino, ma non fu molto fortunata neanche in quello, sposò l'uomo che non amava, ma che le dava più sicurezza, nel suo cuore, però soffriva per quell'amore perduto. L'uomo che ella sposò gli diede tre figlie, la prima diventò subito un angelo del cielo, ella forse non la meritava, la seconda e la terza furono per lei, motivo per andare avanti in quella vita che lei non sopportava; un marito assente, presente, un dolore dietro l'altro fino a farle perdere le forze e odiare Dio per la vita così dolorosa che gli aveva dato, allontanandosi da Lui sempre più e cacciandosi nella pece più nera del peccato, fino a finire sul fondo del barile. Dopo l’ennesimo dolore e dal fondo del barile pensai di rivolgermi a quel Dio per me assente, supplicando attraverso Padre Pio, che mi avrebbe aiutato a uscire da quel buio che non mi permetteva di vedere la luce, pregai disperatamente Maria Santissima, cui fui voto dalla nascita, qualcuno ascoltò le mie grida disperate e le cose cominciarono a cambiare, la mia vita cambiò, mio marito cambio, abbandonò la sua vita di torbide perversioni, di cattive abitudini, e cominciammo a pregare insieme e passo dopo passo sentimmo tanto amore per Gesù, Padre Pio, fino a decidere di abbandonare tutto e tutti, lasciando la nostra amata città (Genova) per trasferirci in un paesino accanto a quello di Padre Pio, Monte Sant'Angelo, senza un lavoro perché vendemmo tutto, - attività, ecc, ecc…, con una mamma molto malata e due figlie adolescenti, con tutti problemi che ne poterono seguire. Cambiò la nostra vita, dal benessere alla povertà, dal benessere al non sapere come andare avanti, come mangiare. Ma il signore intervenne e interviene sempre con la sua provvidenza, certo non è facile vivere così, ma abbiamo dovuto accettare, farcene una ragione, soprattutto io, orgogliosa come ero, dover chiedere aiuto, anche se mi sentivo sprofondare, ho capito che il Signore mi volle piegare all'umiltà, l'umiltà che cosa difficile da avere. Ora mio marito lavora nel Santuario Basilica di San Michele Arcangelo, accompagna centinaia, migliaia di pellegrini all'anno, come qualcuno tempo addietro ci predisse: sarete portatori di luce per centinaia, migliaia di persone, cosa che, allora ci sembrava assurda, eravamo commercianti e lontani da Dio, ora invece accompagna i pellegrini, li prende per mano e insieme a loro fa rivivere 15 secoli di storia porta la cultura e l'arte a tutte le persone, delle più semplici, alle più sofisticate e dotte, anche a sacerdoti, vescovi e cardinali, ma quello che mi rende più orgogliosa e felice è che porta a tutti una parola di speranza, porta a conoscenza della nostra storia, la sua conversione da un peccatore a uomo di chiesa, con tutti i nostri difetti e i nostri limiti cerchiamo di dire a queste persone, ma soprattutto le loro anime, di rivolgersi a Dio sempre, sia quando si sta bene, sia quando si è nella prova sia quando si ha bisogno di grazie, di aiuto, perché Egli è Padre, Madre, fratello, amico, un amico che non ti tradirà mai, e anche quando la mia fede traballa, fate come me e dite: Signore mio, Dio mio, mio Dio è mio tutto, io ti amo, ti chiedo perdono per i mie peccati e le mie miserie. Vogliamo dire a queste anime, che se Dio ha aiutato noi, che stavamo nella pece più nera, se ci ha tirato su per i capelli dal fondo del barile, può aiutare chiunque, anche coloro che leggeranno questo, ma ricordate di non pretendere mai, ma di chiedervi se siete veramente pentiti dei vostri peccati, se volete essere salvati, il Signore non si farà attendere, ma occorre la vostra volontà di conversione. Siamo alla fine della favola, triste? Bella? Ma ricordati: nessuno è esente dalla sofferenza, i nostri peccati sono perdonati, ma rimane la colpa da estinguere e per quello ci vuole un po' di tempo. Neanche Gesù fu esente dalla sofferenza e se le cose vi vanno sempre bene e non soffrite mai, riflettete bene: o siete sulla strada che porta alla perdizione o il Signore vi ha dato già in terra il Paradiso e allora non dimenticate mai di ringraziarlo ogni giorno e per sempre. Non posso concludere con: vissero felici e contenti, perché non è così, il mio cuore è con le mie figlie, ma la mia mente è qui con mio marito e il mio compito di moglie…, Questa è la favola di Maria.

   
E’ una poesia che ha trovato questa persona a San Matteo; nell’occasione di poter benedire la macchina di suo Figlio Luigi Tomaiuolo.
   

    Valore di un sorriso Un sorriso non costa            nulla, ma vale molto. Arricchisce chi lo riceve e chi lo dona. Non dura che un istante, ma il suo valore è talora eterno. Nessuno  é tanto ricco da poterne fare a meno, e nessuno e talmente povero da non poterlo dare. In casa porta felicità, nella fatica infonde coraggio. Un sorriso è segno di amicizia, un bene che non sì può comperare, ma solo donare. Se voi incontrerete chi un sorriso non vi sa dare, donatelo voi a Lui. (Perché nessuno ha tanto bisogno di un sorriso come chi ad altri non sa darlo. 

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