Manfredonia 11.09.08
Carissimo Guido, non è
opportuno scrivere certi pensieri, ma senza questa particolare lettura poco sì “capirebbe”
degli articoli scritti da Di Simone! - In primo luogo: la guerra è sempre stata
il divertimento preferito dall’uomo-; tutti gli altri svaghi, sono un surrogato
della prima linea in situazione di conflitti armati. La mia guerra non è altra
che: farmi capire; per poi vincere il momento della spiegazione unica
-vicinanza della vita -, nella violenza degli altri conflitti e, interessi
personali.
Dei quali vanno a ricordare il pensiero d’Omero, per affermare il
sostenuto pensiero d’Antonio; il quale con poca faziosità riesce tra gli
ostacoli di un ignorante elementare a scrivere ancora nobiltà d’animo, sulla
persona, ristretto come: il pensiero, avanti a questo. Da leggere attentamente,
per non ostacolare l’appropriata mia lettera, in fede. - In guerra per quanto
si miete sempre poco sì raccoglie-.
Carissimo Guido, la mia, in più movimenti, pagina
sulla parola superflua e confusa a volte, ma non sempre è stata ingenerale
mantenuto il succinto, tuttora ingarbugliata. Non è di quella composizione strumentale, ma un componimento in semplice
lettera, della quale s’adatta e, sì vuol presentare molto bene per il bisogno
personale.
Iliaci pensieri testimonieranno la nostra amicizia molto bene, proprio
come lo è d’Antonio Di Simone, il nobile autore. Bene!
Carissimo Guido,
per il dovuto già scritto mi ripeto imparando dalla scritturale per poi
iniziare nel mondo di questa lettera il momento dell’unico universo incapace
soltanto d’immaginarla. Ravvedendo la sofferenza, di lui con la mia veduta risparmiata,
in quelle scritturale del momento. Favoloso, perciò c’è bisogno che io mantengo
a parola classica il mantenimento degli onesti epitaffista. .
. Così mi gusto per te, lo
scrivere bene, questa copia equipollente alle originali, date per mano mia, -
all’autore degli articoli – e, ne faccio parola a cominciare da stamattina. Una
mattinata cominciata bene! Sì spera anche di andare a letto con altrettanta
parola…beneficiando della tua amicizia e comprensione nel rispetto di chi è
capace come i buoni sentimenti esprimere il cuore del padre. Non è facile, ma
neanche difficile riallacciarsi alle parole così espresse nei confronti del
papà, quanto innanzi a detto, desiderai tanto che mio padre potesse sistemarmi
a lavorare in un settore migliore di questo…ma che a scriverlo tenti come
Antonio nel simile personaggio. Una lettera scritta per il medesimo lettore – “Guido”,
anche se, non rimpiangi vivere qualche emozione diversa, dalla voce e,
compagnia amatissima (la nostra nata per caso sul cantiere ESCALCEMENTI S.r.l.}
in Manfredonia.
Carissimo, forse non avrei dovuto,
ma ottengo dal sentito animo “l’approvazione, anche se pare sconveniente per
te! Il vantaggio c’è! E’ scritta per quei cuori capaci di raggiungere al
momento propizio l’eternità! Certo, oggi che è in pensione a che serve descrivere
le amarezze? Quelle amarezze: per non aver potuto sostenere un posto di lavoro
migliore, - a questo ch’é più rischioso? Nello scrivere la detta: non sempre,
ma alle volte le poche o molte sono propriamente lontano dal paese e, per tali
ragioni abbiamo personalmente invitato l’animo proprio “davvero appropriato all'attimo,
immaginato”! Il quale vince seppur respira ancora, quel rimpianto che c’è, ma
della quale amarezza solo io posso capire come guadagno - dando sicurezza alla
mia famiglia -, poi inizialmente c’è stato come in tutte le case, la Vita.. .
Considero perciò, una
manchevolezza senza confronti, il suo modo di vivere la vita famigliare e dei
figli in particolare ancora nel sistema e, sacrificio che nel suo amore
paterno, egli mi ha sempre particolarmente rivolto, affetto senza fine, poiché
ha mancato solo a sistemarmi meglio di come oggi sacrificano il tutto per la
famiglia di Dio! Fin qui, il presidio e, nonostante tutto, oggi io
tralascio la mia voglia e desiderio e, urlo in silenzio l’incancellabile
ricordo. Sento di poter anch’io come l’uomo nella sua semplicità glorificare la
croce. L’anima scesa dal cielo non è venuta per giudicare gli esseri umani; ma
per salvarli dal peccato. Così è morto sulla croce – il nostro Salvatore.
La storia
di un povero vecchio
C'era una volta un vecchio che non era mai stato giovane. In tutta la
sua vita, in realtà, non aveva mai imparato a vivere. E non avendo imparato a
vivere, non riusciva neppure a morire. Non aveva speranze né turbamenti; non
sapeva né piangere né sorridere. Tutto ciò che succedeva nel mondo non lo
addolorava e neppure lo stupiva. Passava le sue giornate oziando sulla soglia
della propria capanna, senza degnare di uno sguardo il cielo, l'immenso
cristallo azzurro che, anche per lui, il Signore ogni giorno puliva con la
soffice bambagia delle nuvole. Qualche viandante lo interrogava. Era così
carico d'anni che la gente lo credeva molto saggio e cercava di far tesoro
della sua secolare esperienza. "Che cosa dobbiamo fare per raggiungere la
felicità?" chiedevano i giovani. "La felicità è un'invenzione degli
stupidi" rispondeva il vecchio. Passavano uomini dall'animo nobile,
desidero- si di rendersi utili al prossimo. "In che modo possiamo
sacrificarci per aiutare i nostri fratelli?" chiede- vano. "Chi si
sacrifica per l'umanità è un pazzo" rispondeva il vecchio, con un ghigno
sinistro. "Come possiamo indirizzare i nostri figli sulla via del
bene?" gli domandavano i genitori. "I figli sono serpenti"
rispondeva il vecchio. "Da essi ci si possono aspettare solo morsi
velenosi". Anche gli artisti e i poeti si recavano a consultare il vecchio
che tutti credevano saggio. "Insegnaci ad esprimere i sentimenti che
abbiamo nell'anima" gli dicevano. "Fareste meglio a tacere"
brontolava il vecchio. Poco alla volta, re sue idee maligne e tristi
influenzarono il mondo. Dal suo angolo squallido, dove non crescevano fiori e
non cantavano uccelli. Pessimismo (perché questo era il nome del vecchio
malvagio) faceva giungere un vento gelido sulla bontà, l'amore, la generosità
che, investite da quel soffio mortifero, appassivano e seccavano. Tutto questo
dispiacque molto al Signore, che decise di rimediare. Chiamò Un bambino e gli
disse: "Va' a dare un bacio a quel povero vecchio". Il bambino
obbedì. Circondò con le sue braccia tenere e paffute il collo del vecchio e gli
stampò un bacio umido e rumoroso sulla faccia rugosa. Per la prima volta
il vecchio si stupì. I suoi occhi torbidi divennero di colpo limpidi. Perché
nessuno lo aveva mai baciato. Così a- perse gli occhi alla vita e poi morì,
sorridendo. A volte, davvero, basta un bacio. Un "Ti voglio bene”, anche
solo sussurrato. Un timido "Grazie". Un apprezzamento sincero. È così
facile far felice un altro. Allora,
perché non lo facciamo?
Antonio
Tomaiuolo
1)- Nuotando dentro questa lettura scoprirai
l’importanza delle tante parole superflue; e, navigando con la pesca illegale
magari, i pensieri del qualunque corpo umano Salgono da sotto il profondo
articolo per simbologia, in ognuno, ovunque l’uomo sta a scrivere che, non è
solo il criminale a pagare. A ricordo del tempo lontano, mi risparmio oggi,
ogni parola in più alla legge spezzata, per un giorno importante, da non
violare mai il codice della giustizia.
1)- Nuotando dentro questa lettura scoprirai
l’importanza delle tante parole superflue; e, navigando con la pesca illegale
magari, i pensieri del qualunque corpo umano Salgono da sotto il profondo
articolo per simbologia, in ognuno, ovunque l’uomo sta a scrivere che, non è
solo il criminale a pagare. A ricordo del tempo lontano, mi risparmio oggi,
ogni parola in più alla legge spezzata, per un giorno importante, da non
violare mai il codice della giustizia.
Per soccorrerlo; e, non ti preoccupare!
I veri pensieri non sono stati rubati da dentro il tuo animo, ma dalla specie
umana, - sentita -; e, se anche a te è stato tolto per il momento che scrive
Antonio “Alias Bafarde” - non dell’incidente di percorso-, ma dei ricordi
trascritti per immagine personali, che vantando della rimasta furberia,
intelligentemente riscrive i valori dell’illegalità. Nessuno mi ha dato un
consiglio pur sapendo che non paga disubbidire alla legge. Vale a ricordare il
codice della giustizia che ti fa passare per un idiota; e per questo anche se
tu non te l’aspettavi ho dovuto io disobbedire alla Legge n. 159 del 22 maggio 1993 sul diritto
d'autore. Fin qui mi ha permesso e, consentito l'uso furbino e quasi furtivo al
solo pensiero di voler per forza scrivere non sull’attività didattica, ma sopra
la vita -verbo volante-, di studio e di ricerca. Dando spazio alla simile
parola didattica di riscrivere il riletto.
Una lettura che, mi ha trascinato sin dal primo momento, a pensare di scrivere,
violando il divieto, di come sopra ascritto. Fin qui, m’avvio sulla legge
personale e codice sistemati a rileggere la mia nella sua unica moda e modo di
dissetare la sete d’autore. Fin qui, disseto prima d’ogni lettera asciugata da
lagrime e senso dello scrivere serenamente di Lui. Sminuendo così la voglia di
leggere la nostra sete e Via…
I falsi amici sono come le carrozze;
non si trovano mai, quando piove.
D’origini Pugliesi ORTANOVA, nato da una famiglia semplice, Antonio Di Simone è
stato a lavorare nell’ambiente ACQUEDOTTO PUGLIESE sin dalla fine della guerra.
40. Oggi è pensionato e risiede in San Giovanni Rotondo nella casa degli
anziani. Antistante la riabilitazione cardiologica. 2)Reduce della prima linea
di quota. “731” ,
I primi passi li muovono nel dolore della fame che ancora non sazio dell’io
felice. Sprona come i cannoni e i bombardamenti aerei amari pensieri addolciti
dalla dolce in animo all’adolescenza. Lui non è sereno ma con parole scritte e
consumate sulla prima linea di come sopra detto e riscrivo: quota “731” , ci ricorda le sue oltre
300pagine a tema e percorso più personale, nella duplice direzione di ragazzo
fantasioso pensieri delicati ed eleganti ("Non
s’arrossisce, neppure con sua moglie", ) Aveva appena 25 anni quando
fu sbattuto sulla prima linea su fronte greco - albanese nel lontano 1940-41.
Fu dunque penoso; ma é, diversa l’Anima sua! Dai ritratti ironici! Lui è un
tipo triste; e come quei luoghi da intristirsi il corpo. Fin qui, quel tempo
anche se remoto, non lo lascia il proprio corpo naturale e spirituale, ballare,
il ballo della felice danza. Della quale, controlla l’uomo “lo spirito” che:
s’addice a questa natura. Quale, impropria anima, fuori del comune; da
sostenere che, non è mai stato sereno. Per questo suo modo di pensare ci lascia
rivolgere parole convinte di non aver conosciuto la felicità. Antonio
l’antonimo dell’impaginata lettera d’autore ricerca il sentimento venuto fuori
della lettura senza speculazione, per consentire all’epitaffio trascritto…
L’epitaffista da scritti inediti sì fa riconoscere, molto più dal medesimo che
lo descrive tanto bene a seguito dell’amaro e ossimoro il dolce
racconto”."Quello che leggeremo avanti c’inserisce il lui uomo dai mille
interrogativi scava nella profonda cultura religiosa che mette tutti nella
profonda parola quale sorprende negli anni della sua vita. Sì scrive la resa
raccolta e studiata per alleviare le piccole ferite in ossimori alla presenza.
Dal paese natio Ortanova", passa a vivere in matrimonio consumato in
"Troia”; a notizie e parole con dose a consumo"). In questa fase
iniziale della sua, costituiscono la forma che ha bisogno del fondamentale
lavoro. Quale, sono l'apporto nella sua obbiettività e, necessità. Vale a
ricordare, di come lo stesso é: esattamente fantasioso. Il paroliere, Antonio,
scrive le proprie memorie. E’ forse non le basta essere solo un ignoto
scrittore; che talvolta anche nella fase certa è vera l’ossimoro che sì segna
gioiosamente mescolandosi in lui tutto il complesso di questa lettera in
processo di bene! Lui vuole vivere tristemente come l’umorista di poco noto
talento che non ha mai pubblicato le sue in numerose lettere inedite. Insieme
ai suoi scritti! Vantaggio io! Degli
entrambi impaginature; e, ricerco la serena notizia. La quale trova, ma
segnalo, soprattutto i momenti 3)felici. Di quando era adolescente e, gli
piaceva tanto volare. Per la quale, si metteva a testa in giù, nel balcone di
famiglia. Affacciata all’estremità della propria casa). Sempre della genitrice,
nominata in ORTANOVA. Bene, se ve ne sono ancora i ricordi “giocosi” e, perché
rivive, tuttora quegli ultimi…affermano così i motivi rintracciati: leggendo la
lettera lasciata come un articolo ben scritto. Tutto questo succedeva dopo il
pensionamento e, quasi ricovero, in casa degli anziani. Sto cercando di riassumere tracciando tutte
queste lettere. Cercando bene, vorrei dopo l’introduzione e prefazione:
scrivere un libro sulla sua esperienza. Chi avesse letto prima di me queste sue
lettere; lasciate per testimoniare, il convincimento! Sbagliato a mio modo di
vedere e conosciuto tramite le proprie scritte si capisce che non è VERO per
niente CHE è SEMPRE STATO TRISTE. Ogni tipo di commento riguarda le sue
informazioni. A riguardo può lui stesso rileggere le proprie lettere e
ricordare dell’impropria e appropriata serenità spesa col papà. Di quando
tornava a casa, portandolo sempre un regalo; anche sé un po’ inconsueto per
un’anima umana persona di mondo. La verità non è bugiarda se pensiamo che è
vera la sopra citata omessa, regalo portato ad Antonio dal padre e la cosa da
scrivere vive così in una cassetta di cartone. Un paperottino piccolo tanto
piccino da vedere un minuscolo corpo a sembrare pulcino. Era lui ancora appeso
al balcone, quando il padre entrava in casa col corpo di una papera; e con qua…
qua… sì divertiva a giocare. Antonio si divertiva giocando con il regalo
estremamente fantasioso, a vederlo sembrava davvero inconsueto. Tanto da farlo
scrivere una lettera a se stesso come, articolo di fondo. Per la gente comune.
Una lettera a: dott. Antonio Di Simone – in via del tutto eccezionale nella
casa riposo per anziano San Giovanni Rotondo (Foggia).
-Antonio
Di Simone Ortanova nato nel 1915-6.
Anno pressoché esatto facendo i conti dei suoi 25 anni di quando è partito per
la guerra in Albania. La sensazione che Antonio sia un personaggio destinato
per un lontano passato nel futuro dei figli non solo Italiani e perché: (verso
di lei, non capire niente). Moltissime parole tanto per ricordare d’aver capito
tutto. Antonio sarà prodigo d'elogi in un lungo dialogo con l’antonimo autore
di questa prefazione articolato per la
sua biografia").
E' del vicino dopo guerra la magia del matrimonio. Uno sposalizio festoso da rientrare nella parola ossimoro all'infelicità. Rientra così con la donna amata 4)felicemente sposato. E' una femmina che ha dato alla monda del proprio cavaliere luce e vita a due anime maschile, entrambi oggi lontano dal padre; frattanto, egli procede spedito sulla strada per S. Giovanni Rotondo, e, non parliamo del lavoro impiegato negli acquedotti. Loro: si chiamano poco per telefono e si vedono di rado. "Il grande primogenito vive a Milano e lavora nel settore INPS", sempre che l’informazione sono giuste!"L’altro figlio si trova a lavorare più vicino l’anima di…sua città" (composta assieme a parole e conforto che non c’è modo di farlo felice Antonio Di Simone), S’è fatto vecchio quest’uomo – è vicino i 96 anni, ma ha ancora molta energia da spendere per la società religiosa di questi tempi a scrivere lui sta nella stanza appartata come un animato oggetto – un corpo rifatto di pensieri e parole che vivono e lasciano ancora spazio per scrivere. Comincia a scrivere le sue memorie come ha fatto nel lontano tempo l’autore delle mie prigioni –(Silvio Pellico-). Segnato come il simile dal ragionamento. Sì rianima destando ogni pensiero; da trascinarlo a scrivere a tema libero. Tutto questo perché: prima d’infortunarsi, vale a ricordare di, quando è caduto a terra - per poi ammalarsi di una malattia che non lo rende più il 100x100 a camminare. Così lui è costretto a stare seduto su una sedia a rotelle e farsi accompagnare dai ragazzi i quali spingono quotidianamente le piccole quattro ruote. Gli paga profumatamente questi ragazzi che fanno a turno per assisterlo anche in casa e dormono in letti separati ma dentro la stessa stanza. Tutta questa sofferenza ci porta a scrivere tanto che ha deciso di cambiarsi gli occhiali e l’auricolare, perché vede poco e sente meno.
E' del vicino dopo guerra la magia del matrimonio. Uno sposalizio festoso da rientrare nella parola ossimoro all'infelicità. Rientra così con la donna amata 4)felicemente sposato. E' una femmina che ha dato alla monda del proprio cavaliere luce e vita a due anime maschile, entrambi oggi lontano dal padre; frattanto, egli procede spedito sulla strada per S. Giovanni Rotondo, e, non parliamo del lavoro impiegato negli acquedotti. Loro: si chiamano poco per telefono e si vedono di rado. "Il grande primogenito vive a Milano e lavora nel settore INPS", sempre che l’informazione sono giuste!"L’altro figlio si trova a lavorare più vicino l’anima di…sua città" (composta assieme a parole e conforto che non c’è modo di farlo felice Antonio Di Simone), S’è fatto vecchio quest’uomo – è vicino i 96 anni, ma ha ancora molta energia da spendere per la società religiosa di questi tempi a scrivere lui sta nella stanza appartata come un animato oggetto – un corpo rifatto di pensieri e parole che vivono e lasciano ancora spazio per scrivere. Comincia a scrivere le sue memorie come ha fatto nel lontano tempo l’autore delle mie prigioni –(Silvio Pellico-). Segnato come il simile dal ragionamento. Sì rianima destando ogni pensiero; da trascinarlo a scrivere a tema libero. Tutto questo perché: prima d’infortunarsi, vale a ricordare di, quando è caduto a terra - per poi ammalarsi di una malattia che non lo rende più il 100x100 a camminare. Così lui è costretto a stare seduto su una sedia a rotelle e farsi accompagnare dai ragazzi i quali spingono quotidianamente le piccole quattro ruote. Gli paga profumatamente questi ragazzi che fanno a turno per assisterlo anche in casa e dormono in letti separati ma dentro la stessa stanza. Tutta questa sofferenza ci porta a scrivere tanto che ha deciso di cambiarsi gli occhiali e l’auricolare, perché vede poco e sente meno.
E’ un uomo Corrosivo, pungente,
sarcastico, Antonio non sempre usa l'ironia come l'arma che colpisce senza
pietà, nessuna esclusioni, riversi ancor giungendo sino a fuggitivi pensieri.
E’ brillante del proprio intimo tanto che è stato capace persino di scrivere,
inventivi personalismi con comodo: "(IL SILENZIO E' VIRTU'
DELLA…PERSONA.). Negli anni vicini al 2007, la riflessione - da "Anni
triste e infelice" (CAPPELLA DI
FAMIGLIA )Agosto della stessa annate 07) a "Il grigio" NEL
CIMITERO DI ORTANOVA-IL CAMMINO- (2008) - si fa sempre più dolce e delicata
questa sua tristezza. Fin qui, laddove il mese primo, seguiva tramite la mia
proposta - quella di voler per forza scrivere i suoi attenti e passionali
scritti -, e così lui stesso propose nuovi lampi. Da "Voler pensare che
c'era il Tomaiuolo ricoverato in 5)Riabilitazione, e, si trovava a momento
proprio sotto la sua finestra. Osserviamo per capire meglio chi era Antonio.”.
(2008) sembrava fosse"idiozia conquistare la fatica" Di Simone
(2008). Poi, i giorni difficili della malattia, tante lettere che titola e ne
scriviamo un po’ di questa sommatoria principale poi: -
MIO
PADRE- BISOGNA AVERE SEMPRE IL BUON’UMORE E IL BUON SENSO.- FALSI CREDENTI
SENZ’ANIMA COME GIUDA…-I BUGIARDI- IL CRETINO INTELLIGENTE- IL FIORE E IL
GIARDI NIERE – LA BUONA EDUCAZIONE -
LA FERITA DI
GIULIETTA- “L’ABITUDINE”- LINVIDIA E
COME UNA ROGNA INGUARIBILE - L'UCCELLO CHE CANTA DI NOTTE-MALATTIA E DOLORI-“MEDICO E PAZIENTE” e, altri che ho già
sfruttato: a fin di bene, come questo e, ultimo, in "stampatello". Lo
sì capirà leggendo la mia lettura in scrittura che
ci premette a tutti gli amanti di scritturale “antiche” e moderni temi tra i
migliori libri che hanno aiutato l’uomo a vivere meglio nella legge del Padre
Eterno e del figlio nostro salvatore e illustratore degli intendimenti, di Dio
l’onnipotente Signore di tutto l’universo, per opera dello spirito santo e
comuni mortali autore, naturale come noi siamo “di altri”. Per intenderci ci
basta capire le lettere d’Antonio dai valori dell’uomo al suicidio di Giuda e
nella sua conformità di come scrivevo sopra. Io ho scritto agli amici e alla
mia futura nuora nell’occasione di un sabato d’Agosto. Era appena cominciato la
festa già finiva per aver sentito che un amico di compagnia s’è ucciso
impiccandosi, e si toglieva la vita senza coscienza perché sicuramente non era
più capace d’intendere e di volere. E’ stato sulla terra una persona brava,
come Giuda, - forse, ma non sta a me giudicare di come ha scritto copiando e
rubando pensieri tra le lettere che troviamo anche in personalismi scritti
tradotti come questa conseguenza e consegue tuttora Antonio a farlo con Gessica
la ragazza di Luigi. La confusione ci porta peccati e allora meglio facciamo se
conseguiamo a rileggere “I VALORI”. Bene! Conviene continuare sul succinto
altrimenti il superfluo ci lascia morire di noia. Io stesso sono affogato dalle
parole che servono, dappoco all’autore e a voi! I quali personaggi a scatola
universale e socchiusi per magia nella parte più aperta al cielo, uno spazio
che, rivede e rilegge l’anima dei pensieri suoi, nei miei e vostri! I quali
senza lo scafandro che m’invento per descrivere al meglio l’atto a pretendere.
Descrivo nel bene ciò che, 6)pretendete di capire, non solo la via di questa
lettura, fuori strada, ma anche di pescare meglio e trovare la perla migliore a
parola: di questi altri titoli di lettere scritte sempre d’ANTONIO DI SIMONE.
MOSCHE E CALABRONI -NON CAPIRE NIENTE-NON E’ MAI TROPPO TARDI-QUAANDO
ERO RAGAZZO VOLEVO VIVERE COSI’-SENZA ANIMA- SUICIDA-. SUPERBIA E STUPIDITA’ “FANTASIA”-UN TOPO IN CHIESA…non
dimenticano che sono oltre 300 e passa gli articoli. Tra la lettera scritta
d’ANTONIO DI SIMONE. "La mia lettera forse non è di questa generazione che
ha perso" il senso della vita comune, ma non importa a me basta scrivere
per l’autore e farlo sentire bene forte per aver scritto articoli ancora di
moda e che non avranno tramonti e parte finale
della presentazione lettera nella quale io come Antonio. Oggi quest'antonimia
sì presenta o manda il suo scritto. Mio grande Antonio pensi alle tante opere
pubblicate dopo la morte di tanti buoni e capaci autori di come il tuo
passionale MANZON. "Io non mi sento per niente un fallito; né tu
devi sentirti frustrato perché tuttora…ancora oggi nessuno conosce le tue
lettere inedite. Spero di non aver capito male delle tue pubblicazioni in
articoli e giornali italiani" (del dopo guerra), con vendite sorprendenti.
Non voglio pensare che sei tu un personaggio fuori degli schemi. A questo punto
basta indagare prima di giudicare l’ossimoro male nel falso pensiero ascritto
in lettera preferita e a convenienza. La lettura del vero saranno poi
eseguibili come un qualsiasi scritto d’autore perché così s’estende la via
sulla strada vera della sua e mia che per poco tempo non ha potuto intervistare
affondo il DI SIMONE. Attenzione: se un nostro scritto non è letto con l’animo
sincero, vale poco farlo con tanta dedizione e attenzione tutta per mascherare
la prima maschera il male. Fin qui lui, provava come me a scrivere invano i
pensieri di vita; ma senza quell'estensione seguiva ugualmente a crederci in
Dio. Per Antonio l’ossimoro bugiardo Dio non è morto s’è solo assopito come la
sua anima oggi desta come il figlio creato e morto per essere risuscitato
secondo la nostra lettura e scritturale a sentirlo poi è il seguente: Si va con
lo sconforto. Compare allora un corpo naturale forte di spirito e con tanta
fede riquadra per far scegliere agli altri ciò che lui non vuole più credere
per mentire (Dio è parola di Vita...) per scaricare i peccati e sentirsi pulito
di tutta l’anima desiderata.
Voglio far presente che il DI SIMONE lo
stesso mio in nome e dei fatti ascritti… ascrivono in tutte le sue lettere e,
il (divieto di 7)pubblicare i suoi scritti senza la propria autorizzazione); e
così gli scrivo io:
Il testo d’ogni lettera appartiene ai rispettivi
autori anche dove non indicato esplicitamente. La Legge n. 159 del 22 maggio
1993 sul diritto d'autore ne consente l'uso solo per attività didattica, di
studio e di ricerca. Gli autori potranno richiedere la rimozione dei loro testi
in qualsiasi momento. Tutti i diritti sono riservati. Il presente vuole
raccogliere tutte le sue lettere per poi pubblicarle con il suo consenso e fare
un volume che comprende pressoché integralmente la sua e mia opera in ANTONIO
DI SIMONE E SIMILE TOMAIUOLO (considerata in un insieme che escluda la mia
persona che già vive per la forza di far rivivere! Non è contrario alla
posizione. La quale consiste adoperarsi con i nostri
nomi e viceversa all’anziano. E’ un vero senso del
nome che porta in battesimo, le "Lettere" e gli scritti di natura
spiccatamente filologica), con l'eccezione della "Storia di guerra e
fame", la cui ampiezza è stata per motivi di spazio ridotta ad una scelta
costituita dall'introduzione e, oltre che dalla "sua felicità in ossimoro
alla vera antonomasia
sì spera di superare la risposta sbagliata o giusta". Ho cercato in tutti
i modi di sapere tramite l’intervista fatta in S.Giovanni Rotondo - nella casa
degli Anziani -, e capire se era mai stato felice…la risposta è stata secca.
No! Tutto questo ancora prima della
simile storia ascritta oggi. E’ l'analoga lettera che si è imposta a me per
fare uno studio attento sulla sua personalità. E’
stato un argomento condotto similmente come il consumato metodo ed usato
scientificamente perché provato che per almeno pochi istanti lui è vissuto come
spero oggi vive felicemente bene per aver sentito è visto tramite la mia
persona impegnata a scrivere le sue lettere in opera della massima
collaborazione e cooperazione da farci entrambi nobili animi di terra.
E’ anche filosofia la mia che con la sua s’accondiscende molto bene con la
scienza avvenire. Le parole con i fatti non possono sciogliere l’idea stessa di
pensiero che viaggia in un mondo di filosofiche "lettere”. HO ANCORA MOLTA
FAME-L A VITA E’ U N SOGNO)-APPROFITTATORI – D’adesso che io stesso, mi sono
avvalso di rileggere le “successive” all'ormai lettera… L’AMORE NON PUO’ MAI MORIRE - L'EREDITA'- Il
DI SIMONE, in varia misura legge molto e scrive tanto nei confronti del corpo
umano fatto di natura e spirito e (come quella di Manzoni e Leopardi per le
"Operette morali", su cui si sono rese necessarie le correzioni di…a
parola infelice l’ossimoro che in polisemia porta nome felice di un 8)amico mio
che sprona da tutti i pori non l’ansia e sudore ma felicità di poter vivere per
sempre con il Padre Celeste e stamperò le sue approntate lettere di profeta ad
ANTONIO DI SIMONE. Per alcuni degli "Scritti filologici" qui
trascritti). A conclusione di ciascuna nota introduttiva. Ho in ogni caso
riprodotto integralmente le sue lettere proprio come gli ha scritti il mio
Antonimo - i testi. Per i criteri grammaticali valgono le disposizioni
concernenti al precedente. Riguardante, il correlato metodo usato col
“computer”; proponendo che: analoghe ragioni, - d’anacoluto logico – (c’è nella
leggibilità). Vale a ricordare: che mi hanno “obbligato” a trascriverli
esattamente, come raccolti, in trascrizioni. Per questo, in loro copiavo io
bene tutto! Tutto, il suo carattere complessivo, a macchina! Mi sono
personalmente preposto la preposizione semplice che obbliga ognuno ovunque il
qualunque intendesse a scrivere del tempo degli anni 50. Ho così io riportato
la stampa del 2000, con interventi, a mancanza della sua grafia, per quanto
specialmente s’attiene, alla logica! Un’analisi contenuta, è stata già fatta,
nell’affermazione dei ricordi e lettere copiate a cuore aperto. Un cuore forte
e pieno di significativi battiti accelerati, con emozioni e sensazioni
ricevute. Presi dai pensieri suoi scrive soprattutto di sé! Oggi le parole si
chiudono e s’aprono come questa via sigillata tra il chiuso sterno di strada
camminata e vissuta; ed Antonio sta bene! Oh sì: sta meglio dopo l’operazione,
di come sopra aperto parentesi “chiude”). Le lettere DI SIMONE sono indicative
per i giovani che vogliono un mondo migliore aprendosi alla libertà di pensiero
a seguire le regole tra l’avanti parentesi (I GIOCHI AD OPERE MORALI). Una
vita, da consumare, con l'ordinamento, della civiltà moderna; quale l’uomo deve
avere: nel doveroso inizio… timore di Dio. Rispettare la genesi; con tutte le
"indicazioni: in ESODO, per MOSE’. Scritti da leggere insieme al teologo
della qualsiasi parrocchia meglio magari nella chiesa del suo quartiere. Vie
che portano sulla strada morale la gente e i popoli di questa nuova ma vecchia
tra i miei e i suoi "Pensieri". Io ho come ANTONIO l’antonomasia che
osserva il “raggruppamento degli scritti in sezioni” che li comprendano opportunamente;
ho preferito tuttavia rilevare, facendone in qualche modo dei corpi staccati,
il rilievo ormai assodato del "Discorso di un italiano intorno alla
lettera e la poesia che a volte ci rende romantici" e forse disarmante nei
confronti dell’amore (cui si possono ritenere “connesse” le due comunicazioni
in lettere e 9)componimento poetico proprio come i compilatori della
"Bibbia in SALMI") e quello del "Discorso sopra lo stato
presente dei costumi II commento e le note hanno spero accompagnano una buona
porzione dell'intera raccolta, altri discorsi, saggi, prefazioni" ha
“dovuto limitarmi” alla nota introduttiva, perché altre annotazioni, ulteriori
in certi casi a quelle massicciamente fornite dallo stesso ANTONIO DI SIMONE,
richiedono un dispendio di pagine e di forze non compatibile con questa mia
scritta per lettera comune in lui e le
ultime risalgono al 2008. Possiamo sicuramente aiutare la gente a vivere meglio
perciò alla moltitudine di gente che vive e legge domani o un giorno qualunque
queste lettere sanno raccontare che l’invito è venite e seguite lo spirito
dell’unicità grazie a Dio. Scrivetemi al seguente indirizzo di posta
elettronica “coop.newgeneration@libero.it”Con molti ringraziamenti. Antonio
Tomaiuolo e DI SIMONE gli autori.”
IL SILEN ZIO
E' VIRTU' DELLA…PERSONA C'è un
silenzio di pace, quando il deserto dispensa della sua frescura, dandoci
l'impressione che siamo ormai giunti al porto tranquillo e le vele sono
Ammainate. C'è il silenzio del meriggio, quando sotto il sole battente cessano
pensieri e movimenti E c'è il silenzio profondo, quando di notte si trattiene
anche il respiro e ci si mette a orig1iare. Un antico proverbio afferma che ti
CHI NON CONOSCE IL SILENZIO DEL DESERTQ NON SA COSA SIA IL SILENZIO ".
E’ CIO' CHE ATTESTA COL BRANO CHE E' STATO CITATO ANCHE LO SCRITTORE
FRANCESE ANTOINE DE SAINT. San Giro1amo, celebre traduttore latino della
Bibbia: ebbene, egli scelse di abbandonare la chiassosa e mondana Roma, ove
pure aveva vissuto raccogliendo successi, per ritirarsi nel deserto di
Betlemme. Il vero deserto non è mera
assenza di suoni, come il deserto non è per nulla assenza di presenze. Anzi, i
sensi diventano più vigili e i pensieri più limpidi e, così, si vivono
esperienze ben più intense. Noi, immersi nei rumori e nelle cose, galleggiamo
sulla superficie della vita e siamo ormai inadatti a scendere in profondità.
Siamo incapaci di far pulizia nella mente e nel cuore, così da lasciarvi solo
le vere realtà importanti. Non riusciamo a gustare pace e quiete, del fare e
del muoverci. Ecco, allora, la necessità di un'esperienza di deserto e di
silenzio per ritrovare Dio e il nostro io…
CAPPELLA
DI FAMIGLIA NEL CIMITERO DI ORTANOV A Par da secoli chiuso la cappella di Ortanova 10)mio
paese nativo.- Alla sua porta, fra le dita il rosario, siede il mendico, cieco
e solitario. Chiusa è in eterno. Gènte
morta: quanta vi entrò, con dietro ardete cera e muto dolore.- Essere intorpidito e dare una sensazione di formicolio -
umido le mura-, nelle crepe un'erba cresce, di un verde nèro.- Dietro del
cimitero fra le tombe, i fanciulli ignari giocano e, una capretta pascola.
Mi prende sempre un pò di malinconia e di struggimento, ogni le volte che
ritorno nel paese natio della mia infanzia e vedo alcune chiesette, ove da
piccolo avevo ascoltato la santa messa dono dell'insegnamento della dottrina
cristiana che così si chiamava, quando io ero ragazzino, forse chissà osé
ridotto a costruzioni abbandonate. Erba
e muschio s'aggrappano alle pietre e, se c'è uno spiazzo, possono talora venir
fuori gruppetti vocianti di piccoli calciatori che magari usano la porta della
cappella come sostituto dei pali del loro ideale campo di calcio. E' Umberto Saba, il famoso poeta triestino, a
evocare una scena simile nei suoi versi così nitidi e intensi. Non li ho citati
per una sollecitazione della nostalgia e del ricordo. Questa volta vorrei
stimolare un'azione pratica, un impegno personale o corale: cerchiamo di
salvare dal degrado o dall'oblio una di questi cappellini o almeno un'edicola
sacra posta su una strada. Non sono segni solo di fede, ma anche di vita, di
morte, di dolore di speranza. Conficcati nel cuore della nostra moderna
distrazione o superficialità). Potrebbero ancora avere una parola da dire,
potrebbero essere ancora asilo quieto per l'anima. IL CAMMINO. Non sei Né sei il centro dell'universo. Fai parte di
questo universo immenso meraviglioso. E ogni parte ha il suo posto, ognuna è
importante SEI UN UOMO O UNA DONNA IN CAMMINO… E aprendoci alla verità e alla
luce, che tutti noi a poco a poco scopriamo il mistero nascosto del nostro
essere e ciò che significa far parte dell'universo. E forse percepiremo il
cuore di Colui che è all’origine di questo universo cosi bello e della bellezza
che è in noi. Qui si dovrebbe sostare per ascoltare il battito dell’anima, per
1ncontrare Dio e la sua parola, per intercettare il linguaggio del creatore e
scoprire le risposte alle nostre domande profonde. VENIER ci invita,
soprattutto a ritrovare l'armonia col Creatore e col creatore a sentire il
fremito del. cuore di Colui che è all'origine della bellezza presente in noi e
fuori di no! Ma c' è una frase sulla quale vorrei porre l’accento " SEI UN
UOMO O UNA DONNA IN CAMMINO. Mai come ai nostri tempi, nostri giorni
apparentemente così scanditi dalla velocità e 11)dall'accelerazione, si è stati
coli fermi e pigri nello spirito. Il corpo corre, ma l'anima non lo segue. Gli
occhi vedono meraviglie, ma il cuore non le percepisce. Le relazioni sono
fittissime, ma appassiscono subito, lasciandoci nella solitudine. Ecco, allora,
la necessità di mettersi in cammino interiormente, cioè di ritornare a cercare
e a sperare. “Canta e cammina, anima mia”. Anche tu, o fedele di chissà quale
fede, oppure tu, uomo di nessuna fede. Camminiamo insieme! E l'arida valle si
metterà a fiorire. Qualcuno, Colui che tutti cerchiamo, ci camminerà accanto.
MIO PADRE Mio padre Domenico De Simone, mori nel lontano1958,
per vecchiaia. Io, per forza maggiore, per assoluta, necessità lavoravo lontano
dal mio paese natio senza quindi gustarmi, godere gli ultimi anni ultimi
giorni, gli ultimi respiri della vecchiaia del mio povero padre che per lui io
ero la pupilla degli occhi di immaginabile affetto paterno e, all'atto
del suo decesso, fu un vero pellegrinaggio di gente accompagnandolo fino alla
sua dimora eterna"CITTA’ DEL PROFONDO SILENZIO…", dove sul
grandissimo cancello impressionate maestoso del cimitero di ORTANOVA (FO) Si
legge: OMNIUM FINIS ET INIZIUM DEUS “(significa Dio è il principio la fine
di... tutti. Apro una parentesi forse fuori argomento parlando anche ciò che ho
sempre impressionatamene letto prima di entrare nel cimitero di Bisceglie (BA)
Dove vivono alcuni miei famigliari: CHIUNQUE TU SIA CHE ENTRI IN QUESTA CITTA'
DI MORTI PENSA CHE ESSI FURONO CIO' CHE ORA SON QUELLI -OSSA POLERI E NULLA
SOLO SUPERSTITE LA VIRTU ’.
Nemmeno posso tacere del filosofo" poeta Giovarmi Bovio di TRANI (Bari) il
quale lasciò scritto alle future generazioni: DITE DITE AI VIVENTI CHE AI
MORIBONDI, SCIENZA STATO ORO LACRIME TUTTO PER VANO TRANNE IL DOVERE " . Riallacciandomi
quanto innanzi detto, avevo desiderato tanto che mio padre potesse vivere
qualche anno ancora, ma, la voce della sua compagna amatissima (mia madre
Mariantonia Sinibaldi} ottenne dal Signore Iddio che la raggiungesse in
quell'altro mondo per vivere sempre uniti senza mai più separarsi in eternità.
Certo, furono per me indescrivibili amarezze le amarezze per non aver potuto
più rivolgergli le ultime affettuose parole, propriamente nell'attimo dei suoi
ultimi respiri, né senza dargli l'ultimo addio che avrebbe voluto negli ultimi
istanti estremi della sua Vita...Considerai perciò, la sua morte come l'ultimo
sacrificio che nel suo amore paterno, egli mi ha sempre 12)particolarmente
rivolto, affetto senza fine, poiché ero l'ultimo dei sette figli di quella
numerosa famiglia...Di tutto ciò ch'io ho ereditato da mio padre il suo
ricordo, la sua immagine trasfigurata è per me ciò che ho di più di qualsiasi
altra cosa al mondo.
BISOGNA AVERE SEMPRE
IL BUON’UMORE E IL BUON SENSO.- Durante la mia giovinezza e parlando a me
stesso ricordo i 17 od 18 anni, ho letto su di un quotidiano che mi sfugge
quale sia stato -un predicatore, al termine di un'interminabile omelia, si
rivolge retorica-mente ai fedeli; ”fratelli miei, che altro potrei dirvi? Una
voce dal fondo della chiesa risponde prontamente. " A M E. N “. “Padre, mi
accuso di guardarmi allo specchio molte volte al giorno e di trovarmi bella…
Non angustiarti, fig1iola; non é un peccato, è un errore. Ricordando, ch'eravamo nel tempo" delle
vacanze e infrangere la seriosità delle riflessioni quotidiane con due disti
desunti dall'Abbecedario del buonumore e buon senso Che mi inviò l’autore
predicatore, se non erro si chiamo Giovanni Dan un sacerdote, scrittore e poeta
che conobbi, quando io ero seminarista. Tutta la gamma dei soggetti è ben
rappresentata, anche con quella caratteristica maschilista che nella
barzelletta predilige per lanciare i suoi strali le donne. Al cimitero una
vedova ha fatto scrivere Sulla tomba del marito defunto.”. RIPOSA IN PACE, FINCHE’
VERRO’ A RAGGIUNGERTI… Io, però, vorrei porre l'accento sul tema dell’ironia
che è una spezie necessaria per insaporire la vita, così come lo è il sorriso,
l’allegria, lo scherzo bonario.- Risulta, però, un aspetto che ci deve mettere
in allarme.- Ai nostri giorni non ci si sa fermare.- L’accesso ha intaccato
anche la satira. E così si precipita nel dileggio, nella derisione, nello
scherno, nella Dissacrazione. Il motto pungente lascia spazio al detto volgare.
L'osservazione mordace è sostituita dall’attacco pesante. La critica graffiante
lascia il campo alla tracotanza grossolano. Per questo é necessario, da un
lato, ritornare alla lievità dell’umorismo vero e, d'altro lato, riscoprire il
controllo di sé, prima di precipitare nell'offesa e nella pura e semplice
cattiveria.
FALSI CREDENTI SENZ’ANIMA COME GIUDA… Non solo la fortuna è cieca, ma spesso rende ciechi
anche quelli che ha abbracciato: così essi si lasciano trasportare dal
disprezzo e dalla superbia, prepotenza, arroganza…e nulla è più insopportabile
di un uomo stupido e fortunato. Come non condividere la considerazione di
CICERONE nella sua opera e sull’AMICIZIA? La fortuna, intatti, non è
sufficiente scorrere le 13)cronache per vedere quante stupidaggini crede di
potersi permettere chi è stato baciato dalla buona sorte, soprattutto
economica. Vedi articolo: LE PREGHIERE DEI FALSI CREDENTI; SUPERBIA E
STUPIDITA’, UMILTA’, ARROGANZA E PREPOTENZA. E’ questa la prova più ardua
perché dall’alto della buona sorte ti sembra di avere una statura superiore,
mentre sei come prima, peggio di prima, come “GIUDA, NERONE, DON RODRICO
senz’anima e senza cuore e, quindi, misconoscendo Cristo L’ONNIPOTENTE
UNIVERSALE…“La fortuna è il nostro maggior inimico, perché ci fa diventare
cattivi e non solo, leggeri, di mentalità, provocandone maggiori insolenze e, a
nostri ricordi ferocemente barbuti. Scrive continuando lui – inumani; avendo i
peli sul cuore come sì vuol dire: barbari. E’ perché la maggior prova per un
uomo è resistere alla fortuna più che all’avversità. I BUGIARDI I bugiardi sono
almeno di tre tipi.- Quelli che hanno la bugia nel sangue e mentono per
abbellire la realtà.- Quelli che dissimulano per evitare conflitti.- E poi i
bugiardi più moderni, quelli che dicono: Mi hanno frainteso.- G o l d o n i ha
dedicato un'intera commedia al Bugiardo: in
essa uno dei personaggi, confessa che" le bugie sono per natura così
feconde, che una ne vuole partorire cento ".-Effettivamente quando si
entra nella spirale perversa della menzogna, l'accumulo delle falsità è esponenziale
perchè una serve a tamponare gli effetti deleteri ( dico deleteri ) dell'altra,
in una sorta di catena infinita.- Dei bugiardi ho trovato qualche tempo fa in
un articolo del saggista Edmondo Berselli la triplice classificazione sopra
citata.- E' facile incrociare dappertutto sia i mentitori " n a t u r a l
i " (quelli che, per natura e bisogno quasi fisiologico, ricorrono alla
verità solo quando sono a corto di bugie ) e i dissimulatori per quieto
vivere.- A proposito di quest'ultimi, Greene osservava che, "se non avrete
mai creato ostilità, è segno che non avete sempre detto la verità t'.- Ma
particolarmente interessante è la terza categoria, quella dei "bugia,!: di
più moderni ", tra i quali brillano quei politici che, dopo avere
rilasciato un'intervista senza remore, di fronte agli esiti imprevisti
reagiscono dichiarando di essere stati fraintesi dal giornalista o dal
pubblico.- Per tutti, comunque, sarebbe utile -se non sempre -almeno più spesso
praticare il motto evangelico: Il vostro parlare sia: sì, sì, no; il si più
viene dal Maligno ".
IL CRETINO INTELLIGENTE E' ormai difficile incontrare un 14)cretino che non
sia intelligente e un intelligente che non sia un cretino.- E dunque una certa
malinconia, un certo rimpianto e, tutte le volte ci assalgono, quando ci
imbattiamo in cretini adulterati, sofisticati.- Oh i bei cretini di una volta!
Genuini, integrali. Come il pane di casa, come l'olio e il vino dei contadini.-
Queste sono parole sarcastiche di Leonardo Sciascia, presenti nel suo diario
pubblico che ancora oggi ricordo bene".- Nero su nero.- Certo, c'è una
vena costante di pessimismo negli scritti di questo famoso autore siciliano.-
Tuttavia come si fa a non condividere il suo sdegno nei confronti del cretino
intelligente?- C'è, infatti, una lezione di saccenti che sono sempre pronti a
dire tutto su tutto, con arroganza, con disprezzo di ogni altra ragione, con
un'enfasi cattedratica che vorrebbe demolire ogni reazione.- E questa appunto
la categoria del cretino intelligente che si distribui-sce equamente in tutte
le sfere sociali, dall'aula parlamentare alla metro-politana affollata.- I “bei
cretini di una volta" non si atteggiavano a intellettuali, non
pretendevano di convincere ragionevolmente, e alla fine in loro c'era una vena
di semplicità inoffensiva.- Ma la lezione che dobbiamo tutti imparare - perchè
un piccolo germe di cretineria intelligente alberga in ogni mente -è quella
dell'umiltà e, almeno, della cautela, del ritegno, del pudore.- Riuscire a
fermarsi a metà, dopo essersi imbarcati in uno sproloquio; frenarsi quando ci
si accorge che siamo saliti in cattedra e stiamo giudicando e pontificando a
livello planetario; bloccare l'entusiasmo nelle nostre capacità: ecco qualche
antidoto per guarire da questa forma moderna di cretineria…
IL FIORE E IL GIARDINIERE Fra tutti i fiori non ce ne sono due che si
assomigliano e che possono dirsi uguali, se non per l’abbandono che essi fanno
di se stessi all'opera del giardiniere. E' curiosa la genesi dell'opera più
famosa del gesuita, grande maestro spirituale: l'abbandono alla Provvidenza non
fu mai scritto in senso stretto dal suo autore che, raccolse una sequenza di
frasi e brani desunti dalle lettere di direzione spirituale. Abbiamo scelto da
quell’antologia un frammento con un'immagine suggestiva. Affascina sempre
i11avoro del giardiniere che sa tagliare senza ferire, curare senza
prevaricare, attendere senza disperare. Già Isaia e lo stesso Gesù del
vignaiolo hanno tratto parabole e simboli religiosi straordinari. Ma qual è la
lezione che ci insegna il gesuita francese? I fiori sono simbolo delle creature
umane con la loro libertà, la loro diversità fisica e interiore, la loro carica
di bene e di male. Esse sono affidate alle mani di Dio che si 15)china su di
loro ed esse non possono ignorare questo passaggio. Ecco l’abbandono
necessario, raffigurazione della fede che è fiducia. C’è dunque una certezza da
ricostruire dentro di noi: non siamo abbandonati a noi stessi ma una presenza
invisibile eppur efficace, sorgente di pace. Niente può sfuggire al divino
sguardo: esso si posa sui più piccoli fili d’erba come sopra i cedri. I
granelli di sabbia sono sotto i suoi piedi così come le montagne; ovunque voi
posiate il piede, lui è passato.
Per quei cinquanta esami! Non è che non ci abbia creduto, ma meglio faccio se
ti scrivo cosa penso dell’educazione. Nessun privilegio da parte del generoso e
gentile suocero. Veramente piacevole scrivere la percezione della quale pongo
lo spreco; che: per una sola volta viva la parte dell’uomo che cerca per non
fallire…a sorprendere! Deviazione che: vuol gratificare piazzando la pagina
scritta alla persona fidanzata con Luigi mio figlio; e non allo studio. Esami:
Cerco da solo la buona condotta, con…poca attenzione accordata dalla
moltitudine d’esami fatti bene. Sul serio scrivo senza nessuna costrizione, i
dubbi che: non ci sono per Gessica. Persona, della quale, ha studiato:
l’aspetto e la preparazione. Quale a me piace molto; ma in questa lettera non
c’è storia. Alla concessa battuta cieca; sa di non esserlo ironico “ancora
senza pretendere troppo” tentativo, di capire da dove nasce la buona
educazione.
La
buona educazione di una persona si giudica, dal contegno ch'essa tiene anche
soprattutto per la strada, ricordando a scuola l'ammonimento di Edmondo De
Amici, nel suo cuore.- Se così fosse, non avremmo di che gloriarci ai nostri
pomi.- Lo stare in tavola é l'altra cartina di tornasole classica per la
verifica del galateo-. L'idea ~ abbastanza originale perché non si ferma sul
mero comportamento esteriore ma sullo sti1e. Non far pesare un difetto a una
mancanza altrui è segno finezza e di generosità. Si, perchè spesso chi. Rimarca
i limiti degli altri " in proprio, un individuo zotico, rozzo cafone
Purtroppo ai nostri giorni, con la scusa di combattere il formalismo. Sì è
caduti nella sbadataggine e nella volgarità. Se poi si vede una manchevolezza
in un'altra persona, sì è subito pronti a cavalcarla in modo sguaiato,
attaccando negli altri ciò che noi stessi per primi allegramente pratichiamo.
Alla radice di tutto c’é, comunque, la mancanza di stile, di dignità. Un'assenza che spesso parte dall’alto, da
certi comportamenti pacchiani e stolti di persone e sì dirama diffondendosi nei
gesti quotidiani di tutti, creando così un'atmosfera 16)generale sboccata
scurrile e triviale.
“L’ABITUDINE” L'abitudine é l'abitudine. Non Sì Può sbatterla fuori
della finestra bisogna invece, a forza di persuasione, farle scendere le scale
un gradino alla volta. Tutti ci troviamo tante volte a fare gesti inconsapevoli
ritmati da un’abitudine plurienna1e…Molti sono gesti abitudinari necessari; sì
pensi solo al respirare che, per fortuna, ci viene naturale senza
consapevolezza specifica. Altri atti non sono obbligatori: anzi, in alcuni casi
possono essere deleteri. In quest'ultimo caso da abitudine "trapassano in
vizi. La morale da dedurre è abbastanza semplice (Un po’ più complesso è
invece, il metterla in pratica). Superare un difetto fisico e morale è intatti
frutto di un lungo esercizio. Non si perde un vizio basta solo pensare a quello
del fumo per intenderci - con una decisione unica e irreversibile -. Devi
proprio, come dice uno scrittore, scendere gradino per gradino, quasi come
fanno i bambini che prima saggiano il terreno, poi fanno più tentativo e solo
alla fine conquistano il nuovo spazio per riprendere da capo l’operazione.- Non
per nulla la parola “A S C E S I” nella sua genesi greca significa"
ESERCIZIZIO”. E prima di riuscire a
volteggiare libero nell’aria l'acrobata deve passare giorni e giorni in
una serie di atti modesti e reiterati che progressivamente lo liberano
dall’impaccio e dal limite. Altrimenti si rimane a terra, imprigionati nella
propria gravità è fino al paradosso denunciato da un altro scrittore: UN
VECCHIO NON HA PIU’ VIZI, SONO I VIZI CHE HANNO LUI…
LINVIDIA E COME UNA ROGNA INGUARIBILE Che cos'è l’invidia? E dire: quello che hai tu è mio,
è mio, è mio. Non proprio. E dire: ti odio perché tu hai ciò che io non ho e
che ardentemente desidero. Io voglio essere, si, ma nella tua posizione, come
le tue opportunità, con il tuo fascino, la tua bellezza, le tue 18)capacità e
la tua ricchezza spirituale…L’invidia è un'afflizione dello spirito, e a
diffèrenza di altri peccati della carne, non provoca piacere a nessuno. E’
un'emozione dolorosa per chi la prova, che ha effetti ugualmente dolorosi negli
altri. Ormai, io, giunta al traguardo degli 90 anni. Ho citato alcune frasi che
dedico a questa sindrome che, in forme diverse e con grandi differenti, affiora
nell'anima di tutti. Due sono le considerazioni che vorrei fare. La prima
riguarda la natura ultima di questo vizio. Esso non consiste tanto nel voler
avere ciò che l’altro possiede in doti e qualità. No, è in profondità l'odio
per quello che l'altra persona rivela di avere: "Ti odio perchè tu hai ciò
che io non ho e che ardentemente desidero". E' per questo che spesso
l'invidioso non si accontenta di rodersi dentro, ma semina calunnia, desidera
distruggere i pregi altrui, giungere a sognare la sparizione di chi lo supera
per valore. C'è poi, un'altra nota da ribadire: " L'invidia è un'afflizione
dello spirito ". Si, invidiare è tormento che non lascia tregua e
amareggia l'esistenza. Aveva ragione un grande scrittore e poeta che mi sfugge
il nome quando la definiva con un"immagine efficace come" il verme
roditore" dell'anima e del corpo e "la radice di mali infiniti".
L'UCCELLO CHE CANTA DI NOTTE Il popolo degli uccelli è vasto, e tra di essi ce ne
sono di maestosi. Ad esempio,il passero non appartiene certo all'assemblea dei
"grandi : pesa un nonnulla, il suo piumaggio è scialbo, il suo cinguettio
discreto. Le aquile abbondano sulle bandiere dei paesi conquistatori. Il
passero, invece, non incute soggezione, è buffo e grazioso,forse un tantino
insolente. Il suo corpo minuscolo esulta di leggerezza e di semplicità, è una
strofa viva uscita dal poema del Creato e che modula gioiosamente l'aria della
libertà. Anche sul mio terrazzo, che già vive la primavera, i passeri in modo
particolare si sono affacciati, impauriti solo dai più prepotenti merli; CHE
DIRE DELLE RONDINE…?-ritornano incredibilmente sempre allo stesso vecchio nido
custodito gelosamente in posti sicuro affinché nessuno potrà rapirli…! E'
veramente una gioia vedere questo uccello e altri ancora, rivestito come un
fraticello francescano (non pèr nulla in francese è chiamato moineau, da moine, "monaco”),
becchettare libero, bagnarsi nelle piccole pozze d'acqua, esprimere la sua
felicità di essere in vita, libero, senza preoccuparsi del domani. Penso così
alle dolci e intense parole che gli ha dedicato la scrittrice francese EX Silvie
Germain nel suo
libretto"Portare il peso del tempo". L'uccello sopra detto aveva
attirato anche 19)l'attenzione di GESU’ (VEDI CITTA' APERTA - SERVITIUM) che ho
letto tempo fa che, ricordava Matteo
come i passeri e gli altri volanti semplici e modesti "non seminano, non
mietono né ammassano nei granai, eppure il Padre celeste li nutre! A noi
sempre incupiti, preoccupati nel guadagno, tesi al successo, desiderosi di
predominio, essi insegnano la serenità, il distacco, la gioia di vivere,
l'armonia del mondo. Realtà queste di cui non conosciamo più il , sommerso
immersi come siamo in cose sofisticate, in possessi pesanti, in piaceri
spossanti. "Il possesso conclude la Germain ci offre un'immensa lezione: come
trasfigurare la povertà in festa,la vulnerabilità in grazia. Malattia e
dolori (fantasia )Un malato non è più un uomo, nell’accezione…comune. Ha
superato di colpo le tappe che richiedono anni di applicazione: filosofia,
storia religione hanno lunghe sedimentazioni nel cuore di un uomo sano; in
quello di un malato la sedimentazione avviene a ritmo vertiginoso. L’ascesi
mistica, e la rinuncia teorica, la verità comunque libera da egoismi tutto
questo arriva con il male. La malattia è una delle esperienze che, prime o poi,
tutti compiamo con esiti diversi. Per alcuni, diventa una bufera che tutto
scuote e devasta, inacetendo il cuore ed esacerbando lo spirito. Per, altri,
invece, può diventare l’occasione di una vera e propria trasfigurazione. Per
tutti, comunque, è un momento di accelerazione: ciò che prima si viveva in
ritmo lento è scosso e acquista un movimento vertiginoso. In uno dei tanti
romanzi che ho letto: “APPROSSIMATO PER DIFETTO” un’intensa meditazione
sull’esistere o morire. Certo è che il dolore ci costringe a guardare la realtà
con occhi diversi, ci scuote dalla banalità e dalla superficialità, ci riporta
all’essenzialità, ai valori ultimi, alla “verità libera da egoismi”. La
sofferenza forse l'unico mezzo valido per rompere il sonno dello spirito. Nel
tempo della prova ci compie forse la maggior maturazione della coscienza…
MALATTIA E DOLORE (fantasia) Un malato non è più un uomo, nell’accezione…comune.
Ha superato di colpo le tappe che richiedono anni di applicazione: filosofia,
storia religione hanno lunghe sedimentazioni nel cuore di un uomo sano; in
quello di un malato la sedimentazione avviene a ritmo vertiginoso. L’ascesi
mistica, e la rinuncia teorica, la verità comunque libera da egoismi tutto
questo arriva con il male. La malattia è una delle esperienze che, prime o poi,
tutti compiamo con esiti diversi. Per alcuni, diventa una bufera che tutto
20)scuote e devasta, inacetendo il cuore ed esacerbando lo spirito. Per, altri,
invece, può diventare l’occasione di una vera e propria trasfigurazione. Per
tutti, comunque, è un momento di accelerazione: ciò che prima si viveva in
ritmo lento è scosso e acquista un movimento vertiginoso. In uno dei tanti
romanzi che ho letto: “APPROSSIMATO PER DIFETTO” un’intensa meditazione
sull’esistere o morire. Certo è che il dolore ci costringe a guardare la realtà
con occhi diversi, ci scuote dalla banalità e dalla superficialità, ci riporta
all’essenzialità, ai valori ultimi, alla “verità libera da egoismi”. La
sofferenza forse l'unico mezzo valido per rompere il sonno dello spirito. Nel
tempo della prova ci compie forse la maggior maturazione della coscienza… Antonio Tomaiuolo Via Massimo d’Azeglio N°75. 71043 Manfredonia (Foggia ).
X
il Signor Mazzitella Giuseppe Via M. Vintone, N° 7. 87020
Cittadella Del Capo (COSENZA).
Amico guarda e pensa qui non si fa credenza,
gentilezza e cortesia tu ne avrai, ma un soldo di credenza tu non l’avrai, ma
un giorno per essere così in grado perso l’amico e non fui più pagato.
Intendo
cominciare così come sopra ascritto questa lettera, giusto per farmi
riconoscere; e credo sia giusto: conoscere lo spirito e sentimento
dell’interlocutore - tuo compagno – dei quali ha e, abbiamo vissuto per più di
due settimane affianco al proprio letto stanza 25 in Riabilitazione
cardiologia. Chiaramente inizierò come si fa per ogni classico pensiero… e
innanzitutto ci siamo chiarito per ogni discorso e disaccordo inopportuno per
malintesi e non per trascuratezza o rispetto. Bene! Carissimo uomo, amico,
padre, nonno e figlio, cugino dello zio Gesù Cristo che salva la parola del
vivente. Il quale non propizia mai per fregare “ognuno, ovunque il qualunque
essere d’appartenenza allo spirito naturale dell’uomo – figlio del padre
celeste. Bene! Di come sopra affermavo, voglio ricordare affermando la parola
vivente del nostro Salvatore amico di tutti compreso noi che facciamo parte
della gente comune. Lui mi avrebbe suggerito l’improprio per il proprio e
avrebbe scritto, in altre parole il mio col suo d’adesso tuo! Ti chiamerò per nome perché come disse il
signore la famiglia è di Dio gli amici si cercano ed io sento come te di
cercare infondo la perla. Per scendere in fondo al mare l’uomo in genere ha
bisogno dello scafandro; ma noi non cerchiamo la perla materiale, ma quella
spirituale che a seguire troviamo nel giudizio tra il frutto buono e la zizzania.
Tu per me sei come il campo di grano. Ti ho 21sentito parlare e come uomo,
amico del cristo vivente hai in te impresso quello che io chiamo: il sentito
religioso della gente comune e non…, ma che ascolta l’amicizia della quale
costa cara come la località e, mare di zona del tuo paese. Amico mio ti scrivo
questa letterata per capire o perlomeno ci proviamo. Proviamoci insieme a
capire il “Medico e il paziente”. Io ci provo a spiegare la mia motivazione. Ho
insistito più del solito impegno per sentirti ed avere i tuoi indirizzi. Tutto
per poter avere la possibilità di scriverti e farti sentire di come sono
contento farlo col cuore aperto al Signore nostro Salvatore. Al mio paese
quando incontriamo persone buone… come lo sei tu Giuseppe – è meraviglioso descriverlo
col sentito di come appresso scrive Antonio in parola volgare “SEI BUONO COME
IL PANE”, è il massimo per una persona umana sentirsi questo ricordo! Il
rapporto tra medico e paziente è molto complesso: del primo ci rimane il suo
destino fase della vita introdotta nell’amor nostro. In altre parole lascia
alla gente sapere della gioia. Traballando col sapere delle persone arrivate in
cima o al mare e, sapendo il cielo dove andare occorre lo spirito san per
conoscere l’anima e, la sicura scienza dell’umiltà, del secondo fiducia e
persuasione. Purtroppo il primo sovente ha fretta e il secondo paura, sicché
talvolta il medico appare poco umano o il paziente impazientissimo. Già avuto
occasione di evocare il sarcasmo che spesso accompagna medici e medicina. Per
tutte basti la battuta del malato immaginario dica che di un medico nota: “Ne
deve avere ammazzato di gente per esser diventato così ricco”. Ben diversa e
più fondata è la considerazione che trovo nel libro il nuovo galateo di ARBORIO
MELLA. Essa riguarda la relazione che intercorre tra medico e paziente. Una
relazione che dovrebbe essere segnata dalla pazienza, sia da parte del medico
curante che spesso sì accontenta di sbrigative affermazioni, sia da parte di
colui che è chiamato”paziente” ossia “colui che patisce” nella sofferenza ma
che dovrebbe essere anche “paziente” nel senso più ovvio del termine. Ebbene,
questa osservazione può acquistare un valore più generale. I rapporti nella
società contemporanea sono spesso tesi proprio perché non sì ha più pazienza si
reagisce prima ancora di aver ascoltato l’altro, si dialoga ma con lo sguardo
all’orologio. Ritroviamo il dolore che spezza, perciò, la capacità di
essere in relazione col prossimo nella paziente serenità del confronto. Siamo
partiti coi medici; finiamo con una battuta divertita su di loro. Un mio amico
qualche tempo fa ironizzava: “Mia 22)moglie soprappeso è andata da un famoso
dietologo. In due mesi ha perso duemila Euro! Bene! Io non so perché voglio
farla così lunga questa lettera e a motivarla con molto superfluo: forse è per
intenderci nella verità e giusta religione che insieme approvando la fede in
Dio tutto il peso rientra nel succinto della perla come pensiero religioso e
come il cristo vivente è leggero il giogo del San Dio lassù. Scusami se ti
faccio venire il mal di testa, ma non lo rimprovero se smetti di leggere e
ritorni a fare le tue cose nel giardino o faccende di casa, aiutando la tua
consorte ecc. Ciao Giuseppe, tempo che,
ha poca considerazione forse; ma l’invito è venite dentro questa lettura anche
se incongruente per seguire il mio, suo, proprio canto e spirito angelico.
Oltre quello spazio temporaneo l’Anima smorta, continua ad essere sofferente,
del peccato essi, s’aiutano tra loro e i corpi assopiti ricordano le affermate
cose col ricordo giusto. Bene! Intendo farti usare l’arma del subacqueo
scegliendo il profondo animo non il mare, per vedere o bagnarsi come fanno oggi
i bagnanti dell’estate per poi stendersi sulla spiaggia respirando con le
narici l’aria salmastra, sabbiosa e vedersi la pelle il giorno appresso color
cioccolato. Carissimo Giuseppe, usi l’arma della fantasia, mettiti lo scafandro
e, scendiamo giù in questa lettura, il mare profondo, “meraviglia” da navigare
a pancia in...insieme il tramonto”. Vivici, se puoi anche tu, dentro l’unico,
cuore il raccolto, la poesia, l’amicizia, per lo struggente corpo legato alla
navicella celeste, nella parentela della famiglia, che è spessore infinito, dal
tempo di Dio.
Io
sono consapevole di non scrivere la lettera del tramonto bene, ma mi piace
rischiare perché sento le difficoltà che all’alba s’appropriano tutte le parole
che portano a Rischiare bene. I pensieri in congiunzione <anacoluto >
sgrammaticherebbero oggi, sull’intera lettura, azzardata dalla poca conoscenza.
Dedicato agli studi). Qual, mi uniscono alla religione accentuata sempre per
credere al verbo infinito di Dio. Sempre congiunta a Cristo suo figlio lo
spirito santo; e, ridere oggi, dopo il tempo, antico, sulla continua ora,
giorni, settimane, mesi e anni amico Giuseppe. Sì rischia
d’apparire…“stringendo la parte nuda. La quale si mena”; in quest’era moderna
spartire sbalorditivi e sorprendenti tempi di poemi classici “antichi”. Piangere in codesto tempo…mostrandosi: sì
rischia di risultare, a sorgere sentimentali.Fin qui giustamente la parola si
manifesta patetica altro che poetica, perciò in sollucchero tendere la mano in
estasi repentagli il coinvolgimento 23)da esporre i sentimenti così come pone
noi stessi, dal condotto che, scarica tutti i pensieri appena li ricevono;
viceversa, il serbatoio di cui faccio parte nel correre, i rischi dei proemi
ascritti che, sono tante in romanzata famigliare, spirituali, amiche e
compagnie s’attende che scriviamo prima l’introduzione fino a, quando colmiamo
nelle parole i poemi in stile balneare e spirituali canti che si raggiungono i
corpi delle tante vacanze consumate in nostra presenza. Lo spirito indovina
sempre, col corpo naturale e, in lirici sensi sì assoggettava della quale
parola caratterizzano ciò che può dare chi opera e pensa senza impoverire
l’ispirazione composta dal cuore unico Dio. Fin qui, si capisce il passaggio
poetico, dell’autore che, s’esprimesse i personali sogni delle proprie idee,
davanti ad una folla rischierebbe di perderla come il vangelo Matteo cap.14, 22 33 dopo aver
moltiplicato i cinque pesci e i due panano ai cinquemila uomini oltre alle
donne e bambini, amarono mettendo a qual volta repentagli di non essere
riamati, come vivere è di morire, sazi o digiuni sempre nel San, di sopra
scritto in capitolo 25,
convivendo nella moltiplicazione del raddoppio, e, non rischiano, nulla, per
niente resterebbero, con i talenti e, parabola, giusta, come le lampade aia,
alle 10 vergini che, rappresentano, il cielo e l’olio, della vita e questi
giustificano i servitori, che non andranno, allo strozzamento della quale,
stroncano, la vita, bensì all’Eterno e, sia per l’uomo che lascia oggi
intravedere la fede, sia le discrete s’amassero nella speranza, dello sposo,
per dimostrazione d’aver riempito le lampade dello spirito che, offrisse
ubbidienza armonica col canto del tocco musicale del maestro, Signore sia
benedetto, il miracolo vestito della luce umile via della verità, assicura per
l’assicurazione la garanzia della sorgente - vita Elias. <Noè > l’Elia di
recuperati corpi a tempo del vissuto, vivente; il vecchio stile nel moderno,
modo di destare parole a conoscenza dell’anima - sperare ancora per non morire;
in Luca, capitolo 15,
versetto fino al 31. - Qual, bisogna leggere con molta attenzione
scarnire bene, il significato, della pecorella smarrita; così come il dramma
del ritorno del figliolo prodigo riversato dentro i sentimenti del servizievole
fratello maggiore rimasto col padre ad osservare le leggi spirituali naturale e
non soltanto del cuore o della ragione per accorgersi che di là da tutte le
situazioni difficili sul piano morale e sociale. Ci possono essere sempre di
recupero! Non tanto sul piano psicologico o di gratificazione umana. Sì rischia
del proprio esistenzialismo e, tempo. Sì rischia, però quello che per davvero
tu mi hai detto in San 24)Giovanni Rotondo.- Ricordi? Sì spero proprio che
tutto questo appare rilevante alla disperazione - Vera? Così, come allora, il
punto incapace, s’accoppa e tenta, d’insorgere nel fallimento, ove i rischi vanno
corsi, poiché il pericolo maggiore nella vita è non rischiare nulla. Tra la
misura bugiarda, la verità, che, poterono portare personalmente parole e
pensieri a me Veri come la presenza tua in chiesa. Ora ti auguro pace e amore
come il giorno che abbiamo insieme consumato il pasto del sacramento e uscimmo
forte e sicuri da dentro proprio come questa lettura incongruente.
Manfredonia 03 Agosto 2008. Posso ora chiudere la
lettera salutandoti affettuosamente come: il sentito che abbraccia la vera
religione di Dio padre; nella chiesa di famiglia, ciao Antonio Tomaiuolo.
MOSCHE E CALABRONI
Arrecare fastidio o
molestia; disturbare, infastidire, seccare.
La giustizia di questo mondo somiglia a quelle ragnatele ordite in lungo,
tessute in tondo, che si trovano nelle vinaie. Dio guardi mosche e moscerini
che vi bazzicano un pò vicino; pungano subito il delitto non appena vi si
impigliano. Invece, i calabroni bucano, passano senza danno, e la giunta dello
scarpone tacca tutta al ragno. Ogni traduzione impallidisce e appanna
l'originale: questo vale a maggior ragione per una versione dal dialetto,
espressione forse robusta ma certamente robusta della realtà percepita senza
fronzoli e ninnoli. E' il caso del sonetto La giustizia de sto mondo di quello
straordinario poeta milanese che fu Carlo porta, ammirato da Foscolo, Manzoni e
Croce. L'idea è, comunque, chiara ed efficace, affidata all'immagine di una
ragnatela ordita in modo creativo e armonioso da un ragno. Essa diventa la
triste parabola della " giustizia di questo mondo" . Volano i
moscerini e le mosche, cioè le persone modeste e semplici, e sono
implacabilmente catturati da quella trama di fili. Si precipita un calabrone,
segno di potenza o prepotenza, ed ecco l'esito: la rete si squarcia ed esso ne
esce indenne e fin ringalluzzito. Ma non è finita. In quella cantina entra il
padrone, simbolo del potere dominante, vede quella ragnatela, la abbatte e il
povero ragno, cioè il giudice, viene calpestato e spiaccicato dal tacco
dell'uomo. Purtroppo la storia racconta questo apologo in mille modi,
premurandosi di mostrarne l'amara verità. La morale ideale da raccogliere è
valida anche per chi non amministra la giustizia o ne è coinvolto e può essere
espressa con le parole lapidarie di Cristo: "Beati gli affamati e gli
assetati di giustizia…
NON CAPIRE
NIENTE A "'volte si pensa di
aver capito tutto e poi ci 25)si meraviglia se, pochi minuti dopo, si capisce
di non aver capito niente, non si ricorda più quello che si aveva capito. Un
giorno leggendo un articolo imbattendomi nel nome di Steinberg m’ero trovato
nella situazione del don Abbondio Manzoniano di fronte a Carneade: l'avevo già
sentito nominare, ma non sapevo più chi fosse. Saol Steinberg era un
disegnatore, spesso mi ero divertito con le sue Vignette Pubblicate su alcune
riviste; una sua riflessione intitolata Riflessi e ombre ed estraggo una
battuta essenziale. Talvolta, quando non ci viene in mente un nome o un dato,
almeno alla mia età, si ironizza ( in verità con congiuro: Ahimè comincia
l’Alzheimer...! In verità 'bisogna essere più realistici e consapevoli che,
anche quando si è sanissimi, comprendiamo ben poco del grande mistero
dell’essere. E spesso è proprio di chi è di scarsa capacità mentale illudersi
di capire tutto precedere di conseguenza con altezzosa ignoranza. Ci basti a
questo punto meditare quanto affermavo uno che di intelligenza ne aveva tanto,
Galileo Galilei:infinita è la grandezza perchè chi la piglia per idolo non ha
senso alcuno né di giustizia né di onestà e farebbe di tutto per condursi. Turba
degli sciocchi, cioè di quelli che non sanno nulla e credono di sapere; assai
sono quelli che sanno pochissimo di filosofia; pochi sono quelli che sanno
qualche piccola cosetta; pochissimi quelli che sanno qualche particella; uno
solo, Dio, è quello che sa tutto.
NON E’ MAI TROPPO TARDI. Per imparare ciò che è necessario, nessuna età mi
sembra mai troppo tarda. Invecchio imparando sempre molte cose. Certe volte
viene spontaneo dire di fronte a sorprese e aventi del tutto imprevedibile:
“NON SI FINISCE MAI DI
IMPARARE ". Oggi è proprio su questo atto di umiltà
necessario che vorrei riflettere partendo da due differenti citazioni ho
scovato leggendo un articolo sulla terza età. Non è mai troppo tardi degli anni
60 in
cui il bravo maestro d'allora aiutava non pochi italiani maturi a superare
l’analfabetismo di ritorno. Ed è suggestivo vedere ancora oggi tante persone
attempate frequentare università a loro riserva, dedicandosi verso nazioni
stranieri in visita ai loro momenti, frequentare teatri e sale di musica. E’ un
segno di freschezza e di vitalità che rende meno pesante e persino riesce ad
allontanare la triste vecchiaia…! E’ bello, allora, poter ripetere con l’antico
sapiente ateniese S’olone l’altra frase sull’invecchiare imparando sempre cose
nuove. Paradossalmente talora ci si imbatte in giorni privi di curiosità,
annoiati e ripetitivi, privi di ogni
desiderio di conoscenza. In realtà una vita senza desiderio di ricerca è quasi
una morte anticipata. E’ 26)ancora un antico pensatore, Seneca, ad ammonirci
che “PER TUTTA LA VITA
BISOGNA IMPARARE A VIVERE E PER TUTTA LA VITA BISOGNA IMPARARE
A MORIRE.
QUANDO ERO RAGAZZO VOLEVO VIVERE COSI’. Ecco come volevo la mia casa: trasparente, dove mi
accorgevo subito se pioveva e, brillava il sole; " morbida dentro, come
una carezza della mamma”; bambino ", non volevo essere obbligato a
mettermi in punta dei piedi, per accendere la luce; giocosa, dove potevo io
fare Raggia senza aver paura di essere sgridato; intima, volevo potermi
nascondere per poter pensare alle stelle; decorata è preziosa la mia casa;
tranquilla, non "troppo trafficona magica come il paese delle principesse.
" Volevo una casa con la mia stanza grande come il cielo, e -volevo
due sedie per mettermi sopra e nascondermi ". Una casa magica è
quella che sogno io, disegnato, colorato. Un risultato importante per capire
come io volevo vivere lo spazio. Tanti desideri di uno spazio importante, dove
sentirsi accolti è il segreto della felicità. Questa Mia casa è "stata
solo un sogno? SENZA ANIMA (fantasia) Ci sono giorni in. cui Dio é tutto per me.
Ci sono giorni in cui non é niente, come se io in quei giorni non fossi che
una creatura animale o vegetale. ...una bestia che trema, o che canta, una
pianta che non ha bisogno d’altro che d’aria, d'acqua e di sole.- Ci sono
giorni in cui io non ho anima.- Ascolto la confidenza di una persona che ammiro
profondamente per la sua intelligenza ma anche per la sua umanità e
spiritual1tà rimango sconcertato. -Mi sta parlando del periodo che ora
attraversa, un tempo di vuoto, di insoddisfazione, di eredità: ci sono giorni.
-mi dice -in cui sono senz’anima. Sono. certo, sorpreso, anche se questo non.
incrina la mia stima.- Anzi: la sincerità è un segno di grandezza d'animo.-
Riesco però a comprendere che questa esperienza -da tutti prima o poi vissuta
-faccia parte della “dinamica" ( come si è soliti dire) della fede e della
stessa v1ta.- Cosi, sono andato a cercare un passo che ricordavo presente nel
Diario di una poetessa e mistica.: una rappresentazione nitida e intensa di
quella esperienza che colpisce anche grandi maestri dello spirito ( Si pensi
alla lunga fase di aridità spirituale.. attraversata e confessata da santa
'Teresa d’Avila) .- C’é. un tempo in cui Dio sembra eclissarsi e tacere, simile
a un impera-tore impassibile racchiuso nel suo cielo dorato.- E' il periodo del
deserto, della salita al Monte Moria come Abramo o al Carmelo come san Giovanni
della croce.- Pregava, allora, cosi Marie Noel " Mio D10, guardami mentre
passi di 27)sfuggita... Se ci tieni che io creda in te, dammi la fede. -Se ci tieni che ti ami, dammi ancora l’amore!Suicida Ciao
Umberto, con queste calde e dirette parole – Antonio scrive per metterci fuori
dei guai è, fondamentale capire la fantasia “assolutamente recuperata” dal
vicino spirito che non dura -, per la presa che: chiude il fresco ossimoro. A
sperare l’universo tema della vita; che rincorre la moltitudine a “contenere la
minoranza”. Vale a ricordare le poche persone; a neve fredda che: stacca
l’ossimoro di questa calda lettera. “Messa alle spalle” e trattenuta in questa
addomesticata città dei balocchi; che cerca, ma non trova: la “soluzione
fragile e cruda”. A seconda: la parola vita e, rispetto.
SUICIDA ( FANTASIA) (MA ANCHE VERO). Ci siamo persi, l’accumulazione e
l’esperienza arrivata dal protagonista che compete la resurrezione e la regia
esordita per la vita pensata da Dio. Carissimo, è un di più: per le poche
persone che frequentano il circolo di Via IV Novembre; in particolar modo per
il gestore <ANTONIO >, MICHELE, MATTEO assidui frequentatori come
l’autore di quest’aperta lettera, Con la quale vuole senza condurre a “parole
bellissime” il valore della vita in tema del suicida. Il quale non sì vedrà mai
morto come il Signore addormentato e risuscitato secondo lo spirito santo.
Prendete un po’ di tempo primo e poi pensate a sopportarla: decisamente per
leggere questa scritturale. Qual appare per magia ai miei occhi e mente di un
corpo ancora capace di trascrivere i sentimenti personali e della buona gente
tutta. Prenotatevi alla presenza di Dio e state tranquilli, specialmente adesso
che state leggendo questa mia considerata…perversa, perché avrà degli effetti
sulla persona d’Antonio; e non ricordiamo per sostenuto effetto. In altre
parole avete e hai appena letto della presenza spirituale che ognuno di noi ha
dentro la porta naturale della vita, sicuro che avrete e avrai modo di capire
molte cose… il suicida di solito scuote le anime vicine e una volta scosse il
paese come Manfredonia deve a noi far riflettere, come la città, interrogarci
soprattutto tra le famiglie quelle più vicino al suicida e a Dio. Essendo buone
religiose. Non è un test. Il mio scritto; ma una risposta ultima per chi
avrebbe ceduto ai fini di un’altra vittima non la mia ma la nostra! Per il
proprio creato…d’importanza. La vita d’ognuno, ovunque, il qualunque vive di
quest’attenzione; perciò impariamo a sorridere a Dio e alla sua gente perché in
loro abbiamo un vissuto, con un bisogno dell’unico salvatore capace d’aiutare
tutti compreso i popoli in guerra.
- Carissimi, 28)leggetela a
vostro tempo e piacere; ma fatelo anche se solo per farmi piacere o
compassione. A me basta poco per vivere il vostro bisogno che è tra cielo e
terra il sereno di un’aria felice, buona lettura. L'uomo è un prigioniero che
non ha il diritto…di aprire la porta. Della sua prigione e, fuggire.- Sono
diversi i significati di questa frase del Fedone di Platone, celebre filosofo
greco.- Noi ci fermiamo su quello più immediato, la condanna del suicidio: non
per nulla Socrate in quel dialogo va incontro serenamente alla morte inflitta
da altri, ma non la vuole accelerare con quel gesto che, invece, secoli dopo
compirà.- Seneca, lo scrittore latino condannato a morte da Nerone.- Certo è
che dobbiamo avere; sempre rispetto del dramma interiore di chi si toglie la
vita.- La Bibbia
stessa è estremamente sobria quando racconta queste tragedie: la descrizione
del suicidio del re Saulo di Giuda, Il traditore di Gesù, è affidata solo a una
frase secca ed essenziale ("Saulo prese la spada e vi si gettò sopra,
Giuda si allontanò e andò a impiccarsi").- Rimane, comunque, il monito di
Platone e quelle di tutte le religioni che considerano trascendente la vita e
condannano chi con spregio e, stentato ( si pensi, ad esempio, alla “roulette
russa) o per sfida { deliberato Consilio, si diceva nel linguaggio morale
latino tradizionale ) si toglie la vita. Ma dobbiamo riconoscere che questa,
per fortuna, è un’eccezione.- Spesso si evade dalla vita per debolezza, per
vuoto intimo, per estrema disperazione, per stravolgimento mentale.- In quello
istante solo Dio può giudicare e forse lasciare alla sua creatura uno spiraglio
di luce e di pentimento salvifico.- Noi dobbiamo solo affidare a Lui il
suicidio ad essere vicino alla immensa desolazione dei familiari. 08,08,008
Manfredonia Antonio “Alias Bafarde” Mafalde,
SUPERBIA E STUPIDITA’ “FANTASIA”. Avere sempre ragione. farsi sempre strada calpestare
tutto, non avere mai dubbi: non sono forse queste le grandi qualità con cui la
stoltezza governa il mondo Quando studiavo il liceo, avevo tradotto da solo
vari dialoghi di Platone, C'è n’era uno però, che si doveva approfondire
insieme ed era il Chitone dedicato alle ultime parole di Socrate prima della
sua condanna a morte.- In quel dialogo c’era una frase che più o meno suonava
cos: volesse il cielo che gli stolti fossero capaci, anche solo di Piccoli mali
".- Purtroppo, invece, sono capaci di più grandi…! Questa amara
considerazione, verificabile in ogni ambito della società, è ripresala un’altra
angolatura nella frase che ho sopra
citato e che ho desunto dal romanzo FIERA 29)DELLA VANITA’, basato sul
contrasto tra due ex compagne di scuola,
l’arrivista e spregiudicata Beckj e la virtuosa e ingenua Amelia.- Quei
quattro principi diabolici. AVERE SEMPRE RAGIONE, FARSI SEMPPRE STRADA,
calpestare tutto, non aver mai dubbi coniugato con la stoltezza generano forse
il successo e il potere ma devastano il mondo…! Il romanziere inglese è
Convinto che SUPERBIA E STUPIDITA’ messe insieme sono una miscela di ogni altra
combinazione PERVERSA. Lasciamo a ognuno le applicazioni pubbliche della
frase di u grande scrittore sconosciuto, ma ciascuno in coscienza rifletta
anche per tutte le volte in cui ha prevaricato, nell’A R R O G A N Z A e
nell’OTTUSITA' -nei confronti degli altri.- NESSUNO INFATTI, PUO’ SCAGLIARE CON SICUREZZA LA PRIMA PIETRA.. .!
UN TOPO IN CHIESA (fantasia) Un asino non diventa saggio Vivendo in una biblioteca
né un topo raggiungerà la santità vivendo in una chiesa. Nelle stazioni delle
grandi città s'imbatte, in edicole strabocchevoli di carta. E' ma specie di
onda che tutto trascina con sé compresi i detriti e i liquami. Ognuno prova
davanti a loro la sua tentazione ( e la parola ha purtroppo tutti i suoi
significati, anche i peggiori, se si bada agli acquirenti di pornografia e
simili).Io resto sempre tentato dai giornali che provengono da regioni remote.
Così ho trovato e acquistato qualche giorno fa all'aeroporto di…una rivista.
Leggendola qua e là, scopro il detto proverbiale, definito come arabo. Il
concetto è semplice, fin banale, ma come dice ancora un aforisma arabo- anche
l'aria è ovvia, eppure guai a non respirarla! Nella nostra epoca così frenetica
un’infarinatura è considerata più che sufficiente a tutto: basta un pizzico di
religione per dichiararsi e redenti, un po’ di sentimento per diventare amanti,
un grammo di conoscenza per pontificare su un argomento. La fatica la società,
lo studio, la coerenza il rigore sono parole abolite dal vocabolario. E’invece,
per essere saggio non basta un passaggio in una biblioteca, n'è per essere
santi é sufficienti un segno ti croce o l'accensione di una candela in chiesa.
Concludo, allora, ritornando ancora una volta alla sapienza araba e propongo un
motto delle <MILLE E UNA NOTTE>: <Chi vuol salire in alto deve
vegliare a lungo nella notte. Chi desidera catturare perle deve immergersi nel
profondo del mare.
Manfredonia 01.09.008
gli autori.”con molti ringraziamenti
Antonio Tomaiuolo e
DI SIMONE
Ora vi racconterò una favola.
C'era una volta, una bambina
triste, una bambina cresciuta in solitudine e senza amore; si sposò molto
giovane per cercare di sfuggire a questo suo triste destino, ma non fu molto
fortunata neanche in quello, sposò l'uomo che non amava, ma che le dava più
sicurezza, nel suo cuore, però soffriva per quell'amore perduto. L'uomo che
ella sposò gli diede tre figlie, la prima diventò subito un angelo del cielo,
ella forse non la meritava, la seconda e la terza furono per lei, motivo per
andare avanti in quella vita che lei non sopportava; un marito assente,
presente, un dolore dietro l'altro fino a farle perdere le forze e odiare Dio
per la vita così dolorosa che gli aveva dato, allontanandosi da Lui sempre più
e cacciandosi nella pece più nera del peccato, fino a finire sul fondo del
barile. Dopo l’ennesimo dolore e dal fondo del barile pensai di rivolgermi a
quel Dio per me assente, supplicando attraverso Padre Pio, che mi avrebbe
aiutato a uscire da quel buio che non mi permetteva di vedere la luce, pregai
disperatamente Maria Santissima, cui fui voto dalla nascita, qualcuno ascoltò
le mie grida disperate e le cose cominciarono a cambiare, la mia vita cambiò,
mio marito cambio, abbandonò la sua vita di torbide perversioni, di cattive
abitudini, e cominciammo a pregare insieme e passo dopo passo sentimmo tanto
amore per Gesù, Padre Pio, fino a decidere di abbandonare tutto e tutti,
lasciando la nostra amata città (Genova) per trasferirci in un paesino accanto
a quello di Padre Pio, Monte Sant'Angelo, senza un lavoro perché vendemmo
tutto, - attività, ecc, ecc…, con una mamma molto malata e due figlie
adolescenti, con tutti problemi che ne poterono seguire. Cambiò la nostra vita,
dal benessere alla povertà, dal benessere al non sapere come andare avanti,
come mangiare. Ma il signore intervenne e interviene sempre con la sua
provvidenza, certo non è facile vivere così, ma abbiamo dovuto accettare,
farcene una ragione, soprattutto io, orgogliosa come ero, dover chiedere aiuto,
anche se mi sentivo sprofondare, ho capito che il Signore mi volle piegare
all'umiltà, l'umiltà che cosa difficile da avere. Ora mio marito lavora nel Santuario
Basilica di San Michele Arcangelo, accompagna centinaia, migliaia di pellegrini
all'anno, come qualcuno tempo addietro ci predisse: sarete portatori di luce
per centinaia, migliaia di persone, cosa che, allora ci sembrava assurda,
eravamo commercianti e lontani da Dio, ora invece accompagna i pellegrini, li
prende per mano e insieme a loro fa rivivere 15 secoli di storia porta la
cultura e l'arte a tutte le persone, delle più semplici, alle più sofisticate e
dotte, anche a sacerdoti, vescovi e cardinali, ma quello che mi rende più
orgogliosa e felice è che porta a tutti una parola di speranza, porta a
conoscenza della nostra storia, la sua conversione da un peccatore a uomo di
chiesa, con tutti i nostri difetti e i nostri limiti cerchiamo di dire a queste
persone, ma soprattutto le loro anime, di rivolgersi a Dio sempre, sia quando
si sta bene, sia quando si è nella prova sia quando si ha bisogno di grazie, di
aiuto, perché Egli è Padre, Madre, fratello, amico, un amico che non ti tradirà
mai, e anche quando la mia fede traballa, fate
come me e dite: Signore mio, Dio mio, mio Dio è mio tutto, io ti amo, ti chiedo
perdono per i mie peccati e le mie miserie. Vogliamo dire a queste anime, che
se Dio ha aiutato noi, che stavamo nella pece più nera, se ci ha tirato su per
i capelli dal fondo del barile, può aiutare chiunque, anche coloro che
leggeranno questo, ma ricordate di non pretendere mai, ma di chiedervi se siete
veramente pentiti dei vostri peccati, se volete essere salvati, il Signore non
si farà attendere, ma occorre la vostra volontà di conversione. Siamo alla fine
della favola, triste? Bella? Ma ricordati: nessuno è esente dalla sofferenza, i
nostri peccati sono perdonati, ma rimane la colpa da estinguere e per quello ci
vuole un po' di tempo. Neanche Gesù fu esente dalla sofferenza e se le cose vi
vanno sempre bene e non soffrite mai, riflettete bene: o siete sulla strada che
porta alla perdizione o il Signore vi ha dato già in terra il Paradiso e allora
non dimenticate mai di ringraziarlo ogni giorno e per sempre. Non posso
concludere con: vissero felici e contenti, perché non è così, il mio cuore è
con le mie figlie, ma la mia mente è qui con mio marito e il mio compito di
moglie…, Questa è la favola di Maria.
E’ una poesia che ha
trovato questa persona a San Matteo; nell’occasione di poter benedire la
macchina di suo Figlio Luigi Tomaiuolo.
Valore di un sorriso Un
sorriso non costa nulla, ma
vale molto. Arricchisce chi lo riceve e chi lo dona. Non dura che un istante,
ma il suo valore è talora eterno. Nessuno
é tanto ricco da poterne fare a meno, e nessuno e talmente povero da non
poterlo dare. In casa porta felicità, nella fatica infonde coraggio. Un sorriso
è segno di amicizia, un bene che non sì può comperare, ma solo donare. Se voi
incontrerete chi un sorriso non vi sa dare, donatelo voi a Lui. (Perché nessuno
ha tanto bisogno di un sorriso come chi ad altri non sa darlo.
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