giovedì 12 dicembre 2013

Manfredonia 17 /05/07 ETNAGIGANTE


    Ciao Mimmo,
 L’interrogativo che si pone l’uomo per mezzo della parola è la qualità del tutto dovuto alla poesia che naturalmente non ha mai scritto a pensarci bene ma può ugualmente vivere d’umano scritto al sentimento provato sin dalla nascita vissuto da sempre con il pensiero fissato tra l’amore di Dio.
Sconcertante perché l’anima angelica è poesia di Dio e non del diario di mia colpa per la parola scritta alla persona divisa tra il dettame spirituale ravveduto con la fede.
Oggi mi chiedo il perché è venuta a me la sua parola.
Fin qui non ho mai scritto prima di questa sentita poesia. Non ho mai scritto una simile poesia da non poter vivere la giornata senza il sentimento che si prova scrivendo come il poeta e  Dio che comanda spiritualmente all’angelico custode della sua paola.<amore>

E’ una lettura di ritorno andando a scrivere la poesia con le parole e lettera leggera; nonché espressa e, modellata come la creta - la parola sì legge-, vivendo l’arte del proprio io!
Il poeta ideale, non fa parte di quell’anima, che cade facilmente in depressione; ma una volta caduto diventa parola che deprime non solo l’autore epitaffista di questa sua che non ripete più la polisemia della stessa autorevolezza giacché sta già in questa lettera di vita. La parola, per ogni buona lettura sana- permette-, alla poesia, di fare agli altri, dando la giusta emozione stando all’esperienza dell’arte pura come l’amore senza buio e tutto va a posto anche senza parole aggiunte nel viaggio di ritorno. Andando a scrivere la paura, di non saper esprimere, con semplice parola, la poesia, di un concorso in corso, passa dalla lettera ideale, alla parola, di lettura senza coraggio. Tutto sta in movimento e il pensiero permette di farsi carico di quel giogo santo scritto in casa propria o dall’amico per non rispondere in aldilà che conviene convenendo con lo spirito di pace; e, anche se s’inventa a volte come la promessa palindroma di padre nostro in “Solo Voce” mondo ETNAGIGANTE. Sì trae l’arte, d’ascolto, come questa lettura, nel buio, che conviene, al poeta medesimo perché arte che risponde alla domanda d’andata con ricevuta di ritorno ricorrendo all’autore denunciato con questa polisemia parola possibile. Lui ha esposto come pensiero nella frase: vai al diavolo. Mi sconvolge l’anima, pensando all’autore signore, di come il padrone, di casa, salva cavolo e, capra, perché sì chiama: Esposto Salvatore - l’inevitabile artista -, mai consentito di fare nella padella di casa sua l’arte. Quale espone l’epitaffista di quest’esatto giudizio vedendo e ascoltando il simile artista Sipontino che fa il ricchione col culo <sedere > dell’altro. Un culo di fortuna e un altro per cacarsi dell’accusa in sua rimessa. La causa ecco che: causa l’inevitabile parola. Esattamente dolce come: la polisemia dell’insieme corpo, della poesia per voi.
Ora che io posseggo lo scritto visibile nel grande schermo del monitor computer, in casa; Vi prego di leggere in copia tutto fuori e, senza fumare pipa vietata legalizzi tu l’ascolto definitivamente alla fine capirà cosa ha scritto l’Esposto che in tutti accordi comunica con la gente il contenuto perfetto e, esposto con animo - insomma - poetica. La differenza, tra cielo, mare e terra e, il pronto viaggio, senza parole; dato la vigilia, di presentare la pronta e chiusa poesia dell’anima, di una volta la storia che ogni giorno anche dopo tanto tempo sempre ti viene a trovare perché come disse l’entrata parola c’è sempre un pensiero che alla fine esce come ritorno del maestro costretto ad amare anche gli incazzati.
   
    Una di quelle "sentite frasi", che come lo spirito vincente non s’invecchiano mai! Tanto son vere le parole che: il verbo è come l’amore fotografato e, anch’essa é straordinaria e, incredula. - Può sbalordire in tutto il ricordo vissuto-, che con veracità emoziona ancora quell’anima naturale, spirituale del tempo. Il sognatore personaggio nella poesia di questa rivelazione sentita per credere senza lì com’e senza lì perché: l’ETNAGIGANTE, come un dio personale fedelmente rivela!
Rivelando agli stessi poeti, dacché tutti apparteniamo a quel sentito scritto; anche se improprio, c’è tuttora nel pensoso autore la scritta: che penetra ancora l’anima col dovuto pensiero e rispetto. Credendo, all'anima della più sparse parola e, che volano via come l’uccello a mezz’aria per poi cadere senza proposito; da trovarsi: e a vederla con gli occhi del qualunque sopra la lettera del tricolore Italiano. Partendo dalla parola universale - “di un arcobaleno d’Amore”-; per poi vedersi con altri il proprio viso in Dio. (Sorridente continua a specchiarsi come l’anima del buon poeta); qual sa ben ricordare come si scrive la parola ritorno a sorridere col Padre Eterno. S'accompagna ancora personalmente, - "dell'idea stessa " - che, lui l’epitaffista del simile scritto e la persona nonché autore scrive ancora della smaniosa parola per continuare a viaggiare sognando la vita che già lontano quasi a pensare a quel mondo ancora da esplorare sventolando le chiacchiere di popolo in Solo Voce. Mondo colorato dalle parole smorte in palindroma invenzione perché è un luogo di lungo sospiro ed è anche tortuoso il sentiero dell’ETNAGIGANTE. Il poeta, la poesia lascia all’umana quest’esistenza opinabile ed onirica nonché parola d’alcuni uomini che si smarriranno, nel mondo in “Solo Voce”. Di certo l’epitaffista ha già consumato, il suo viaggio, d’andata e ritorno ed ora che qui scrive e pensa ancora ad altre mete da visitare come turista che non fallirà nella parola senza rima. L’autore é incredulo del pensiero allargato ai perché l’assilla l’ETNAGIGANTE e, continua senza sosta la sua interrogazione. Il poeta ricorda che meglio vincere lealmente la vita s’anche sì sogna un mondo vinto da quei passaggi onirici inventati dall’uomo. Il corpo, d’ogni persona è, abituato ormai col tempo a lottar per vivere la vita del simile sognatore sopravvissuto in questo e l’altro mondo visitato come magia l’invenzione ad ETNAGIGANTE perché venga l’entrata e l’uscita della più pazza palindroma parola d’autore
 Scompiscio l’io, dello stesso pensiero mai scritto per l’anima di un poeta. Lo scompongo io come
pensiero, perché mai stroncato dalla fantasia. Per la molta immaginazione. Qual è una in questa realtà.

  

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