Ciao Mimmo,
L’interrogativo che si pone l’uomo per mezzo
della parola è la qualità del tutto dovuto alla poesia che naturalmente non ha
mai scritto a pensarci bene ma può ugualmente vivere d’umano scritto al sentimento
provato sin dalla nascita vissuto da sempre con il pensiero fissato tra l’amore
di Dio.
Sconcertante
perché l’anima angelica è poesia di Dio e non del diario di mia colpa per la
parola scritta alla persona divisa tra il dettame spirituale ravveduto con la
fede.
Oggi
mi chiedo il perché è venuta a me la sua parola.
Fin
qui non ho mai scritto prima di questa sentita poesia. Non ho mai scritto una
simile poesia da non poter vivere la giornata senza il sentimento che si prova
scrivendo come il poeta e Dio che
comanda spiritualmente all’angelico custode della sua paola.<amore>
E’
una lettura di ritorno andando a scrivere la poesia con le parole e lettera
leggera; nonché espressa e, modellata come la creta - la parola sì legge-,
vivendo l’arte del proprio io!
Il
poeta ideale, non fa parte di quell’anima, che cade facilmente in depressione;
ma una volta caduto diventa parola che deprime non solo l’autore epitaffista di
questa sua che non ripete più la polisemia della stessa autorevolezza giacché
sta già in questa lettera di vita. La parola, per ogni buona lettura sana-
permette-, alla poesia, di fare agli altri, dando la giusta emozione stando
all’esperienza dell’arte pura come l’amore senza buio e tutto va a posto anche
senza parole aggiunte nel viaggio di ritorno. Andando a scrivere la paura, di
non saper esprimere, con semplice parola, la poesia, di un concorso in corso,
passa dalla lettera ideale, alla parola, di lettura senza coraggio. Tutto sta
in movimento e il pensiero permette di farsi carico di quel giogo santo scritto
in casa propria o dall’amico per non rispondere in aldilà che conviene
convenendo con lo spirito di pace; e, anche se s’inventa a volte come la
promessa palindroma di padre nostro in “Solo Voce” mondo ETNAGIGANTE. Sì trae
l’arte, d’ascolto, come questa lettura, nel buio, che conviene, al poeta
medesimo perché arte che risponde alla domanda d’andata con ricevuta di ritorno
ricorrendo all’autore denunciato con questa polisemia parola possibile. Lui ha
esposto come pensiero nella frase: vai al diavolo. Mi sconvolge l’anima,
pensando all’autore signore, di come il padrone, di casa, salva cavolo e,
capra, perché sì chiama: Esposto Salvatore - l’inevitabile artista -, mai
consentito di fare nella padella di casa sua l’arte. Quale espone l’epitaffista
di quest’esatto giudizio vedendo e ascoltando il simile artista Sipontino che
fa il ricchione col culo <sedere > dell’altro. Un culo di fortuna e un
altro per cacarsi dell’accusa in sua rimessa. La causa ecco che: causa
l’inevitabile parola. Esattamente dolce come: la polisemia dell’insieme corpo,
della poesia per voi.
Ora
che io posseggo lo scritto visibile nel grande schermo del monitor computer, in
casa; Vi prego di leggere in copia tutto fuori e, senza fumare pipa vietata
legalizzi tu l’ascolto definitivamente alla fine capirà cosa ha scritto
l’Esposto che in tutti accordi comunica con la gente il contenuto perfetto e,
esposto con animo - insomma - poetica. La differenza, tra cielo, mare e terra
e, il pronto viaggio, senza parole; dato la vigilia, di presentare la pronta e
chiusa poesia dell’anima, di una volta la storia che ogni giorno anche dopo
tanto tempo sempre ti viene a trovare perché come disse l’entrata parola c’è
sempre un pensiero che alla fine esce come ritorno del maestro costretto ad
amare anche gli incazzati.
Una di quelle "sentite frasi",
che come lo spirito vincente non s’invecchiano mai! Tanto son vere le parole
che: il verbo è come l’amore fotografato e, anch’essa é straordinaria e,
incredula. - Può sbalordire in tutto il ricordo vissuto-, che con veracità
emoziona ancora quell’anima naturale, spirituale del tempo. Il sognatore
personaggio nella poesia di questa rivelazione sentita per credere senza lì
com’e senza lì perché: l’ETNAGIGANTE, come un dio personale fedelmente rivela!
Rivelando
agli stessi poeti, dacché tutti apparteniamo a quel sentito scritto; anche se
improprio, c’è tuttora nel pensoso autore la scritta: che penetra ancora
l’anima col dovuto pensiero e rispetto. Credendo, all'anima della più sparse
parola e, che volano via come l’uccello a mezz’aria per poi cadere senza
proposito; da trovarsi: e a vederla con gli occhi del qualunque sopra la
lettera del tricolore Italiano. Partendo dalla parola universale - “di un
arcobaleno d’Amore”-; per poi vedersi con altri il proprio viso in Dio.
(Sorridente continua a specchiarsi come l’anima del buon poeta); qual sa ben
ricordare come si scrive la parola ritorno a sorridere col Padre Eterno.
S'accompagna ancora personalmente, - "dell'idea stessa " - che, lui
l’epitaffista del simile scritto e la persona nonché autore scrive ancora della
smaniosa parola per continuare a viaggiare sognando la vita che già lontano
quasi a pensare a quel mondo ancora da esplorare sventolando le chiacchiere di
popolo in Solo Voce. Mondo colorato dalle parole smorte in palindroma
invenzione perché è un luogo di lungo sospiro ed è anche tortuoso il sentiero
dell’ETNAGIGANTE. Il poeta, la poesia lascia all’umana quest’esistenza
opinabile ed onirica nonché parola d’alcuni uomini che si smarriranno, nel
mondo in “Solo Voce”. Di certo l’epitaffista ha già consumato, il suo viaggio,
d’andata e ritorno ed ora che qui scrive e pensa ancora ad altre mete da
visitare come turista che non fallirà nella parola senza rima. L’autore é
incredulo del pensiero allargato ai perché l’assilla l’ETNAGIGANTE e, continua
senza sosta la sua interrogazione. Il poeta ricorda che meglio vincere
lealmente la vita s’anche sì sogna un mondo vinto da quei passaggi onirici
inventati dall’uomo. Il corpo, d’ogni persona è, abituato ormai col tempo a
lottar per vivere la vita del simile sognatore sopravvissuto in questo e
l’altro mondo visitato come magia l’invenzione ad ETNAGIGANTE perché venga
l’entrata e l’uscita della più pazza palindroma parola d’autore
Scompiscio l’io, dello stesso pensiero mai
scritto per l’anima di un poeta. Lo scompongo io come
pensiero,
perché mai stroncato dalla fantasia. Per la molta immaginazione. Qual è una in
questa realtà.
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