giovedì 12 dicembre 2013

La storia di un povero drogato

X l’amico, 
                     La storia di un povero drogato
    C'era una volta un tossico che non era mai stato disintossicato. In tutta la sua vita da cocainomane, in realtà, non aveva mai imparato a vivere senza la droga. E non avendo imparato a vivere, non riusciva neppure a smettere per morire. Non aveva speranze né turbamenti; non sapeva né piangere né sorridere. Tutto ciò che succedeva nel mondo non lo addolorava e neppure lo stupiva. Passava le sue giornate oziando sulla soglia di un marciapiede, di fronte cera un bar e al suo fianco un edicola con tabaccheria e lotto per giocatori scommettitori, senza degnare di uno sguardo il cielo, l'immenso cristallo azzurro che, anche per lui, il Signore ogni giorno puliva con la soffice bambagia delle nuvole. Qualche viandante lo interrogava. Era così carico di droga e alcol che la gente lo credeva molto forte e coraggioso a ricordar poco saggio e cercava di far tesoro della sua secolare protezione. "Che cosa dobbiamo fare per raggiungere la felicità?" chiedevano i giovani. "La felicità è un'invenzione degli stupidi" rispondeva il cocainomane che al momento era ubriaco come il suo <vecchio papà morto per la ceros’epatica >. Passavano uomini dall'animo nobile, desiderosi di rendersi utili al prossimo. "In che modo possiamo sacrificarci per aiutare i nostri fratelli?" chiedevano. "Chi si sacrifica per l'umanità è un pazzo" rispondeva il tossicomane, con un ghigno sinistro. "Come possiamo indirizzare i nostri figli sulla via del bene?" gli domandavano i genitori. "I figli sono serpenti" e questo me lo ricordava spesso la buonanima coniugata a mia madre moribonda per la stessa malattia di famiglia. "Da essi ci si possono aspettare solo morsi velenosi". Anche gli artisti e i poeti si recavano a consultare il corpo di quell’anima seduta di fronte ai portici di come sopra ascritta dei venditori alcolici e tabacco, che tutti credevano saggio. "Insegnaci ad esprimere i sentimenti che abbiamo nell'anima" gli dicevano. "Fareste meglio a tacere" brontolava il cocainomane. Poco alla volta, le sue idee maligne e tristi influenzarono il mondo. Dal suo angolo squallido, dove non crescevano fiori e non cantavano uccelli. Pessimismo (perché questo era il nome del  drogato e alcolizzato malvagio) faceva giungere un vento gelido sulla bontà, l'amore, la generosità che, investite da quel movimento di persone intorno al punto nella quale c’era anche un venditore di seme e terra fertile per piante e fiori che il loro soffio mortifero, non solo appassivano e seccavano l’erba di casa in vaso ma addirittura a poco tempo della sua apertura – pochi anni e ha chiuso la vendita -. Tutt’oggi la serrante di questo negozio è abbassato – segno di un forte fallimento -. Non c’è stato modo . Tutto questo dispiacque molto al Signore, che decise di rimediare. Chiamò Un bambino e gli disse: "Va' a dare un bacio a quel drogato". Il bambino obbedì. Circondò con le sue braccia tenere e paffute il collo dell’ubriacone e gli stampò un bacio umido e rumoroso sulla faccia rugosa. Per la prima volta il drogato si stupì. I suoi occhi torbidi divennero di colpo limpidi. Perché nessuno lo aveva mai baciato. Così aperse gli occhi alla vita e poi morì, sorridendo. A volte, davvero, basta un bacio. Un "Ti voglio bene”,  anche solo sussurrato. Un timido "Grazie". Un apprezzamento sincero. È così facile far felice un altro.  Allora, perché non lo facciamo?                      
                                       


                          “Alias Bafarde, Ma falde, Nessuno, Profeta e per ultimo il santino Pinocchio 

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