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l’amico,
La storia di un povero
drogato
C'era una volta un tossico che non era mai
stato disintossicato. In tutta la sua vita da cocainomane, in realtà, non aveva
mai imparato a vivere senza la droga. E non avendo imparato a vivere, non
riusciva neppure a smettere per morire. Non aveva speranze né turbamenti; non sapeva né
piangere né
sorridere. Tutto ciò che succedeva nel mondo non lo addolorava e neppure lo
stupiva. Passava le sue giornate oziando sulla soglia di un marciapiede, di
fronte cera un bar e al suo fianco un edicola con tabaccheria e lotto per
giocatori scommettitori, senza degnare di uno sguardo il cielo, l'immenso
cristallo azzurro che, anche per lui, il Signore ogni giorno puliva con la
soffice bambagia delle nuvole. Qualche viandante lo interrogava. Era così
carico di droga e alcol che la gente lo credeva molto forte e coraggioso a
ricordar poco saggio e cercava di far tesoro della sua secolare protezione.
"Che cosa dobbiamo fare per raggiungere la felicità?" chiedevano i
giovani. "La felicità è un'invenzione degli stupidi" rispondeva il
cocainomane che al momento era ubriaco come il suo <vecchio papà morto per
la ceros’epatica >. Passavano uomini dall'animo nobile, desiderosi di
rendersi utili al prossimo. "In che modo possiamo sacrificarci per aiutare
i nostri fratelli?" chiedevano. "Chi si sacrifica per l'umanità è un
pazzo" rispondeva il tossicomane, con un ghigno sinistro. "Come
possiamo indirizzare i nostri figli sulla via del bene?" gli domandavano i
genitori. "I figli sono serpenti" e questo me lo ricordava spesso la
buonanima coniugata a mia madre moribonda per la stessa malattia di famiglia.
"Da essi ci si possono aspettare solo morsi velenosi". Anche gli
artisti e i poeti si recavano a consultare il corpo di quell’anima seduta di
fronte ai portici di come sopra ascritta dei venditori alcolici e tabacco, che
tutti credevano saggio. "Insegnaci ad esprimere i sentimenti che abbiamo
nell'anima" gli dicevano. "Fareste meglio a tacere" brontolava
il cocainomane. Poco alla volta, le sue idee maligne e tristi influenzarono il
mondo. Dal suo angolo squallido, dove non crescevano fiori e non cantavano
uccelli. Pessimismo (perché questo era il nome del drogato e alcolizzato malvagio) faceva
giungere un vento gelido sulla bontà, l'amore, la generosità che, investite da
quel movimento di persone intorno al punto nella quale c’era anche un venditore
di seme e terra fertile per piante e fiori che il loro soffio mortifero, non
solo appassivano e seccavano l’erba di casa in vaso ma addirittura a poco tempo
della sua apertura – pochi anni e ha chiuso la vendita -. Tutt’oggi la serrante
di questo negozio è abbassato – segno di un forte fallimento -. Non c’è stato
modo . Tutto questo dispiacque molto al Signore, che decise di rimediare.
Chiamò Un bambino e gli disse: "Va' a dare un bacio a quel drogato".
Il bambino obbedì. Circondò con le sue braccia tenere e paffute il collo
dell’ubriacone e gli stampò un bacio umido e rumoroso sulla faccia rugosa.
Per la prima volta il drogato si stupì. I suoi occhi torbidi divennero di colpo
limpidi. Perché nessuno lo aveva mai baciato. Così aperse gli occhi alla vita e
poi morì, sorridendo. A volte, davvero, basta un bacio. Un "Ti voglio bene”, anche solo sussurrato. Un timido
"Grazie". Un apprezzamento sincero. È così facile far felice un
altro. Allora, perché non lo facciamo?
“Alias Bafarde, Ma
falde, Nessuno, Profeta e per ultimo il santino Pinocchio
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